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Il ruolo attivo dei media per valorizzare la buona cultura

Al convegno “Arte e media: le voci della cultura” si è parlato di come i media facciano informazione attraverso la cultura di qualità

di Cristina Battocletti

Federico Silvestri

I punti chiave

  • Silvestri: «La comunicazione non è mai troppa se fatta in modo professionale»
  • Tonelli: «Con un linguaggio accessibile, il pubblico usufruisce di contenuti diversi».
  • Aversa: «Bisogna educare al bene e al bello»

2' di lettura

Il convegno “Arte e media: le voci della cultura” ha visto come protagonisti Stefano Aversa, presidente dell'Andrea Bocelli Foundation, Piero Maranghi, editore di Classica TV, Federico Silvestri, direttore generale di Radio 24 e Massimiliano Tonelli, direttore di Art Tribune, incalzati dalle domande di Marta Cagnola di Radio 24 e di Nicoletta Polla Mattiot, direttore How to Spend it. I relatori, sviluppando ciascuno un diverso filo del discorso, hanno spiegato come i media facciano informazione attraverso la cultura di qualità, auspicando un governo della buona cultura.

Aversa ha sottolineato il ruolo della sua fondazione nello sviluppo dei talenti artistici, nell'educazione al bello e al bene, ricordando la presenza nei territori di emergenza, come Camerino, dove la fondazione ha istituito l'Accademia di musica con maestri e ragazzi di tutto il mondo, grazie anche al grande carisma di Bocelli, che «durante la pandemia ha fatto un record nello streaming online». È intervenuto poi Piero Maranghi, che ha spiegato come il palazzo Carignano, dove si è svolto il convegno, fosse la prima sede del Parlamento italiano e di come Camillo Benso Conte di Cavour avesse preteso che vi entrasse anche Giuseppe Verdi. «All'Arena di Verona c'è un indotto enorme», ha detto Maranghi, lanciando un appello perché «anche i teatri vuoti italiani ospitino tournée d'opera».

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Federico Silvestri ha parlato della radio come di una “principessa” ultracentenaria, che a lungo è stata il baluardo non solo dell'alfabetizzazione, ma anche della comunicazione culturale. «La radio - ha spiegato Silvestri -, è uno straordinario mezzo di comunicazione di massa, ma è forse il media che ha la capacità di creare il rapporto più intimo con l'utente. È in un momento di grandissima trasformazione, se prima era un elemento integrante delle famiglie, ora è una multipiattaforma. Oggi l'ascolto è mobile per definizione, attraverso tutti i suoi devices. Radio 24 è unica nel suo genere, una radio parlata, di informazione e di produzione culturale. Cito i programmi di Giampaolo Musumeci, di Alessandro Milan e Leonardo Manera che si sono trasformati anche in spettacoli teatrali affollati. Radio 24 parla anche di libri, cinema e teatro e di cultura in modo diverso. Senza dimenticare i podcast». Su questo è intervenuto Massimiliano Tonelli che ha parlato della sua testata come di un prodotto online, cartaceo e presente sui social. «Partendo dalla radice dell'arte contemporanea, si è allargata al cinema, al design, al teatro contemporaneo, al fumetto, ai videogiochi, al circo, all'archeologia. Se il linguaggio è accessibile, il pubblico è disposto a usufruire di contenuti diversi. Facciamo “content delivery” anche con video e podcast», ha concluso Tonelli. Silvestri ha poi chiuso la sessione ricordando che «la comunicazione non è mai troppa se fatta in modo professionale. Il Gruppo 24 Ore con questo convegno ci ha fornito uno straordinario strumento di comunicazione della cultura e di governo e con tante sensibilità diverse abbiamo acceso tante micce».

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