Le Lettere

Il riuso per progettare un nuovo ambiente e una nuova Italia

di Luca De Biase

3' di lettura

Il Parlamento europeo ha recentemente adottato un importante progetto legislativo, stabilendo che «la quota di rifiuti da riciclare dovrà aumentare dall’odierno 44 al 70% entro il 2030». Estensione della vita del prodotto, rigenerazione, riuso, utilizzo di materie prime riciclate sono aspetti fondamentali che chiedono alle aziende di innovare processi e prodotti. L’economia circolare sta diventando un must per le imprese di tutte le dimensioni.

Economia circolare: perché il nome deriva dai meccanismi presenti in alcuni organismi viventi in cui le sostanze nutrienti sono elaborate e utilizzate, per poi essere reimmesse nel ciclo sia biologico che tecnico. I sistemi economici quindi dovrebbero imitare questo concetto di “ciclo chiuso” o “rigenerativo”. Tra i vari approcci specifici ci sono anche l’ecologia industriale e la blue economy, ne nasceranno e ne staranno già ora nascendo altri. L’idea dell’economia circolare è nata nel 1976 quando spunta in un rapporto presentato alla Commissione europea, dal titolo “The Potential for Substituting Manpower for Energy” di Walter Stahel e Genevieve Reddy.

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Le applicazioni pratiche dell’economia circolare arriveranno su sistemi moderni e su processi industriali, solo negli anni 70.

È un sistema economico in cui circolano idee di rigenerazione, di riciclo, di riuso. Tanti “ri” da capire perché non siano solo prefissi di verbi quotidiani riempiendo la bocca di chi non sa poi nella pratica cosa fare, come applicare nobili principi a un mondo in cui i bisogni concreti si fanno sentire.(...)

Nell’ottobre del 2016 a Rosignano fu firmato l’accordo – Comune, Rea, Sant’Anna, Cnr, Anci Cciaa e Cispel – per il progetto di rendere la discarica di Scapigliato il Centro Toscana per l’economia circolare. L’iniziativa parte dalla Scuola Sant’Anna e dal progetto New deal 2.0 dell’agosto 2015, presentato nel 2016 alla commissione per lo sviluppo della Costa Toscana dal professor Paolo Dario. A febbraio 2017 il progetto è stato presentato alla città dal Comune: «Ormai da un anno si è scelto di trasformare progressivamente Scapigliato in un impianto di selezione, trasformazione, recupero e potenziale re-immissione sul mercato del rifiuto come nuovo prodotto, seguendo la filosofia dell’economia circolare. Questo è il cuore del progetto “La fabbrica del futuro”, che entro il 2021 renderà la discarica un grande impianto di trasformazione dei rifiuti in nuova materia ed energia, e si realizzerà mediante tre interventi: la costruzione del biodigestore aerobico per il trattamento della Forsu (frazione organica dei rifiuti solidi urbani) per la produzione di biometano e compost, la produzione di compost di qualità dagli sfalci e potature raccolti sul territorio servito da Rea Spa e la nuova linea di selezione dei rifiuti urbani e speciali non pericolosi di derivazione industriale per recupero e valorizzazione della materia».

Domenica 14 maggio 2017, Nòva, il supplemento del Sole 24 Ore, ha dedicato un ampio articolo di Elena Comelli alla discarica di Scapigliato che «si mette in mostra aprendosi al riuso». La pattumiera nascosta diventa parco per tutti e centro di formazione. Il luogo diventerà da mero impianto per rifiuti a fabbrica del futuro in cui il tema del recupero della materia diventerà centrale come traino per inizative per lo sviluppo di una economia circolare legata al territorio. (...)

Ruggero Morelli


Caro Morelli,
la sua informata e lunga lettera è in versione integrale online all’indirizzo lucadebiase.nova100.ilsole24ore.com. Il tema che solleva va sottolineato. La produzione e il consumo erano un tempo pensati come disposti su una linea diritta che andava dall’input all’output e che nel percorso generava “esternalità ambientali negative” delle quali altri si sarebbero dovuti sobbarcare l’onere: oggi sono internalizzate nel sistema produttivo e ne modificano il progetto, imponendo di ripensare tutto in chiave di sostenibilità. E non come aggravio di costi ma come ulteriore generatore di valore. L’economia industriale si è adeguata alla nuova consapevolezza ambientale e la cultura della sostenibilità ha creato ricchezza. I vincoli si sono trasformati in opportunità, in un’ottica orientata al lungo termine. Ebbene: si può prendere l’esempio del salto culturale che è avvenuto nella relazione tra produzione e ambiente - ancora peraltro incompleto - per ridefinire alcuni problemi tipici di sistemi che un tempo erano considerati lineari e oggi sono intesi come sistemi complessi: lo sviluppo territoriale, per esempio, oppure le tecnologie abilitanti per gli ecosistemi dell’innovazione o, persino, l’informatica per la pubblica amministrazione, per la quale il concetto di “riuso” è entrato nel lessico progettuale quotidiano, in attesa di diventare anche pratica normale.

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