titoli di stato

Il ritorno del vecchio BTp

La crisi fa crescere i rendimenti del debito italiano

di Andrea Gennai

La crisi fa crescere i rendimenti del debito italiano


2' di lettura

La sempre maggiore diversificazione dei portafogli degli investitori private ha ridotto nel tempo il peso dei titoli di stato italiani. Detto questo in un mondo di tassi a zero e rendimenti negativi, l’Italia offre ancora dei ritorni reali attraenti e questo rappresenta un appeal importante anche in una fase di tensione come quella attuale legata al coronavirus. La strategia dei banker è quella di approfittare di situazioni di tensione sullo spread e sui rendimenti per aumentare le esposizioni confidando sull’azione Bce per fronteggiare la crisi.

«Rispetto a un po’ di tempo fa - spiega Andrea Caraceni, amministratore delegato Cfo Sim - il gestore patrimoniale è uscito un po’ dalla logica di avere un bias geografico. Nei portafogli tutti gli investitori hanno quindi una composizione ben diversificata e globale. E quindi di conseguenza la prevalenza dei titoli di stato italiani è diminuita rispetto al passato. Oggi in un portafoglio bilanciato con i bond al 60% se ha il 5/10 di esposizione all’Italia va bene».

Le strategie possono essere diverse. In questo momento di forte volatilità sui mercati l’attenzione è focalizzata sullo spread in crescita. «Ogniqualvolta - continua Caraceni - lo spread sale sopra 200 aumentiamo esposizione al rischio Italia in quanto partiamo da presupposto che Europa sia un processo irreversibile e che gli spread tendono a convergere. Poi c’è anche un aspetto legato al fatto che i bond italiani sono esenti da imposta di successione, come per altri paesi, e questa è una variabile importante soprattutto se investitore ha una certa età».

Un effetto indiretto sui BTp arriva anche dalle strategie di allungare gli orizzonti temporali delle gestioni patrimoniali. «In questi portafogli - conclude Caraceni - la duration è elevata e l’Italia offre rendimenti allettanti e un'elevata liquidità. In alternativa in questa fase guardiamo con interesse le emissioni subordinate delle banche europee perché riteniamo che l’unione bancaria sia uno dei tasselli più importanti del processo di integrazione e vediamo già risultati tangibili».

La gestione di patrimoni di fascia lata tira in ballo clienti che arrivano dal mondo dell’impresa, ad esempio, o hanno attivi immobiliare e quindi l’esposizione verso il “rischio Italia” è già incorporata nell’ambito extra-finanziario. Per questo l’asset allocation dei portafogli di investimento non può non tener conto di questa variabile .

Nonostante la violenta crisi in corso, lo spread resta ancora distante dai livelli toccati durante la crisi del debito sovrano del 2011.

«Solitamente - spiega spiega Lorenzo Fuscà, Responsabile Asset Management Banca Profilo - investiamo in maniera più significativa sui titoli di stato italiani quando si sono verificate crisi che hanno messo in discussione la stessa esistenza dell’euro e nelle quali l’Italia è stata pesantemente colpita. Penso al 2011 - 2012 e al successivo intervento della Bce con il “whatever it takes” di Draghi. Ora siamo in una situazione sicuramente di tensione e incertezza ma a nostro avviso non abbiamo ancora visto la fase più acuta della crisi. Pertanto, non riteniamo ancora che l'attuale contesto offra opportunità sui titoli governativi italiani».

L’1,7% del BTp decennale ad esempio è già interessante rispetto al panorama europeo, ma forse da alcuni gestori non viene visto ancora come sufficiente a compensare il rischio di una ricaduta nella crisi dell’euro.

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