sostenibilità

Il sapone riciclato? Fa bene a noi e al pianeta. Ecco chi lo produce

Tre ong hanno stretto accordi con hotel e resort di tutto il mondo per raccogliere le saponette usate per farne di nuove da donare a chi non ha accesso all’igiene. Perché lavarsi le mani può salvare la vita

di Chiara Beghelli

3' di lettura

Liquido o in barretta? L’indecisione può colpirci anche mentre scegliamo il sapone. Eppure, almeno noi la possibilità di scegliere l’abbiamo. Milioni di persone ogni giorno nel mondo non possono accedere all’igiene di base, rischiando la vita per non potersi semplicemente lavare le mani. Un gesto basilare che però, secondo l’Unicef, da solo potrebbe salvare le vite di milioni di bambini nel mondo. Negli hotel dei soli Stati Uniti, invece, ogni giorno almeno due milioni di saponette sono destinate alla spazzatura, peraltro indifferenziata, e il più delle volte sono state appena usate.

Clean the World

C’è però chi è riuscito a far incontrare questi due problemi, trasformandoli in opportunità: perché non riciclare le saponette degli alberghi facendone delle altre, da donare a chi ne ha bisogno? Ad aprire questa strada è stata Clean the World, fondata dieci anni fa a Orlando, Florida, da Shawn Seipler. Oggi ha sedi anche a Montreal, Londra, Hong Kong e Amsterdam, collabora con oltre 5mila hotel e resort nel mondo e conta su una rete di volontari che raccolgono saponette in disuso a Orlando, Las Vegas, Hong Kong, Amsterdam e Punta Cana in Messico.

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Nel 2018 era arrivata in 127 Paesi, donando 45 milioni di saponette e kit igienici (con shampoo, spazzolino e un asciugamano) a oltre 10 milioni di persone. Che però non si trovano solo in Paesi lontani: Clean the World, infatti, ha anche lanciato un servizio di docce mobili, “Fresh Start Mobile Showers”, un progetto dedicato ai senzatetto di Las Vegas che è anche accompagnato da un servizio di consulenza psicologica (“Fresh Start”, dunque, in senso ampio), mentre altrove finanzia piccole saponerie gestite da donne nelle comunità con le quali collaborano, promuovendo anche corsi di igiene personale.

Uno degli interventi più recenti è stato al confine fra Messico e Stati Uniti, dove sono stipati in condizini ingieniche precarie migliaia di migranti. Alla fine di giugno Clean The World ha inviato 24mila barrette di sapone al confine, che il Council on Immigrant Relations ha distribuito a 15mila persone. E molte altre sono già pronte per la prossima spedizione.

Eco Soap Bank

Anche la Eco Soap Bank sta preparando saponette per lo stesso confine. Animata dal medesimo obiettivo - rimettere in circolo saponi degli hotel destinati ai rifiuti - la giovane ong è stata fondata a Pittsburgh nel 2014 da Samir Lakhani, che a novembre è stato premiato da Unilever con lo Young Entrepreneurs Award. In questo caso le saponette donate dagli hotel e dai resort (fra cui anche quelli del gruppo Aman) in 10 Paesi fra cui Cambogia, Laos, Bangladesh e Sierra Leone vengono sanitizzate con aceto e curcuma, poi ricomposte e inviate in ospedali, orfanotrofi, scuole e comunità degli stessi Paesi. Finora Eco Soap Bank ha lavorato 125 tonnellate di sapone e a giugno ha concluso una campagna su Kickstarter raccogliendo oltre 41mila dollari, il quadruplo dell’obiettivo previsto. Serviranno anche a formare delle piccole artigiane del sapone riciclato nel mondo.

Soap Aid

In Australia, invece, la stessa idea è venuta proprio a un’azienda che produce saponi per gli alberghi, Concept Amenities: Soap Aid è il nome della fondazione della famiglia Matulick, basta a Melbourne, che dal 2011 ha stretto accordi con oltre 100 hotel fra Australia e Nuova Zelanda, distribuendo oltre 830mila saponette a 260mila persone. Secondo i loro calcoli, da ogni stanza di hotel si possono ricavare 63 saponette riciclate all’anno, sufficienti per garantire l’igiene a tre bambini. E la produzione di un sapone riciclato genera il 59% di emissioni in meno di un sapone nuovo.

Michael Matulick, fondatore di Soap Aid

Per ora nessuno dei saponi “riciclati” è acquistabile da privati. Ma con queste preziose caratteristiche di sostenibilità ambientale e sociale, chissà che nel prossimo futuro, davanti a uno scaffale, oltre al liquido e al solido, potremo scegliere anche fra sapone nuovo e riciclato. Farebbe bene a noi, a molte altre persone e al pianeta.

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