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Il Salone del libro racconta “Il Gioco del mondo” e rende omaggio alla letteratura in spagnolo

di Filomena Greco


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Ansa

4' di lettura

Sarà una lingua, lo spagnolo, l’ospite d’onore del Salone del Libro di Torino che si aprirà il 9 maggio prossimo. Edizione del cambiamento, edizione che prova a voltare pagina rispetto ai problemi economici e di governance del passato che però non hanno intaccato l’affetto di pubblico ed editori per quello che di fatto è rimasto l’appuntamento di riferimento in Italia per l’editoria. Sarà Fernando Savater ad aprire le danze con una lezione aperta su “Dov’è l’identità culturale europea” mentre la sera della pre-inaugurazione è affidata ad una intervista impossibile al genio di Leonardo Sciascia.

In calendario 1.200 incontri negli spazi rimodulati del Lingotto. Lunga la lista di scrittori provenienti dalla Spagna e dai paesi del Sudamerica, protagonisti di una edizione che guarda alla letteratuta latinoamericana con attenzione e affetto. Anche attraverso di loro si seguirà il filo rosso di una edizione, la 32esima, dedicata al “Gioco del mondo”, alla lettura del tempo presente, dei fenomeni della contemporaneità, dal sovranismo alle migrazione. Nodo inesauribile di riflessione sarà l’Europa, che torna quest’anno come tema guida o utopia possibile, nell’anno del trentennale della caduta del Muro di Berlino, con temi che sono sfide, dal sovranismo alle migrazioni.

Il Salone ha i numeri per essere centrale ma serve più impegno da parte dei privati

Il Salone del Libro dunque guarda al futuro ma non è ancora fuori dall’emergenza. Lo dice il presidente della Fondazione Circolo dei Lettori Giulio Biino, quando lancia un appello a Camera di commercio, Comune di Torino e Regione Piemonte, «affinchè garantiscano le risorse promesse al Salone con puntualità e in tempi certi» e quando si rivolge al mondo produttivo e alle grandi aziende del territorio per chiedere più sostegno per la manifestazione e solidarietà per la Cultura. E lo ripere il direttore artistico Nicola Lagioia quando dice che «il Salone ha i numeri per essere centrale ma serve piu impegno da parte dei privati».

Sarà La Plaza de los Lectores a ospitare gli incontri con il meglio della letteratura in lingua spagnola e la lunga carrellata di scrittori e personaggi della cultura ricordati dal direttore artistico Nicola Lagioia: sono attesi Luis Sepulveda, Juan Esteban Constain dalla Colombia, la scrittrice argentina María Sonia Cristoff, José Ovejero autore de “L’invenzione dell’amore”, Edurne Portela, il cubano Leonardo Padura, la scrittrice spagnola Elvira Navarro e, tra gli altri, l’argentino Adrián Bravi. Sarà un omaggio a due numi tutelari della letteratura in lingua spagnola il reading di Fabrizio Gifuni dedicato a Julio Cortázar e Roberto Bolaño, mentre Neri Marcorè leggerà le pagine più celebri di Gabriel García Márquez.

Tra le presenze a sopresa dell’edizione 2019 del Salone lo scrittore e saggista Enrique Vila-Matas, «tra gli scrittori più audaci in lingua spagnola», lo presenta così Nicola Lagioia che annuncia un programma fitto non soltanto di grandi nomi della letteratura contemporanea, dal premio Nobel Wole Soyinka a Jose Munoz, allo scrittore vietnamita premio Pulitzer Viet Thanh Nguyenma, ma anche di soprese pop. Tra queste Jovanotti e Pippo Baudo, accanto ad incursioni nel mondo del cinema, con il regista Abel Ferrara, e della musica, con il manager dei Nirvana Danny Goldberg, per ricordare Kurt Cobain a 25 anni dalla morte del musicista che ha raccontato una intera generazione.

    In calendario gli incontri con i grandi nomi della narrativa italiana, da Claudio Magris a Manzini, fino a Malvaldi, Michela Murgia, Michela Marzano, Carofiglio, Pennacchi, Celestini, Buttafuoco, Ciabatti. Mentre il Bookstock Village ha già ricevuto l’adesione di 20mila studenti.

    Tra le incognite ancora da definire nel quadro dell’organizzazione c’è la vicenda delle sale, per l’acquisizione delle quali c’è una gara in fase di svolgimento, visto che a febbraio, quando l’Associazione Torino, la Città del Libro ha acquisito la proprietà del marchio Salone del Libro grazie al sostegno economico di Fondazione Crt e Compagnia di San Paolo, l’asta pubblica riguardante le sale che storicamente ospitano gli incontri con gli autori è andata deserto . Ad oggi i manufatti sono nella disponibilità del curatore fallimentare, bisognerà dunque aspettare l’esito di questa seconda gara, che scade venerdì 19 aprile, capire se qualcuno si farà avanti per rilevare le sale e, nel caso la gara andasse deserta anche una seconda volta, sperare che il curatore possa temporaneamente metterle a disposizione nei giorni del Salone.

    «Troveremo una soluzione» dice Silvio Viale, presidente dell’Associazione che gestisce il marchio del Salone. Con una stretta di mano si è risolta invece la faccenda dell’affitto degli spazi del Lingotto per la manifestazione. Una trattativa tra privati, accomunati tra l’altro dal poter vantare crediti verso la vecchia Fondazione del Libro mandata in liquidazione l’anno scorso. L’Associazione si è dotata di una Srl con otto soci – creditori storici – il cui numero salirà a 20 prima dell’inizio della manifestazione. «Stiamo lavorando ad una edizione del Salone più ricca di servizi e più agevole per tutti, per migliorare l’esperienza». Il Salone avrà tre ingressi per i 63mila metri quadri di spazi destinati agli editori e alla filiera del libro, accanto allo spazio del Bookstock Village, per i giovani lettori, e all’Oval, area per la prima volta inglobata nell’organizzazione della kermesse che ospiterà la sala oro.

    «Il Salone avrà numeri da capogiro» promette Biino, e Torino sarà come la Parigi di Ernest Hemingway, una «Festa mobile» per cinque giorni e cinque notti. Con un rinnovato impegno a favore della sostenibilità, spiega Maurizia Rebola, direttore della Fondazione Circolo dei lettori, grazie ad un board che si occuperà di declinare il tema all’interno del Salone e una serie di eventi dedicati visibili grazie ad un marchio identificativo.

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