FERMENTATO AL MIELE

Il ritorno dell’idromele grazie a una startup di Biella

E’ una delle bevande alcoliche più antiche, dall'alone leggendario ma, oggi, quasi del tutto dimenticata. In Italia la stanno rilanciando due ventenni con la la loro azienda Meadlight

di Maurizio Maestrelli

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E’ una delle bevande alcoliche più antiche, dall'alone leggendario ma, oggi, quasi del tutto dimenticata. In Italia la stanno rilanciando due ventenni con la la loro azienda Meadlight


3' di lettura

Conosciuto dagli antichi egizi, dai greci e dai romani, libagione leggendaria degli dei nordici, il mito vuole che fosse la preferita da Odino, ma soprattutto bevanda alcolica antichissima. Molto probabilmente più antica ancora della birra e del vino. Se non altro perché l'idromele, a differenza dei suoi altrettanto inebrianti “cugini”, non presuppone alcuna attività agricola ma semplicemente la raccolta del miele che, mescolato con acqua, è lasciato fermentare tramite i lieviti garantendo, di conseguenza, carbonazione e alcol. Certo, oggi l'idromele, tradizionalmente confinato ai Paesi nordici e anche qui quasi del tutto soppiantato dalla birra, richiede qualche attenzione in più ma nel complesso il processo produttivo è rimasto lo stesso. Poco noto in Italia, che in compenso offre uno straordinario caleidoscopio di mieli differenti, nel prossimo futuro l'idromele potrebbe godere di nuove fortune.

Da Praga a Biella
A rilanciarlo ci hanno infatti pensato due giovani poco più che ventenni: Nick Ranghino, 24 anni e studi di Fashion design alle spalle, e Luca Rosa, coetaneo studente di Enologia e Viticoltura ad Alba. La loro amicizia li ha portati qualche anno fa a Praga dove, per la prima volta, hanno conosciuto l'idromele e, conquistati, si sono buttati a capofitto nell'impresa. «Siamo partiti con sperimentazioni casalinghe nel 2014», ci spiega Nick Ranghino, «con un investimento iniziale di 400 euro e solo l'entusiasmo di provare a fare qualcosa di nostro. Poi ovviamente qualche spesa in più l'abbiamo affrontata ma, a mano a mano che la ricetta ci convinceva, abbiamo sentito che era una scommessa che si poteva giocare». Ufficialmente operativi da poco più di sei mesi come Meadlight Drinks Srl, con sede in provincia di Biella, i due hanno attirato l'attenzione, e l'investimento, di un nome noto nel mondo del miele italiano e oggi, con maggiore benzina nel motore, stanno diffondendo “Principio” che, al momento, è il loro unico prodotto. «Si tratta di un fermentato di sei mieli diversi (acacia, millefiori, Manuka, melata, castagno e fiori d'autunno) che abbiamo selezionato dai nostri fornitori», spiega Ranghino. «La prima tiratura è stata di circa 18mila bottiglie da 200 ml e, al momento, ne abbiamo vendute circa 11mila. Benché l'idromele tradizionale sia liscio e attorno ai 14% vol; Principio ha una leggera carbonazione e 6,3% vol. Questo perché l'abbiamo pensato sia come drink da aperitivo sia come ingrediente nella mixology dove, a nostro avviso, ha delle ottime carte da giocare». Considerato il momento d'oro del bartending in Italia, capace in pochi anni di far esplodere il fenomeno gin, rivalutare e dare nuova energia ai vermut, moltiplicare all'ennesima potenza le acque toniche e altro ancora, l'intuizione del duo Ranghino-Rosa è senza dubbio lungimirante. E i primi risultati già si vedono. «Il nostro sogno sarebbe ovviamente far apprezzare Principio in purezza», sottolinea Ranghino, «ma siamo consapevoli che la categoria aperitivi è al momento molto affollata e competitiva, e quindi abbiamo scelto una distribuzione diretta ai barman che non solo lo stanno introducendo nei loro cocktail ma ci stanno restituendo importanti feedback sul prodotto».

Ma il sogno nel cassetto è anche quello ovviamente di differenziare il prodotto assecondando da un lato le caratteristiche specifiche dei singoli mieli e dall'altro verificarne le potenzialità, ad esempio, nella maturazione in legno. «Per ora abbiamo realizzato un batch di monovarietale al miele di fiori d'arancio», conclude Ranghino, «e qualche botte già riposa in azienda. Siamo ottimisti». Ne hanno tutte le ragioni: il fenomeno “idromele”, in inglese si dice “mead”, è già ad esempio decollato negli States dove, in dieci anni, le meaderies sono passate da 30 a 200.

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