commentodettaGLI

Il sempreverde ritorno della «banca del Sud»

La sola evocazione di una “banca del Sud” o di una “banca del Mezzogiorno”, per di più mentre è in corso un aspro confronto all'interno del governo tra Lega e Mov5Stelle sul tema delle autonomie regionali rafforzate, fa un poco sobbalzare e correre la memoria

di Guido Gentili

default onloading pic

2' di lettura

Innanzitutto occorre non perdersi nella nominalistica. E poi bisogna farsi la domanda: serve? Già, perché la sola evocazione di una “banca del Sud” o di una “banca del Mezzogiorno”, per di più mentre è in corso un aspro confronto all'interno del governo tra Lega e Mov5Stelle sul tema delle autonomie regionali rafforzate, fa un poco sobbalzare e correre la memoria.

I fatti. Ieri, nel corso dell’incontro tra il governo e le parti sociali dedicato al Sud, prima il ministro dell’Economia Tria e poi il premier Giuseppe Conte hanno parlato di un progetto per una “banca specifica per il Mezzogiorno (ma nel corso del vertice e poi nei commenti dei sindacalisti si è fatto riferimento anche ad una “banca del Sud”, ndr) per erogare il credito alle imprese del Sud”. “Ci stiamo lavorando”, ha aggiunto Tria evitando di svelare altri particolari, un po' come accade da qualche mese sul nodo delle dismissioni da 18 miliardi per ridurre il debito e tuttora avvolte da una buona dose di mistero. Comunque, idea interessante e da coltivare, quella della banca, a giudizio dei sindacati.

Sul nome è presto detto. Una “Banca del Sud” (S.p.A), promossa nel 2006 da professionisti e imprenditori in prevalenza napoletani, è operativa dal 2007. Resta la Banca del Mezzogiorno-MedioCreditoCentrale posseduta da Invitalia, l'Agenzia per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa controllata dal Ministero dell'Economia. Nel 2007 il vecchio Mediocredito era confluito nel nuovo gruppo Unicredit, che nel 2011 lo vende alle Poste per 136 milioni. E due anni fa, nell'agosto 2017, Invitalia lo rileva da Poste per 390 milioni. L'Agenzia si muove su mandato del Governo per spingere su crescita e competitività del Paese e dei territori, in particolare nel Mezzogiorno. La Banca gestisce anche il Fondo di garanzia per facilitare l’accesso al credito delle piccole e medie imprese. E sul Mezzogiorno, per fare un esempio, assieme ad altre banche e nel quadro di una convenzione sottoscritta da Invitalia e Abi, sostiene l’operazione “Resto al Sud”, l'incentivo per la nascita di nuove attività imprenditoriali avviate dagli under46 nelle regioni meridionali.

Insomma, una leva finanziaria già esiste. Cosa serve di più? Creare una holding dove far confluire, sotto il cappello di Invitalia e dunque dello Stato, le piccole banche meridionali? È un'urgenza in questa fase?
L’idea di una banca specifica per il Mezzogiorno è di Giulio Tremonti. Sarebbe dovuta essere, nelle intenzioni dell’ex ministro del Tesoro del secondo e terzo governo Berlusconi, una carta vincente. Nel 2006, prima della vittoria del governo dell’Ulivo, il ministro annunciò –notevole operazione di marketing- che la Banca del Sud avrebbe avuto come presidente onorario Carlo di Borbone delle Due Sicilie. Una “Banca del Sud”, come abbiamo visto, nacque quello stesso anno ma non era quella progettata da Tremonti, avversata dall’Ulivo. Il progetto fu poi ripreso nel 2008 e la Banca del Mezzogiorno-Mediocredito, da poco passata alle Poste, iniziò ad essere operativa nel 2012 col governo Monti.
Una storia lunga e assai intricata. E (forse) con altre sorprese in pista.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...