intervista

Il segreto di Teddy? Trasformare gli utili in occupazione

L’amministratore delegato Alessandro Bracci spiega la filosofia del gruppo di Rimini, che ha chiuso il 2018 a 642 milioni di ricavi

di Giulia Crivelli

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Il negozio di Teddy a Milano, in via Torino, a pochi metri dal Duomo, ospita i due brand principali, Calliope e Terranova

L’amministratore delegato Alessandro Bracci spiega la filosofia del gruppo di Rimini, che ha chiuso il 2018 a 642 milioni di ricavi


3' di lettura

Il fatturato 2018 è in linea con quello del 2017. Ma Alessandro Bracci, amministratore delegato di Teddy, non è turbato dalla mancata osservanza, per un anno, del mantra della crescita a tutti i costi. Per almeno due motivi: primo, la cifra è comunque considerevole, 642 milioni (650 a cambi costanti), tra le più alte del fast fashion italiano. Secondo, l’ebitda del 2018, 77,2 milioni di euro, è al 12% sul fatturato, percentuale pressoché invariata rispetto al 2017. C’è poi una terza ragione che rende Bracci soddisfatto: i ricavi in Italia (che assorbe poco più della metà delle vendite totali) sono saliti del 9,3% a 336,9 milioni.

Nel 2018 avete investito quasi 35 milioni. In quali aree?
«Ci siamo concentrati su rete vendita e marketing, tradizionale e digitale, e logistica. E sulla formazione, cioè sulla crescita delle persone. Negli ultimi vent’anni, dal 1988 al 2018, la crescita media annua del fatturato (Cagr) è stata del 15,7%. Penso che sia arrivato il momento di ripensare l’idea di crescita. Continueremo a investire moltissimo, ma sul cambiamento».

Alessandro Bracci

Molte aziende e altrettante persone sono spaventate dalla velocità dei cambiamentisociali ed economici. Lei non lo è?
«La rivoluzione digitale è iniziata oltre 20 anni fa: è almeno dal 2000 che ci sono segnali di grandi cambiamenti, basti pensare ad Amazon, nata proprio in quel periodo. Certo, negli ultimi anni c’è stata un’accelerazione e, nei consumi, l’e-commerce ha rivoluzionato la distribuzione. Non sono cambiamenti ai quali ci si può opporre. I nuovi scenari e gli strumenti che abbiamo oggi grazie alla tecnologia devono essere visti come un’opportunità. Se c’è un’industria che non può essere spaventata dal’evoluzione continua è la moda. Viviamo di questo da sempre».

Quali altri cambiamenti sta affrontando l’abbigliamento, oltre a quelli dettati da internet?
«L’Italia e altri dei 90 Paesi in cui siamo presenti devono affrontare il calo demografico. Da una parte è preoccupante, ma non è Teddy che può risolvere il problema. Come gruppo e con tutte le nostre insegne, Terranova, Rinascimento, Calliope e Miss Miss, possiamo invece analizzare le nuove esigenze, ad esempio, degli over 65. Un 70 enne di oggi, donna o uomo che sia, non veste come vestivano mia madre e mio padre. Poi ci sono nuovi consumatori, ad esempio immigrati di prima o seconda generazione: la cultura d’origine spesso influenza il gusto e le scelte di consumo. Dobbiamo ascoltare anche queste esigenze e trovare soluzioni senza snaturare il nostro prodotto o i marchi».

Avete sempre avuto come obiettivo quello dell’ascolto del cliente. In questo la tecnologia aiuta?
«Molto: l’obiettivo è non diventare invasivi, ma la mail e i social ci consentono di entrare in contatto diretto con i consumatori, prima o dopo un acquisto. Vogliamo metterci sul loro stesso piano. Anzi, chiedere loro, con umiltà e trasparenza, quali sono i nostri punti di forza, cosa li ha soddisfatti degli acquisti, offline oppure online, e cosa invece li ha delusi, nel servizio o nell’offerta di prodotti. I feedback sono stati utilissimi: l’obiettivo di un marchio, in un settore affollato e competitivo come quello del fast fashion, è conquistare la fiducia dei clienti, puntando sempre alla trasparenza e ammettendo gli sbagli, se necessario. Mio padre diceva «la verità te la ricordi meglio di una bugia».

Il padre di Teddy, il fondatore Vittorio Tadei, ha sempre sostenuto che l’obiettivo dell’azienda era guadagnare molto per creare occupazione e investire nel sociale, in Italia e all’estero. Nel 2018 come avete attuato questo sogno di sostenibilità ante litteram?
«Dal 2008 al 2017 l’occupazione è aumentata del 314% e anche nell’ultimo esercizio abbiamo investito il 4% degli utili in welfare aziendale. Abbiamo un asilo interno, aperto anche a chi non lavora in Teddy, e sosteniamo progetti sociali nel nostro territorio, l’Emilia-Romagna, e all’estero. Come Rainbow, che in 20 anni di vita ha costruito villaggi e scuole in Zambia e Humana, al quale abbiamo destinato il ricavato della campagna di ritiro e riciclo di capi Terranova».

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