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Il secondment, quella “strana” colleganza

Il mercato legale ha conosciuto negli ultimi anni una significativa crescita del numero di professionisti avvocati che svolgono la propria attività in house

di Marco Cristiano Petrassi* e Giacomo Mazzoleni*

(MQ-Illustrations - stock.adobe.com)

3' di lettura

Il mercato legale ha conosciuto negli ultimi anni una significativa crescita del numero di professionisti avvocati che svolgono la propria attività in house; sempre più frequente è, inoltre, il passaggio degli avvocati dalla libera professione alle aziende.
Il progressivo rafforzamento dei dipartimenti legali interni non elimina, però, del tutto il ricorso alla consulenza esterna, ma contribuisce a mutarne le caratteristiche e stimola la ricerca di innovazione da parte degli avvocati “togati”.

Uno dei banchi di prova della consulenza esterna è il cosiddetto secondment, servizio che consiste nel distacco più o meno temporaneo di una risorsa da uno studio legale al dipartimento legale di una azienda cliente.

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Si tratta di una prassi consolidata che coinvolge ormai la grande maggioranza degli studi legali di medie-grandi dimensioni ed è oggetto di una domanda crescente da parte delle grandi società, con un reciproco vantaggio per gli studi professionali e le aziende clienti.È noto che il secondment costituisce un investimento sia per gli studi legali sia per le aziende clienti: i primi devono “sopportare” il distaccamento di una propria risorsa, con il duplice rischio di perdere la risorsa stessa (nel caso in cui l'azienda cliente apprezzi particolarmente il secondee) o di perdere il cliente (nel caso di “fallimento” del progetto di secondment); i secondi sostengono un costo solitamente maggiore del costo di assunzione di una risorsa.

La presenza fisica in un secondment è pressoché fondamentale, in quanto il secondee deve essere messo nelle condizioni di conoscere il contesto aziendale.La recente pandemia ha però aperto anche a forme “ibride” di secondment, attraverso il supporto da remoto con le diverse modalità ormai diventate di uso comune. Anzi, in alcuni casi, specialmente quelli per in cui il secondment è funzionale a strutturare un ufficio legale in house in fase di start up, un avvio con presenza fisica seguito da un progressivo ricorso al supporto da remoto può costituire un modello ottimale sia per lo studio legale, che vedrà la propria risorsa gradualmente rientrare in organico con possibilità di utilizzo parziale della stessa anche su altri clienti, sia per l'azienda cliente, che avrà l'opportunità di ridurre il costo in maniera flessibile pur con la garanzia della continuità di un supporto di un professionista che già conosce l'azienda.

Accanto a un'analisi costo/benefici è però altrettanto interessante indagare la dinamica relazionale che nel secondment si instaura tra i suoi protagonisti. General counsel e legal specialist (come vengono chiamati ora i dipendenti degli uffici legali delle società) fanno un mestiere diverso da quello dei professionisti (secondee) chiamati a imbarcarsi sulla nave del cliente.

Il secondee deve apprendere in poco tempo le dinamiche aziendali interne, i rapporti di forza tra l'ufficio legale e gli altri settori aziendali (business, amministrazione finanza e controllo, HR). Da parte loro, è importante che gli avvocati del dipartimento interno vedano il secondee come figura professionale esterna, un qualcuno di cui ci si possa fidare e da cui ci si aspetta un supporto professionale secondo logiche differenti, così da valorizzare al massimo le sue esperienze pregresse.

Il segreto del successo del secondment sta allora, oltre che nella chiarezza del perimetro dell'incarico e le regole dell'ingaggio, nella “strana colleganza” che gli attori dell'esperienza hanno l'opportunità di vivere.

Infatti, il secondee non è per gli in house solo un collega tra i colleghi di azienda, né questi ultimi sono per il secondee semplici clienti.

Da un lato, la formazione comune tra professionisti esterni e avvocati in house (che a volte possono avere alle spalle importanti esperienza in studi legali) agevola la collaborazione e l'integrazione, consentendo al secondee di mitigare le barriere culturali con le altre funzioni aziendali.

Dall'altro, l'avvocato in house trova nel secondee un sostegno per la più rapida evasione delle richieste della struttura interna e, ove necessario, i maggiori approfondimenti tramite il supporto della rete dello studio professionale di provenienza.Inoltre, la natura “clientelare” del rapporto di consulenza enfatizza gli aspetti fiduciari della relazione e si instaura una alleanza tra consulenti esterni e professionisti in house che favorisce il rapporto tra lo studio e l'azienda cliente come partnership a servizio del business.

È questa “strana colleganza” l'elemento capace di instaurare un circolo virtuoso, che, al termine del servizio di secondment, mantiene aperta la porta della collaborazione, ma prima di tutto è fonte di un accrescimento reciproco, professionale e umano, tra il secondee e gli avvocati in house.

*SZA Studio Legale

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