Curvy

Il segmento «curvy» cresce con l'approccio positivo di qualche chilo in più

Il mercato Usa verso i 45 miliardi nel 2021 - Elena Mirò apre alla taglia 40

di Marta Casadei

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Da sinistra: Ashley Graham, modella americana icona della body positivityin Marina Rinaldi; Jennifer Lopez al Super Bowl 54 Halftime Show indossa abiti Atelier Versace; un modello Jacquemus

Il mercato Usa verso i 45 miliardi nel 2021 - Elena Mirò apre alla taglia 40


3' di lettura

L’ideale di una bellezza “standard” sembra essere sul viale del tramonto, pronto a lasciare spazio (progressivamente) a un concetto ben pià ampio e sfaccettato che si esprime, sui social e non, con il termine body positive. Lo promuovono le influencer (sono circa 12 milioni i post attualmente contrassegnati dall’hashtag #bodypositive) e le celebrities, con superstar del calibro di Rihanna che portano da anni qualche chilo e qualche curva in più con orgoglio (e nel suo caso “trasferiscono” questo stile nelle collezioni Fenty).

Sull’approccio della moda al segmento curvy ha influito questo nuovo atteggiamento che rifugge standard e conformismi a vantaggio dell’esaltazione dell’unicità di ciascuno. Il segmento plus size, ad ogni modo, è innanzitutto un mercato in espansione: secondo le stime di Statista, il mercato dell’abbigliamento plus size negli Stati Uniti nel 2021 arriverà a quota 46,6 miliardi di dollari. Una cifra importante, ma che assume dimensioni monstre se la si confronta con il valore del mercato nel 2018: 22,7 miliardi di dollari, sempre secondo le valutazioni di Statista, in linea con quelle di Npd che stimava il merato americano plus size a 21,4 miliardi di dollari nel 2016. Oltre la metà di questo mercato, secondo A.T Kearney Analisis, sarebbe assorbito dagli acquisti di abbigliamento femminile: 12,4 miliardi di dollari nel 2019.

Se il Nord America - dove 200 milioni di donne tra Usa e Canada vestono una taglia più grande di quelle mainstream -, è il bacino più importante per la moda plus size, non è certo l’unico. Lo conferma Lynne Webber, direttore generale di Marina Rinaldi, brand del gruppo Max Mara dedicato proprio al pubblico curvy: «Il nostro mercato principale sono gli Usa, dove i volumi sono enormi ma domina il mass market, seguiti dalla Gran Bretagna. Il nostro terzo mercato, però, è il Far East, dove il 15% della popolazione è in sovrappeso».

Da sinistra: Rihanna che mostra le sue curve con orgoglio; un modello Alexander McQueen e un body modellante Yamamay in tessuto Sensitive Sculpt

Dal 1983, anno in cui ha debuttato Marina Rinaldi, ad oggi, non solo è cambiato l’approccio della moda al mondo curvy («Oggi c’è una consapevolezza maggiore, si punta molto sull’inclusività e sull’accettazione delle diversità», conferma Webber), ma si è trasformato il modo in cui la clientela si avvicina all’acquisto: «Le donne una volta compravano un capo che potesse coprire le forme, oggi le nostre clienti vogliono esaltare la loro bellezza, che comprende le curve, e indossare qualcosa che lefaccia stare bene. C’è fame di proposte fashion», conclude la direttrice generale di Marina Rinaldi che proprio durante la fashion week diMilano presenterà una capsule realizzata con il designer Antonio Berardi.

Non è l’unico marchio curvy a calcare le scene durante la settimana della moda donna: Elena Mirò, storico marchio di Miroglio Fashion (che ha in portafoglio anche Luisa Viola e Fiorella Rubino, tra gli altri), ieri ha presentato con una sfilata la collezione primavera-estate 2020, realizzata (come già accaduto in passato) con Vanessa Incontrada. «Per noi la sfilata è un momento importante per raccontare la visione della donna contemporanea alla quale noi ci rivolgiamo - racconta Martino Boselli, managing director di Elena Mirò -. Continuiamo a muoverci verso una collezione piu contemporanea e meno classica, più appealing anche per una clientela più giovane».

Se l’inclusività è «nel Dna di Elena Mirò», dice Boselli, il percorso del brand è quello di allargare ulteriormente la gamma delle taglie: «Partiremo dalla taglia 40. Solo così si può ottenere una collezione davvero inclusiva, che accolga tutte senza alcuna distinzione».

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