Societa

Il sentiero stretto tra conti e riforme

di Pier Carlo Padoan

Padoan: proseguire sulla strada delle riforme per superare la recessione

2' di lettura

Stralcio dal libro intervista con Dino Pesole “Il sentiero stretto e oltre” – Il Mulino, 2019).
Rilanciare la crescita in modo sostenibile e strutturale richiede di proseguire sulla strada del consolidamento della finanza pubblica, di affrontare le conseguenze ancora non esaurite della crisi finanziaria e ora nuovamente acuite in seguito alle scelte adottate dal governo Conte, di rimuovere gli ostacoli strutturali all'investimento. Il debito pubblico deve essere posto su un sentiero chiaramente discendente. Il sistema bancario e finanziario deve liberarsi delle fragilità che ancora popolano i bilanci delle banche e deve introdurre strumenti innovativi per il finanziamento delle imprese. Le riforme strutturali devono eliminare o quantomeno ridurre in modo significativo gli ostacoli per imprese e cittadini, nella burocrazia, nella giustizia civile, nel mercato del lavoro, nella concorrenza, per facilitare e incoraggiare gli investimenti.
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Occorre trasformare il sistema formativo, ma anche predisporre strumenti che favoriscano una transizione dignitosa dai vecchi ai nuovi lavori e minimizzino le precarietà. Tutto ciò richiede risorse, ma anche incentivi correttamente disegnati. Occorre una strategia complessiva, dove il tema della crescita inclusiva sia posto al centro della politica nazionale ed europea. Ma vanno attuate le politiche giuste allo scopo di aumentare il tasso di crescita potenziale e dunque della produttività. Ciò richiede più capitale: umano, materiale, immateriale e infrastrutturale. Quindi va rafforzato il meccanismo di produzione e diffusione dell'innovazione. Occorre accrescere la stabilità finanziaria sia riducendo il debito pubblico che migliorando la situazione delle banche. Tutto ciò richiede di proseguire nella doppia prospettiva del sentiero stretto, che si può e si deve allargare, e dello sforzo di riforma strutturale. In Europa non è necessario avere un atteggiamento di scontro frontale. A meno che non lo si intenda perseguire come fine in sé. Occorre rafforzare il sistema delle imprese. È la competitività, non la svalutazione, a rendere attrattiva e dinamica la nostra industria. Vanno messi in campo strumenti veri di sostegno al reddito, per rendere la crescita finalmente inclusiva, confezionandoli in modo da non distorcere gli incentivi al lavoro. Va cambiata l'agenda europea e in fretta. L'Europa negli ultimi anni si è occupata molto di finanza, banche e politiche di bilancio. Non abbastanza di lavoro, sicurezza, nuove tecnologie, produzione di conoscenza. Non aver percepito i cambiamenti, non aver cercato soluzioni ai problemi che ne derivano è una grave responsabilità della politica. E il vuoto che si è creato è stato in misura crescente riempito da formazioni populiste e sovraniste. Occorrono strumenti nuovi che intervengano direttamente sul benessere dei cittadini. Un esempio è l'assicurazione contro la disoccupazione a livello europeo o quanto meno per l'eurozona, ma si possono immaginare altri strumenti che permettano di garantire non solo un progressivo inserimento nel mercato del lavoro, ma anche un meccanismo di alternanza scuola-lavoro a livello europeo, favorendo mobilità, istruzione, innovazione. Il tutto con finanziamenti europei adeguatamente rafforzati.

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