l’intervista

Il senso di Chiara per i materiali

di Fabrizia Villa

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2' di lettura

«Se avessi più tempo vorrei avere un tornio in casa, sperimentare la ceramica». Quella di Chiara Andreatti, una delle designer più quotate e presenti a questa edizione del Salone del Mobile potrebbe sembrare una scelta insolita. In realtà, questo desiderio rispecchia molte delle sue passioni: dall’amore per i materiali, specialmente grezzi, a quello per la sperimentazione, fino a una passione per l’Oriente e le sue tradizioni, che trapela in tutto il suo lavoro di designer e art director.

I lavori di Chiara Andreatti

I lavori di Chiara Andreatti

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Nei suoi progetti ci sono echi esotici, contaminazioni di altre culture. Quanto è importante viaggiare per il suo lavoro?
Mi piace molto viaggiare, fare ricerca, scoprire lavorazioni artigianali che metto in pratica anche sull’oggetto stesso, quando ne ho l’opportunità

È del 2017 la collaborazione con Fendi presentata a Miami Design. Come si è accostata al mondo del brand?
Io mi ispiro tanto alla moda, confesso che mi piace molto. Per Fendi mi sono sbizzarrita con materiali naturali come bambù, pergamena, argille, lane grezze e ho voluto far brillare la maison con tocchi di ottoni, velluti e utilizzando i dettagli iconici della maison per trasferirli su mobili e oggetti. C’è stato un lavoro di studio di archivio e la combinazione tra i materiali rough, che mi appartengono, e i materiali luxury di Fendi.

C’è una via femminile al design?
Ultimamente stiamo assistendo a una vera esplosione di talenti femminili. Forse è un caso, ma sicuramente oggi riscontro un approccio più decorativo, anche di styling all’oggetto, soprattutto se si fa il confronto con i designer storici, che avevano un’impronta più tecnica. Personalmente non mi ritrovo in questa nuova tendenza.

Altri progetti al Salone?
Con Gebrüder Thonet Vienna ho lavorato con la paglia, materiale che amo molto. Per la poltroncina Loïe abbiamo cercato di enfatizzare al massimo la lavorazione in paglia di Vienna dell’azienda. Per Lema ho presentato Bulè, un tavolo con una finitura speciale, molto scultoreo, dalle forme generose. Volevano un lazy susan, con un vassoio girevole al centro, un tavolo conviviale, come si usa in Oriente. Abbiamo lavorato con un brevetto Lema, una nanotecnologia che permette la ricreazione in chiave moderna del marmo blu e nero Belgio abbassandone anche notevolmente il prezzo. Sempre per Lema, ho presentato la poltroncina Taiki, con una struttura molto esile in legno dove volevo far parlare l’imbottito, dunque un’imbottitura molto comoda fatta da un giro unico che prende schienale e braccioli. È un po’ un richiamo alla LC1 di Le Corbusier. Per Potocco ho progettato delle madie contenitore e un divano molto maschile, con struttura in ferro verniciato. Infine, sempre per Potocco, ho disegnato Ropu, dei pouf bassi con una bordatura quasi ricamata fatta con tondino di pelle, un bordo che tiene sia piani sia imbottiti, un progetto che avrà in futuro anche un’evoluzione per l’outdoor.

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