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Il settore auto paga i timori di recessione, a Milano giù Stellantis e Pirelli

Nonostante gli sforzi delle aziende del settore di reggere all'urto del rallentamento dell'economia, e quindi della domanda, e al perdurare della carenza di semiconduttori e componenti, il comparto non riesce a risollevarsi

di Stefania Arcudi

(ANSA)

2' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Archiviato il tentativo di rimbalzo della vigilia, il settore auto europeo torna sulle montagne russe e viaggia in ribasso (circa -3% l'Euro Stoxx 600, il peggiore in Europa). Nonostante gli sforzi delle aziende del settore di reggere all'urto del rallentamento dell'economia, e quindi della domanda, e al perdurare della carenza di semi-conduttori e componenti, infatti, il comparto non riesce a risollevarsi, tanto più che le previsioni sulle immatricolazioni dei prossimi mesi non anticipano un significativo rimbalzo. In Italia, in settembre, stando ai dati provvisori, sono state registrate 108.247 autovetture, in aumento del 2,78%, ma secondo gli analisti il miglioramento è imputabile al facile confronto anno su anno (l'anno scorso si era assistito a un crollo delle vendite a causa della pandemia) piuttosto che a un reale miglioramento del settore.

I titoli delle quattro ruote sono in discesa in tutta Europa: a Parigi Renault cede circa il 2,5% e Michelin il 3,2%, e a Francoforte Bmw arretra del 2,2%, Daimler del 2,6%, Volkswagen dell'1,8% e Continental del 4,6%. Non fa eccezione Piazza Affari, dove Pirelli & C, Stellantis e Ferrari sono i fanalini di coda. Per altro, secondo indiscrezioni di stampa, il gruppo Stellantis deve fare i conti con dispute sindacali: le sigle italiane starebbero preparando una richiesta di aumento degli stipendi del 6,5% per il 2023 a tutte le società del conglomerato. Secondo le fonti, la proposta per un contratto quadriennale dovrebbe essere presentata lunedì.

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Per analisti trattative su aumento salari «non sorprendono»

Stellantis «ha circa 45mila lavoratori in Italia e stimiamo che un incremento del 6,5% dei salari si tradurrebbe in un aumento dei costi di circa 180 milioni di euro, pari a circa lo 0,9% dell'Ebit di gruppo per il 2022, non significativo nella nostra opinione», dicono gli analisti di Banca Akros. «Una tale iniziativa non ci sorprende e riteniamo che iniziative simili si ripeteranno per tutti i gruppi industriali, in particolare quelli europei. Riteniamo probabile che un aumento possa essere riconosciuto con impatto quantitativo da verificare», spiegano gli analisti di Equita, sottolineando che si stima che «il numero di dipendenti italiani sia il 20% circa per Stellantis, intorno al 20% per Cnh Industrial, intorno al 50% per Iveco e oltre il 90% per Ferrari, società che con più facilità riuscirà a ribaltare eventuali incrementi». Finora «il prezzo-mix ha permesso di compensare le dinamiche inflattive, ma nell'anno fiscale 2023 riteniamo sia più difficile», hanno aggiunto gli esperti.

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