LAVORO

«Il salario minimo va graduato per attività e per settori»

La ricetta del Pd all’esame del Senato spiegata dal senatore Mario Laus

di Valentina Melis


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(Ansa)

2' di lettura


«La politica deve dare l’indirizzo, i tecnici devono definire i dettagli del salario minimo, graduandolo per attività merceologiche e per settori». È la ricetta del salario minimo presentata dal Pd nel Disegno di legge 1132, all’esame della commissione Lavoro al Senato insieme con quello del Movimento 5 Stelle. Il primo firmatario di una proposta sul salario minimo, nella stessa commissione, è stato il senatore Mario Laus, a maggio 2018 (il Ddl, poi confluito nel Ddl 1132, era l’atto Senato 310).

Senatore Laus, crede che raggiungerete un accordo sul salario minimo con il Pd, pur avendo presentato proposte diverse?

«Sono ottimista sul fatto che raggiungeremo un accordo perchè sia il Movimento 5 stelle, sia il Pd considerano il dumping salariale un problema da risolvere. Non è possibile che oggi una persona, con un contratto legittimo, possa lavorare 173 ore al mese, guadagnando meno di 700 euro. Nella nostra proposta di legge, il trattamento minimo tabellare stabilito dal contratto collettivo siglato dalle associazioni dei datori e dei lavoratori più rappresentative sul piano nazionale ha validità generale. Per le attività non coperte dai Ccnl, è istituito il salario minimo di garanzia, che dovrà essere fissato da una Commissione istituita presso il Cnel, entro 18 mesi dal decreto di nomina. Possono essere anche meno di 18 mesi, ma per noi è importante che la politica dia l’indirizzo, e i tecnici individuino le soluzioni più adeguate».

Come si farà a eliminare i contratti “pirata”?

Stabilire i criteri della rappresentatività e semplificare la giungla degli oltre 800 Ccnl oggi esistenti è la via maestra. Ed è anche l’unica per avere organizzazioni datoriali e sindacati realmente forti.

Con il salario minimo non si rischia di aumentare il costo del lavoro per le aziende?

Con l’introduzione del salario minimo, certamente non si potranno imporre costi aggiuntivi alle aziende, soprattutto a un tessuto di piccole e medie imprese che già devono difendere la loro competitività e rischerebbero altrimenti di chiudere i battenti. Si dovrà agire, in parallelo, con una riduzione dei contributi e del cuneo fiscale. In più, si dovrà prevedere una copertura anche per i costi aggiuntivi a carico della Pubblica amministrazione, che stimiamo di almeno 700 milioni, perché anche la Pa ha beneficiato in questi anni, negli appalti, di salari più bassi.


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