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Il sesso degli alberi: perché il maschilismo vegetale fa aumentare le allergie

Nelle città Usa da decenni si evita di piantare alberi di genere femminile perché accusate di sporcare con semi e frutti

di Jacopo Giliberto


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Marka

4' di lettura

Quel pizzicore nel naso, quel bruciore agli occhi arrossati, quel soffocamento da asma e quei disturbi che dà l’allergia potrebbero derivare dal polline in eccesso diffuso nell’aria dall’abuso di alberi di sesso maschile preferiti dai giardinieri.
Il maschilismo botanico non è una battuta.
Pare che il sessismo vegetale sia la normalità nelle città degli Stati Uniti, ma per fortuna pare meno comune in Italia.

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Molte piante sono dioiche, cioè si dividono fra i due generi maschile e femminile, e gli esseri umani si comportano con le piante come purtroppo avviene spesso anche nella nostra specie: discriminando i sessi. Nei giardini di città o sui viali, i giardinieri distinguono i due sessi vegetali; per motivi di comodità e praticità favoriscono quello maschile, che produce il polline, e penalizzano il genere femminile, che dà il frutto.
La conseguenza è che aumenta la quantità di polline nell’aria. E con il polline (maschile) aumentano starnuti, bruciori, reazioni allergiche.

Il sesso degli alberi

Nel mondo vegetale vi sono piante monoiche e dioiche. Le piante monoiche sono quelle che hanno entrambi i generi, cioè hanno gli stami con il polline e hanno anche il pistillo da cui si svilupperanno semi e frutto. Le piante dioiche invece si dividono tra i due generi: gli alberi maschi diffondono il polline, gli alberi femmine dalla fecondazione sviluppano semi e frutti.
Tra queste piante dioiche (cioè con i due sessi) ci sono il ginkgo biloba, il tasso, il ginepro, l’alloro, il gelso, il salice, l’ailanto.

Sessismo vegetale

Sui viali e nei giardini la pianta di genere femminile può disturbare perché produce semi e frutti. Ne vengono lordate le automobili posteggiate sotto alle frasche e l’erba tosata del giardino.
Così nelle città molti giardinieri selezionano piante maschili, oppure piantano cloni da talea e ibridi che non fruttificano.
La quantità di polline cresce. E gli allergici soffrono.

Che cosa avviene negli Stati Uniti

L’ipotesi che collega le allergie con la “discriminazione botanica” è di Thomas Leo Ogren che in un articolo pubblicato fra i blog del sito web di Scientific American analizza l’eccesso di piante maschili praticato dai giardinieri statunitensi.
Ciò avviene da decenni, e già nel 1949 i manuali per la cura di boschi e giardini suggerivano di scegliere per i filari lungo i viali «soltanto alberi maschili, per evitare il fastidio del seme».
Negli anni seguenti, il dipartimento statunitense per l’Agricoltura ha selezionato e immesso sul mercato quasi 100 nuove varietà e ibridi di acero rosso di sesso solamente maschile, cui si aggiunsero anche via talea varietà commerciali soltanto maschili di salici, pioppi tremuli, frassini, gelsi.
Racconta Ogren che un fenomeno di diffusione di alberi maschi avvenne soprattutto a metà degli anni ’80 quando la grafiosi (la “malattia olandese dell’olmo”) uccise milioni di olmi lungo i viali dell’America del Nord, lasciando disadorne le strade.
Le contee acquistarono così milioni di esemplari resistenti alla grafiosi, esemplari di genere maschile che lungo i boulevard e nei parchi urbani hanno cominciato a ingrandirsi, moltiplicando la quantità di polline a ogni fioritura.
La maggior parte dei vivai oggi vendono per i giardini arbusti e piante di genere maschile come ginepri, tassi, ribes alpini e perfino begonie e altre piante ornamentali.

La scala Ogren delle allergie

A parere di Thomas Leo Ogren, ciò ha sviluppato i fenomeni attuali di epidemia di allergia e asma.
Afferma Ogren che:
il polline può arrivare anche a centinaia di chilometri di distanza, ma in realtà la maggior parte ricade entro poche decine di metri
la pollinosi di prossimità è scatenata dalle piante più vicine a dove viviamo, lavoriamo, giochiamo o andiamo a scuola
quasi tutte le allergie urbane provengono direttamente dal luogo in cui viviamo
raramente le allergie sono innescate da piccole quantità di allergene; in genere sono scatenate da un’overdose, da una sovresposizione.
per frenare l’epidemia di allergie dobbiamo smettere di vendere e piantare nelle città vegetali particolarmente allergenici.
Per questo motivo Ogren ha pubblicato anni fa una scala di misurazione dell’allergia da piante denominata Opals (Ogren Plant Allergy Scale) che è stata adottata da diversi municipi nordamericani per vietare la vendita di alberi maschi.

Viva le femmine

Gli alberi, come sappiamo, hanno la capacità di pulire dagli inquinanti l’aria. Essi assorbono le sostanze. Però poi gli inquinanti vengono ridiffusi dagli alberi che li hanno assorbiti. Ma gli alberi maschi diffondono gli inquinanti attraverso il loro polline (70mila granelli per metro cubo d’aria) che viene respirato dai cittadini, per esempio dai bambini che giocano nei giardini pubblici . Al contrario gli alberi femmina catturano anche il polline diffuso dai loro maschi, e gli inquinanti che essi ridiffondono sono contenuti in semi innocui che cadono a terra.

In Italia c’è meno discriminazione sessuale vegetale

L’Italia non discrimina il sesso degli alberi. In Italia per i viali e i giardini si usano molte piante monoiche, cioè che portano entrambi i generi, come i tigli, i pini domestici (chiamati comunemente pini marittimi), i carpini.
Talora in parchi e viali alberati vi sono alberi dioici che dividono i due generi, come il tasso o il ginkgo biloba. Le strade di campagna sono spesso affiancate da filari di salici e gelsi ma senza alcuna preferenza di genere.
L’unica discriminazione di genere a volte riguarda il ginkgo, la cui femmina viene piantata raramente perché produce frutti dal caratteristico odoraccio che ricorda l’olezzo delle calzature da ginnastica degli adolescenti.

Conferma Fabio Chinellato, dottore in scienze forestali, che «in Italia la questione della selezione genetica e della diffusione dei cloni tramite riproduzione asessuata esiste, ma in genere non è orientata alla selezione del sesso quanto allo sviluppo di caratteri estetici, come le foglie rosse dell’acero giapponese o le fioriture del pero, oppure alla resistenza ad alcune patologie, come il cancro colorato del platano, o ancora alla produttività, come nel caso dei cloni di pioppo per pioppicoltura».
Inoltre i capitolati emanati dagli uffici tecnici dei Comuni per ordinare le alberature raramente arrivano al dettaglio di determinare il sesso delle varietà vegetali.

Riproduzione riservata ©
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    Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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