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Il Senato Usa blocca la nomina di Judy Shelton alla Fed, schiaffo a Trump

Ai 47 democratici contrari, inclusa la vicepresidente eletta Kamala Harris a Washington per l'occasione, si sono aggiunti i due senatori repubblicani Mitt Romney e Susan Collins

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Judy Shelton

Ai 47 democratici contrari, inclusa la vicepresidente eletta Kamala Harris a Washington per l'occasione, si sono aggiunti i due senatori repubblicani Mitt Romney e Susan Collins


2' di lettura

La nomina di Judy Shelton alla Fed non passa. Il Senato la blocca al voto procedurale in quello che è uno schiaffo al leader della maggioranza in Senato Mitch McConnell e al tentativo di Donald Trump di imprimere il suo marchio sulla banca centrale. Ai 47 democratici contrari, inclusa la vicepresidente eletta Kamala Harris a Washington per l'occasione, si sono aggiunti i due senatori repubblicani Mitt Romney e Susan Collins.

Shelton, ex consigliera informale di Donald Trump, è stata a lungo favorevole al ritorno al gold standard e famosa per la sua visione da falco sull'inflazione. Poi ha improvvisamente cambiato idea chiedendo un taglio dei tassi per allinearsi con Trump, che l'ha poi scelta per la Fed.

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Il Partito Repubblicano di Trump ha una maggioranza del 53-47 nell'attuale Senato, ma diversi senatori erano assenti, tra cui due che erano in quarantena a causa dell'esposizione a COVID-19, e altri si sono uniti ai Democratici nel votare “no”.
Il voto è stato di 47 a 50.

«Il candidato del Presidente Trump alla Federal Reserve è incredibilmente qualificato. La Casa Bianca la sostiene pienamente, e siamo fiduciosi che Judy Shelton sarà confermata dopo un ripensamento», ha scritto il portavoce della Casa Bianca Judd Deere in un tweet.

Corte suprema Pennsylvania boccia Trump su voto

Intanto, la Corte suprema della Pennsylvania infligge una nuova sconfitta alla campagna di Donald Trump. Con cinque voti a favore e due contrari, la Corte ha stabilito che i responsabili delle operazioni di voto a Philadelphia non hanno impropriamente bloccato i funzionari della campagna del presidente dal monitorare lo scrutinio. Si tratta di una decisione importante visto che finora la lamentela più ripetuta dal presidente e dal suo staff è stata quella del mancato controllo del conteggio delle schede a Philadelphia.

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