Mercati

Il Salone riparte con export e sostenibilità

Nei primi mesi dell’anno l’industria dell’arredamento e dell’illuminazione è tornata a crescere ai livelli prepandemia spinta dal dinamismo dell’Italia Feltrin (Federlegno-Arredo): a ottobre avremo un Manifesto per la transizione ecologica, ma servono interventi per limitare le barriere d’accesso ai mercati

di Giovanna Mancini

3' di lettura

Nessuno, ormai, parla più di rimbalzo tecnico. Difficile, davanti a una crescita del 57,6% delle vendite registrata dall’Istat tra gennaio e maggio rispetto allo stesso periodo del 2020, ma soprattutto, dell’8,5% rispetto al 2019.

L’industria italiana dell’arredamento e illuminazione arriva così, con il vento in poppa, all’appuntamento con il Supersalone, l’edizione speciale del Salone del Mobile che apre oggi a Milano, alla presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella. Le vendite dei primi mesi dell’anno hanno superato i livelli pre-pandemia, grazie soprattutto a un mercato interno effervescente, spinto dalle agevolazioni fiscali sulle ristrutturazioni e dal rafforzamento del bonus mobili, il cui plafond è aumentato da 10mila a 16mila euro. Ma a trainare la ripresa sono anche i mercati esteri che, dopo il calo del 2020 (-10,1%), hanno ripreso vigore. Ottima notizia per un settore che esporta oltre il 50% della produzione e che, dopo la crisi del 2008-2011, ha trovato proprio nell’internazionalizzazione la principale leva di crescita. Tanto che, ormai, la proverbiale scaramanzia degli imprenditori comincia a sciogliersi: «La variante Delta e la penuria di materie prime rischiano di rallentare la ripresa, ma ci aspettiamo di chiudere il 2021 sopra i livelli del 2019», dice il presidente di FederlegnoArredo, Claudio Feltrin. Il Monitor FederlegnoArredo rileva un aumento dei ricavi del 14,3% nel primo semestre rispetto ai primi sei mesi del 2019, che sul mercato interno si traduce in un +21,4%. Sul fronte esportazioni, le elaborazioni su base Istat registrano invece un +5,7% tra gennaio e maggio, sempre rispetto allo stesso periodo 2019, con alcuni Paesi strategici (come Stati Uniti e Cina) che segnano risultati davvero incoraggianti.

Loading...

Lo confermano le elaborazioni di Intesa-Sanpaolo, relative ai primi quattro mesi dell’anno: «L’industria del mobile sta ottenendo risultati migliori rispetto alla media del manifatturiero, in termini sia di fatturato, sia di export – osserva Giovanni Foresti, senior economist Direzione studi e richerche di Intesa-Sanpaolo – e si sta dimostrando più dinamica anche dei principali competitor europei». Ma soprattutto, è l’avanzo commerciale a fornire elementi positivi sullo stato di salute dell’industria del mobile e sulla solidità della ripresa, perché testimonia la capacità di creare valore del settore: nonostante il calo dell’11,3% nel 2020 rispetto al 2019, il saldo commerciale lo scorso anno ha sfiorato i 7 miliardi di euro. «Nei primi cinque mesi del 2021 era già a 3,3 miliardi – aggiunge Foresti –. Perciò ci attendiamo che possa tornare per fine anno ai livelli 2019, quando si era avvicinata al record del 2001».

Sebbene dunque la forte ripresa attuale sia trainata soprattutto dal mercato interno, il messaggio per le imprese è di continuare a investire sull’estero, anche in previsione di un rallentamento fisiologico delle vendite in Italia, quando si esaurirà la spinta degli incentivi governativi e i consumi torneranno a diversificarsi, riportando parte della spesa degli italiani sulle voci trascurate nella pandemia.

Sostenibilità e digitalizzazione sono gli ambiti in cui è necessario investire di più, per rendere questa ripresa strutturale e duratura e anche per penetrare nuovi mercati. Se ne parla tanto, ma c’è ancora molta strada da fare e questo è il momento giusto, perché l’Unione europea e il governo stanno mettendo a disposizione risorse importanti per la transizione ecologica e tecnologica delle imprese. «Noi come associazione stiamo spingendo molto sul tema della sostenibilità – dice Feltrin –: non è solo uno slogan di principio, ma sta diventando un vero e proprio fattore abilitante per entrare in alcuni mercati. Molti Paesi stanno mettendo regole e vincoli legati alla sostenibilità, inoltre cresce la sensibilità dei consumatori per questi temi. Perciò stiamo mettendo a punto un Manifesto, che presenteremo in novembre alla conferenza Onu di Glasgow sul clima, che conterrà le linee guida per la transizione nelle nostre aziende, e accompagneremo gli associati nel percorso per ottenere i finanziamenti a disposizione e le tante certificazioni». Proprio sul tema delle certificazioni e dei vincoli, Feltrin chiede l’intervento della politica, a sostegno dell’export: «Le certificazioni sono una garanzia di sicurezza e qualità ma, a volte, normative troppo rigide possono diventare un freno alla competitività e un aggravio dei costi – spiega –. Alcuni Paesi le utilizzano come vere e proprie barriere all’ingresso e questo pregiudica interi mercati alle aziende. L’Europa dovrebbe intervenire per ottenere una maggiore omogeneità di regole globali e per semplificare quelle al proprio interno».

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti