MONDIALI DI ATLETICA

Il salto in alto di Tamberi: «Sogno di regalarvi una medaglia»

(AFP)

3' di lettura

Londra - All'anagrafe si chiama Gianmarco, ma basta sentirlo parlare e guardarlo negli occhi per capire perché il papà-allenatore Marco gli ha fin da bambino dato il soprannome di “Gimbo”: “Sono sempre stato appassionato di tennis - ci spiega nella hall di Casa Atletica Italiana a Liverpool Street - e nelle sue piccole follie rivedevo la grinta e la pazzia del mio idolo, Jimmy Connors, 'Jimbo'. Arriva con questa carica e questa energia Gianmarco Tamberi a quel mondiale che doveva essere della consacrazione, e che si spera sia invece quello del riscatto.

Crack verso Rio
E' il 15 luglio dello scorso anno quando Tamberi, classe '92, marchigiano che vive ad Ancona, passa in pochi istanti dal sogno all'incubo: campione del mondo indoor nel salto in alto a Portland, fresco campione europeo ad Amsterdam, Gimbo a Montecarlo punta a saltare 2,41 m, che sarebbe il nuovo primato italiano, superando quel 2,39 che lui stesso ha appena saltato. Rincorsa, stacco e...crack: la caviglia sinistra cede, la diagnosi - rottura di un legamento - obbliga all'intervento chirurgico e all'addio ai Giochi di Rio, dove una medaglia era quasi cosa certa. Di più : nei mesi successivi - a gennaio scorso - si rende necessario una seconda operazione. Risultato: Tamberi torna in gara appena il 14 giugno, nel piccolo meeting di Serravalle. Da lì in poi altre 5 gare, fino a quella di Colonia del 19 luglio, con due picchi a m2,28.

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Voglia di medaglia
Solo un folle o un sognatore, a questo punto, sognerebbe una medaglia mondiale. Ma a noi personalmente piacciono entrambi le categorie, e allora le parole di Tamberi vanno registrate con rispetto, e accompagnate da un'incosciente speranza:”È più di un anno che sogno questa gara, questo stadio fantastico dove già avevo gareggiato ai Giochi di Londra2012. Cosa mi aspetto? Ho sempre detto che non sarei tornato fin quando non mi fossi sentito competitivo. Ora quelle sensazioni le ho, anche se sono capace di picchi di rendimento, ma anche di momenti di magra. Se sono qui e' perché sento di potermi giocare il podio, poi magari non accadrà, ma la sensazione è quella”.
Lavoro duro - Per coltivare questo sogno, Gianmarco ha lavorato duro, e anche in modi e tempi inediti:”Di fatto ho compresso la preparazione di un anno un due mesi e mezzo. Ma non ho mai pensato che non ce l'avrei fatta a tornare, anche quando mi ritrovavo a piangere da solo nello spogliatoio. Poi a maggio, in un raduno della Nazionale a Formia, di colpo ho ritrovato tecnica e sensazioni, e ho capito di essere sulla strada giusta”. A confermarlo, a vista, la perfetta silhouette: “Peso 73,9 kg, appena a Montecarlo, un anno fa pesavo 75,8: la dieta e' stata ferrea, come lo era ora la voglia di gareggiare, di fare bene”.

Avversari ma amici
Quella sera a Montecarlo gli avversari in pedana gli dimostrarono immediata solidarietà. Molti hanno continuato a farlo anche in questi mesi: ”È una cosa che mi ha commosso, quella sera è ancora oggi. A Parigi, dopo una brutta gara qualche settimana fa, Barshim, il più forte di tutti, mi ha a lungo bussato in camera in hotel: non volevo aprire, poi mi ha convinto e siamo stati insieme una ventina di minuti, con lui che mi ha rincuorato e incoraggiato; e Bondarenko, uno che non saluta nessuno, mi ha inviato tutta la documentazione medica dell'infortunio, simile al mio, che ha avuto cinque anni fa”. I favoriti sono loro mentre incuriosisce l'altro russo Lisenko: ” È giovanissimo e non lo conosce nessuno. Chissà come reagirà a un palcoscenico mondiale e a 60mila spettatori...”.

Pioggia e misure
A rendere tutto più complicato, la qualificazione mattutina, poco amata da Tamberi (in pedana venerdì verso le 12 italiane, le 11 di Londra), e la molto probabile pioggia: ”Può dare fastidio visto che io punto molto sulla velocità della rincorsa, in cui scarico anche molte delle tensioni psicologiche che accumulo. Ma non cerco alibi, anzi papà spera che piova, perché è convinto che correndo più piano sia più facile, per me, eseguire al meglio il gesto tecnico”. Insomma, chi va piano, salta più in alto. Magari su un podio mondiale.

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