Interventi

Il ruolo dei collegi universitari nella formazione del futuro italiano

di Vincenzo Salvatore

3' di lettura

Nelle ultime settimane è entrato nel vivo il dibattito su come utilizzare al meglio i fondi del
recovery fund e del meccanismo europeo di stabilità (MES). In un recente intervento sul Sole 24 Ore, Dario Braga ha auspicato che parte delle risorse disponibili siano utilizzate, fra l'altro, per abbattere le tasse universitarie e per aumentare il numero delle residenze e dei collegi destinati ad accogliere gli studenti fuori sede e internazionali, con una particolare attenzione per coloro che provengono dalle classi sociali più disagiate.
Ed è proprio sulla formazione qualificata delle giovani generazioni che si giocherà il futuro della nostra società.
Nel perseguimento di tale obiettivo un ruolo fondamentale va riconosciuto ai collegi
universitari di merito. Si tratta di una rete di 52 collegi, presenti su tutto il territorio nazionale, ai quali ragazze e ragazzi meritevoli (requisito per l'ammissione è quello di aver preso un voto elevato alla maturità) accedono per concorso, beneficiando di un percorso formativo personalizzato e integrativo rispetto al tradizionale corso di studi universitari.
Per mantenere il posto, i collegiali devono sostenere puntualmente gli esami previsti dal
proprio piano di studi, con votazione media non inferiore ai 27/30, nonché rispettare tutti gli
obblighi assunti nel patto formativo sottoscritto al momento dell'ammissione, il che consente al 95,3% degli studenti e delle studentesse ospitati dai collegi di laurearsi in corso (rispetto al 30,8% della media nazionale delle lauree triennali e al 52,7% della lauree specialistiche) e al 97,5% di trovare un'occupazione entro un anno dal conseguimento della laurea, rispetto al 50,% della media nazionale.
A fronte dell'impegno richiesto, il collegio offre un ambiente ideale per dedicarsi allo studio,
stimolando una competizione virtuosa in un contesto di comunità che prevede percorsi di
formazione integrativa personalizzata e l'approfondimento di competenze trasversali (le c.d. soft skills), che verranno poi attestate dal conseguimento di un Diploma di collegio.
A integrazione delle tradizionali competenze curricolari, particolare attenzione viene cioè
rivolta, anche attraverso il coinvolgimento di esperti e di personale specializzato, all'affinamento delle doti relazionali, della propensione al lavoro di squadra e dell'abilità
nell'affrontare e risolvere i problemi (ciò che nel mondo anglosassone viene comunemente
individuato nelle tecniche di personal networking, team building e problem solving). Ulteriori opportunità derivano poi dagli scambi internazionali (gli studenti collegiali più del 15% dei collegiali beneficia di un periodo di studio all'estero a fronte degli studenti delle università italiane) e dai corsi di perfezionamento linguistico.
Sarebbe però un errore concepire la formazione di merito come un percorso riservato a una minoranza di élite.
Ai collegi accedono studenti capaci e meritevoli, indipendentemente dalle condizioni di censo ed anzi beneficiando di condizioni privilegiate se provengono da famiglie disagiate. In ciò il collegio persegue un interesse pubblico generale, concorrendo con lo Stato a realizzare l'obiettivo, sancito dall'art. 34 della Costituzione, di assicurare agli studenti capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, di raggiungere i gradi più alti degli studi.
Coniugare il merito e il bisogno è il mantra dell'azione riformatrice di cui i collegi possono farsi portatori, moderni interpreti dell'insegnamento gramsciano che, nei Quaderni, ricordava come il merito e la fatica dello studio sono gli unici possibili fattori di promozione sociale. Favorire il percorso formativo dei giovani talentuosi, anche se privi di mezzi. Non solo per evitare che vadano all'estero ma anche per attrarre giovani di talento provenienti da altri Stati, rafforzando e rendendo più competitivo il sistema italiano dell'università e della ricerca.

Siamo un Paese solidale, che ha visto le più grandi aziende italiane e multinazionali donare
generosamente risorse, beni e servizi per far fonte all'emergenza sanitaria.
Non possiamo però ignorare né sottovalutare l'esigenza di arginare l'emergenza formativa e culturale che sta penalizzando le giovani generazioni.
Riconoscere e sostenere, anche attraverso la destinazione di nuove risorse, il compito affidato alla rete dei collegi universitari di merito, che istituzionalmente perseguono l'obiettivo della formazione di giovani di talento, non solo rende coloro che escono dai collegi più appetibili sul mercato del lavoro ma, valorizzando il capitale umano, contribuisce a dotare la next generation sulla quale sta scommettendo l'Unione europea, di tutte quelle doti umane e professionali che la renderanno più attrezzata e resiliente nell'affrontare sfide che altrimenti rischiano di trovarla impreparata o inadeguata.

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Vincenzo Salvatore è Presidente della Conferenza dei Collegi Universitari di Merito (CCUM)

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