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Il segreto del collezionismo è mantenere mente e cuore aperti

Una vita dedicata a coltivare una grande passione, iniziata con un acquisto a rate e culminata in un volume quasi introspettivo: la storia di Marguerite Hoffman.

di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo

Marguerite Hoffman. ©David Needleman

3' di lettura

Mentre sfoglio Amor Mundi, la splendida pubblicazione dedicata alla collezione di Marguerite Hoffman, ripenso alla nostra conversazione e alla sua visione sincera e appassionata. Nella vita di Marguerite l'arte è sempre stata al centro: quando ha sposato Robert Hoffman, oggi scomparso, ha iniziato il suo percorso di collezionista, che prosegue tuttora, guidata da amore, creatività e impegno. Apprezzo molto la sua vocazione filantropica, rivolta all'assistenza umanitaria in Africa e ai diritti dell'infanzia e delle donne. Ammiro la sua decisione di contribuire ai lavori di ampliamento del Dallas Museum of Art, nella città dove è nata, e di investire sulla realizzazione di un grande parco urbano.

QUAL È STATA LA TUA PRIMA ACQUISIZIONE? E L'ULTIMA?

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Negli anni Ottanta ho avuto la fortuna di acquistare un bellissimo dipinto di Richard Shaffer. L'opera mi commosse in un modo che allora non ero in grado di comprendere fino in fondo. Non ero nelle condizioni di sostenere l'acquisto, ma un venditore comprensivo mi permise di dilazionare il pagamento e gli sono ancora grata per la generosità. L'ultima è Return to the One di Charles Ray, un incredibile autoritratto in carta.

“Martin, Into the Corner, You Should Be Ashamed of Yourself” (1989-90), di Martin Kippenberger. ©Jeff McLane.

COME HAI INIZIATO A COLLEZIONARE ARTE?

Ho iniziato a Dallas, la mia città natale. Colleziono ancora molti artisti nati o residenti qui: le loro opere reggono perfettamente il confronto con le controparti globali. Non esiste un trucco magico per diventare collezionista: bisogna semplicemente guardare, finché non ci si scopre affascinati a tal punto da non poter fare a meno di vivere circondati dalle opere. Il nostro occhio si affina e così il processo di scelta. Se manteniamo mente e cuore aperti, le nostre collezioni si arricchiranno di meraviglie.

QUALI SONO LE FIGURE CHE AFFIANCANO IL TUO VIAGGIO COME COLLEZIONISTA? 

È importante conoscere galleristi affidabili, curatori di talento e incontrare gli artisti. Non mi appoggio a un art advisor, amo lasciarmi ispirare dalle conversazioni con persone che stimo: nel corso della mia odissea collezionistica, in molti hanno condiviso con me indicazioni preziose e sarò sempre in debito verso di loro.

“Zwei Kerzen (Two Candles)” (1982), di Gerhard Richter. ©Jeff McLane.

COMPRARE O COMMISSIONARE?

Le commissioni non sono il mio forte, anche se ammiro i collezionisti che lavorano con gli artisti per realizzare qualcosa di unico. Mi piace scegliere e avere sempre la possibilità di spostare le opere. Spesso le commissioni hanno a che fare con uno specifico luogo e questo rappresenterebbe un limite per me.

SEGUI ARTISTI EMERGENTI E ANCHE PIÙ STORICIZZATI?

Credo che il mio punto di forza come collezionista sia sempre stato quello di guardare ad artisti che lavorano nel loro momento migliore. Certo, spesso acquisto opere di giovani artisti, ma devo ammettere che raramente riesco a individuare talenti non ancora scoperti. Tra gli altri, seguo con attenzione la ricerca di Bob Gober, Rachel Whiteread, Ragnar Kjartansson, Cecily Brown, Christopher Wool, Charles Ray, Jasper Johns: artisti che continuano a evolversi e a raccontare i tempi in cui viviamo.

“A Mercy (after T. Morrison)” (2019-2020), di Julie Mehretu. ©Collection of Marguerite Steed Hoffman.

QUANTO È IMPORTANTE CHE LE TUE OPERE SIANO ESPOSTE E VISIBILI?

La mia casa è il luogo in cui viene esposta la collezione, nell'abitazione vera e propria e nella galleria in cortile. Faccio ruotare le opere circa una volta all'anno, così da osservare il dialogo tra vecchi e nuovi lavori. Entrambi gli spazi sono privati, ma permetto a chi è interessato di visitarli. Quando morirò, lascerò tutta la collezione contemporanea al Dallas Museum of Art. Ora posso permettermi il lusso di vivere le opere con la consapevolezza che in futuro saranno condivise con un pubblico più ampio.

PUOI PARLARCI DEL TUO PROGETTO EDITORIALE AMOR MUNDI?

Il collezionismo è diventato uno dei motori della mia vita. L'arte è una lente attraverso la quale interpreto il mondo e la collezione, negli ultimi trent'anni, ha assorbito gran parte del mio lavoro e delle mie risorse. Realizzare Amor Mundi è stato come partecipare a uno scavo archeologico: ho imparato molto su di me, sugli artisti e sulla loro creatività. I membri del team editoriale sono persone brillanti ed è stata una gioia essere al loro fianco. Questo libro concretizza il mio amore per l'arte e spero che le persone lo apprezzino.

“Untitled (Selbstportrait mit Hasen) (Selfportrait with Hare)” (2000), di Maria Lassnig. ©Jeff McLane.

POTRESTI SUGGERIRE LUOGHI DA VISITARE A DALLAS?

Suggerisco innanzitutto un viaggio nei mesi invernali, perché Dallas è molto calda d'estate. I nostri inverni sono miti e le persone accoglienti. Consiglio di dedicare alcuni giorni per visitare il Dallas Museum of Art, il Nasher Sculpture Center, il Dallas Contemporary, il Kimbell, l'Amon Carter e il Modern Art Museum of Fort Worth. Dallas è leggendaria per lo shopping e stanno aprendo tanti nuovi favolosi hotel e ristoranti. Fort Worth dà ancora il senso del vecchio west dei cowboy: sicuramente affascinante. Imperdibile il pellegrinaggio a Marfa, un luogo davvero magico per ammirare le creazioni di Donald Judd.

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