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«Il salario minimo è quello del Ccnl di categoria, purché sopra 9 euro all’ora»

Il Movimento Cinque stelle vuole fissare una cifra precisa per tutti

di Valentina Melis


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(Imagoeconomica)

3' di lettura

«Il salario minimo è quello stabilito dal contratto collettivo di categoria, purché superiore a nove euro lordi all’ora». È questa, in sintesi, la ricetta proposta dal Movimento cinque stelle per garantire una giusta restribuzione ai lavoratori. È contenuta nel disegno di legge Catalfo (n. 658, all’esame del Senato da luglio 2018), che porta la firma del neo ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo. Chiediamo alla capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Lavoro a Palazzo Madama, Susy Matrisciano, come si farà a trovare un accordo con il Pd su un tema che è stato inserito tra le priorità del nuovo Governo.

Si può conciliare la previsione di un salario minimo già fissato per legge a 9 euro con la proposta di far definire invece il salario, graduato per settori, a una commissione di tecnici, come propone il Pd?
Affidare ad una commissione il compito di stabilire un salario minimo graduato per settore rischia di ledere il principio sancito dall’articolo 36 della Costituzione della retribuzione sufficiente, che impone di garantire a tutti i lavoratori una retribuzione che assicuri loro una vita dignitosa. Per evitare questo rischio, il Ddl Catalfo collega i 9 euro lordi all’ora all'applicazione del contratto collettivo nazionale di categoria. In questo modo, si estende la copertura dei Ccnl a tutti i lavoratori subordinati e collaboratori etero organizzati garantendo - al contempo - il principio di sufficienza, con la fissazione di una soglia salariale sotto la quale il Ccnl non può scendere.

Il salario minimo, secondo il vostro Ddl, va esteso ai collaboratori. Non si rischia di incentivare così le prestazioni in nero?
No. Al contrario, garantire anche a un collaboratore una giusta retribuzione ne aumenta il potere contrattuale depotenziando il “ricatto” del lavoro nero. Chiaramente, questa misura si unisce al rafforzamento dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, su cui siamo già intervenuti con l'obiettivo di far progressivamente diminuire il “sommerso”.

Stabilire un salario a 9 euro non rischia di depotenziare il ruolo della contrattazione fra sindacati e associazioni dei datori di lavoro, che avrebbe comunque un grosso vincolo?
Al contrario, così com’è scritto il Ddl del Movimento 5 Stelle rafforza il ruolo della contrattazione collettiva tra sindacati e associazioni datoriali. Infatti, non solo la proposta riconosce che il giusto salario è quello stabilito dal contratto collettivo di categoria purché superiore a 9 euro lordi all’ora, ma afferma anche nei settori dove vi è una pluralità di Ccnl viene riconosciuto come “leader” quello sottoscritto da sindacati e associazioni datoriali comparativamente più rappresentative. Un passo avanti fondamentale nella necessaria lotta alla contrattazione cosiddetta “pirata”.

Come si possono semplificare i tanti contratti collettivi oggi esistenti?
Proprio mediante il meccanismo di cui parlavo poc'anzi, ossia riconoscendo quale parametro retributivo di riferimento il trattamento economico del Ccnl firmato dai soggetti comparativamente più rappresentativi nella categoria. Così vengono messi in fuorigioco i contratti collettivi firmati da associazioni sindacali e datoriali scarsamente rappresentative che hanno come unico effetto il dumping salariale. Al Cnel sono depositati circa 900 Ccnl, di cui poco più di 200 firmati da Cgil, Cisl e Uil. Puntare su una contrattazione collettiva “sana” è uno dei principali obiettivi di questo provvedimento.

Prevedrete una riduzione dei contributi a carico delle imprese per consentire di far fronte al salario minimo?
Il taglio del costo del lavoro è uno dei punti fondanti del programma del nuovo Governo. Prima della crisi, il M5S aveva già formalizzato una sua proposta per intervenire in tal senso, cioè l'esonero dal versamento della contribuzione destinata a finanziare la Naspi e la disoccupazione agricola per i lavoratori subordinati a tempo indeterminato, per un valore di 4-5 miliardi di euro. È un punto di partenza, insieme a cioò che sarà previsto nella legge di Bilancio.

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