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«Una patrimoniale ora in Italia? No, il risparmio va indirizzato verso l’economia reale»

L'avvocato d’affari Francesco Gianni: «Per una rapida ripresa, l’Italia riduca i tempi di giustizia e burocrazia e faccia una seria lotta all’evasione fiscale»

di Alessandro Graziani

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L'avvocato d’affari Francesco Gianni: «Per una rapida ripresa, l’Italia riduca i tempi di giustizia e burocrazia e faccia una seria lotta all’evasione fiscale»


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«La crisi sanitaria ed economica indotta dal coronavirus è devastante e avrà conseguenze che purtroppo dureranno a lungo. Tra le tante lezioni di cui tenere conto per il rilancio del nostro Paese, pensiamo alla rapidità con cui è stato allestito l’ospedale alla Fiera di Milano. È un indicatore delle grandi capacità organizzative e imprenditoriali che esistono in Italia e che osserviamo, quasi con meraviglia, nelle fasi di emergenza.
Ma è anche il segnale che la rapida ricostruzione del Paese può avvenire solo se si allentano i vincoli della burocrazia. In tempi ordinari, la costruzione di un nuovo ospedale avrebbe richiesto anni e mille permessi». Francesco Gianni è uno dei più noti avvocati d’affari d’Italia. Partner fondatore dello studio legale Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners, in questi giorni è al lavoro soprattutto su una serie di finanziamenti bancari d’urgenza alle imprese.

La liquidità, per il momento, è la priorità che serve a tamponare la fase di emergenza. Ma il crollo senza precedenti del Pil impone di pensare a una vera e propria ricostruzione del Paese
La crisi attuale non ha precedenti - commenta Gianni - ma può essere l’occasione per far ripartire su basi nuove l’Italia. Serve un piano straordinario di azione che punti su progetti a lungo termine. Anche chi, come me, è di cultura liberale ammette che in questa fase lo Stato deve intervenire. Ma deve farlo con lungimiranza, penso principalmente attraverso investimenti nelle infrastrutture e nella scuola. Non solo per tamponare emergenze finanziarie». Oltre agli investimenti diretti, che oggi sono indispensabili, «lo Stato deve creare gli strumenti giuridici perché l’attività economica riprenda velocemente con criteri nuovi. Lo sveltimento della burocrazia, innanzitutto, ma anche una significativa riduzione dei tempi della giustizia amministrativa. E una seria lotta all’evasione fiscale.

Lo Stato dovrà investire ma per farlo aumenterà il debito pubblico, che è già su livelli difficili da sostenere. E che poi andrà ripagato, tanto che già emergono proposte di ridurlo con interventi straordinari di tasse sui patrimoni o con un condono fiscale. Che ne pensa?
Il modo migliore per ridurre il rapporto tra debito e Pil è quello di creare le condizioni per una forte e duratura crescita dell’economia. Quanto al condono è una misura ingiusta, che mi ripugna concettualmente, sono contrarissimo. La patrimoniale? Dobbiamo allargare il numero dei contribuenti, non aumentare la pressione su chi già paga le tasse. Le tasse semmai vanno ridotte, facendole pagare a tutti con un serio piano di lotta all’evasione.

Un Paese di pochi capitalisti con pochi capitali, per i nuovi investimenti può dunque contare solo sui nuovi debiti che dovrà fare lo Stato?
L’Italia può contare su una grande ricchezza privata. Invece di pensare a tassarla, bisogna creare le condizioni e gli strumenti perché una parte di questi risparmi - a partire da quelli amministrati nel lungo termine da casse previdenziali e fondi pensione - investano nell’economia reale. O con nuove disposizioni regolamentari, come può avvenire estendendo l’attività dei Pir, e/o con incentivi fiscali che favoriscano l’investimento di lungo termine in aziende italiane quotate e non quotate.

Tra i provvedimenti di emergenza del Governo c’è anche l’estensione del golden power. E, a giudicare dall’acquisto di una serie di pacchetti azionari, sembra delinearsi una riedizione dei patti di sindacato a tutela degli assetti proprietari. Si torna a un capitalismo nazionale chiuso in sé stesso?
Culturalmente, sono e resto a favore della libertà di movimento dei capitali. Ma è evidente che in questa fase lo Stato deve intervenire a difesa delle imprese strategiche per tutelare filiere industriali che sono indispensabili per l’occupazione e per mantenere in Italia i centri decisionali. Quanto ai patti di sindacato, possono essere uno strumento per dare stabilità all’azionariato delle società quotate in questa fase di emergenza; l’importante è preservare i meccanismi che consentano ai componenti dei patti di uscirne facilmente per tutelare la libertà decisionale dei contraenti.

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