Green economy

L’Italia può guidare la svolta green con le presidenze di Cop26 e G20

Novembre e dicembre 2021 mesi decisivi per la lotta ai cambiamenti climatici. Per il nostro Paese una grande chance di fissare l’agenda di priorità

di Laura La Posta

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(Afp)

Novembre e dicembre 2021 mesi decisivi per la lotta ai cambiamenti climatici. Per il nostro Paese una grande chance di fissare l’agenda di priorità


3' di lettura

«La pandemia non deve distrarci: la madre di tutte le battaglie che meritano di essere combattute è la lotta al climate change; e l’Italia per un anno potrà riscrivere le priorità, perché nel 2021 sarà co-presidente della conferenza sul clima mondiale Cop26 (con il Regno Unito) e, per la prima volta nella sua storia, presidente del G20 (il forum dei Paesi più sviluppati al mondo che producono l’80% del Pil mondiale)».

Le sfide, le priorità e le opportunità sul versante italiano del 2021 sono state ben tratteggiate dall’ambasciatore di Francia in Italia, Christian Masset, nel recente del webinar sulla nuova geopolitica della pandemia, organizzato dall’associazione Diplomatia Roma. «Avanti tutta con la sostenibilità: il Recovery fund, ribattezzato Next generation EU, favorirà chi investe nel futuro, che sarà solo sostenibile», ha spiegato Frans Timmermans, primo vicepresidente della Commissione europea, in un incontro online dell’Asvis.

Il ruolo del nostro Paese

La comunità internazionale, quindi, non intende arretrare sul percorso verso il raggiungimento dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu e sul contrasto dei cambiamenti climatici. L’Italia, addirittura, è nell’High ambition coalition, il club dei Paesi di green al mondo che si sono impegnati, alla conferenza Cop25 di Madrid sul cambiamento climatico, ad azzerare le emissioni entro il 2050.

Ma la realtà è molto più indietro delle ambizioni dichiarate. Proprio la Cop25 si chiuse nel dicembre scorso con un fallimento negoziale, fra veti incrociati e ostruzionismo degli Stati Uniti che già avevano annunciato il ritiro dagli Accordi di Parigi sul clima. Intanto, le emissioni aumentavano e il movimento dei giovani guidati da Greta Thunberg continuava a protestare. Poi, sulla scena globale è arrivata la pandemia da Covid-19 e le emissioni si sono abbassate. Una vittoria di Pirro del pianeta, però: i gas serra continueranno a produrre i loro effetti mefitici a fine crisi.

Prossima tappa: Glasgow

La prossima tappa negoziale sarà la Cop26 di Glasgow, organizzata dal Regno Unito in collaborazione con l’Italia, spostata a causa della pandemia da quest’anno ai primi 12 giorni del novembre 2021.

«L’Italia organizzerà anche due eventi preparatori, prima della Conferenza delle parti (Cop) – ha spiegato l’ambasciatrice Mariangela Zappia, rappresentante permanente dell’Italia alle Nazioni Unite, in un briefing all’Onu a New York prima del lockdown -. I due meeting si terranno a Milano. Nella Youth4Climate2020, 400 giovani provenienti da tutto il mondo potranno dare il loro contributo di idee e proposte, proseguendo la precedente esperienza positiva dello Youth Climate Summit del settembre scorso. Seguirà la Pre-Cop, che preparerà la strada ai negoziati finali di Glasgow. L’Italia darà il suo contributo forte a sostegno soprattutto delle giovani generazioni, del Green new deal europeo, dei Paesi africani (cui sarà dedicato un evento ad hoc) e di quelli resi più vulnerabili dai cambiamenti climatici».

Milano e Roma capitali mondiali

A Milano, nell’autunno 2021, confluiranno quindi centinaia di giovani e migliaia di membri delle delegazioni da tutto il mondo (virus permettendo). Un mese dopo, dovrebbe tenersi a Roma il G20, a conclusione della presidenza italiana, con circa 40mila diplomatici stimati in arrivo. Altre città – e il premier Giuseppe Conte ha fatto il nome di Bari – ospiteranno le riunioni ministeriali del G20 (come quelle fra i ministri finanziari e degli esteri).

In quest’anno, Covid-19 permettendo, l’Italia ha quindi davvero la possibilità di scrivere l’agenda su cui i Grandi del mondo discuteranno. È l’occasione di mostrarsi sostenibili non solo a parole, ma con i fatti. Gli obiettivi di Parigi - contenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2 gradi oltre i livelli preindustriali, possibilmente limitandolo a 1,5 gradi - non possono aspettare.

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