IL RAPPORTO ARERA

Il settore rifiuti paga la mancanza di impianti e filiere del recupero troppo orientate all'export

La relazione annuale di ARERA al Parlamento. La gestione dei rifiuti appare ancora all'inizio di un percorso di consolidamento, sia sul piano della governance che degli assetti produttivi e di efficienza

di Alfredo De Girolamo

(AdobeStock)

5' di lettura

La consueta relazione annuale di ARERA al Parlamento fotografa una situazione differenziata fra i diversi settori regolati e fra le diverse aree del Paese. Analizzando ovviamente il 2019 l'analisi non include gli effetti di Covid19.

I settori energetici (gas, energia elettrica e telecalore) appaiono ormai maturi e stabili sul piano economico e regolatorio, il servizio idrico è in una fase di transizione comunque vicina alla maturità, la gestione dei rifiuti appare ancora all'inizio di un percorso di consolidamento, sia sul piano della governance che degli assetti produttivi e di efficienza.

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Una “scala di maturità” direttamente collegata all'inizio delle attività di regolazione nazionale: energia primi anni 2000, servizi idrico 2011, gestione rifiuti urbani 2018/19.

Il “service divide” caratterizza ancora i due servizi a base locale (rifiuti ed acqua), con caratteristiche industriali, istituzionali, economiche e produttive ancora molto distanti fra le aree del centro-nord e quelle del centro-sud.

Sul settore energetico la relazione dell'Autorità sottolinea le criticità nazionali dovute soprattutto al differenziale dei prezzi fra la fornitura di gas ed energia elettrica in Italia rispetto agli altri paesi europei. Differenze che valgono per gli utenti domestici, ma anche per molte fasce di utenti non domestici.

Un male antico, che non riusciamo a correggere, incidendo negativamente sulla competitività dei nostri territori. In questi settori la concorrenza si è ormai imposta, con la maggioranza degli utenti passata al libero mercato. Il progresso delle fonti rinnovabili procede anche grazie a una iniezione di incentivi imponente (circa 11 miliardi l'anno) che gravano sulla struttura tariffaria.

Segnali positivi sul lato dell'efficienza energetica, con una tendenziale riduzione della intensità energetica dei diversi comparti economici (domestico, oltre che industria e agricoltura): risultato anche qui della massiccia dose di incentivi (certificati bianchi, ecobonus edilizia). Risultato destinato a rafforzarsi con la prossima entrata in vigore del super bonus 110 %.

Nel settore idrico si registra una governance ancora troppo disomogenea: ARERA approva schemi tariffari solo per 98 gestioni, che servono 34 milioni di abitanti, il 57% del totale. La restante popolazione quindi (concentrata nel Mezzogiorno) non è ancora correttamente regolata. Una Italia a due velocità che genera un service divide evidente e che potrebbe replicarsi anche nel settore dei rifiuti. Le gestioni sono ancora troppe: accanto ai circa 300 gestori in forma industriale (che servono 48 milioni di abitanti), sopravvivono ancora molte gestioni in economia, alcune per singolo sottoservizio (fognatura e depurazione).

Il dato più interessante continua ad essere l'aumento degli investimenti, destinati a correggere le principali criticità del sistema, prima fra tutte le perdite di rete (47%). Negli ultimi quattro anni, grazie agli incentivi tariffari dei vari metodi tariffari approvati fino al MTI3, gli investimenti in Italia sono stati pari a 12 miliardi di euro, passando dai 2,2 miliardi del 2016, ai 3,4 del 2019.

Migliorato anche il tasso di realizzazione degli investimenti programmati dai Piani di ambito passato dal 77,6% del 2015 all'85% nel 2017. Una buona performance di capacità di investire, che fa ben sperare sulla possibilità per il settore idrico di beneficiare dei fondi europei di Next Generation UE, come prevede la bozza di Piano nazionale di ripresa e resilienza presentato dal Governo al Parlamento ed inviato alla Commissione.

Il Ministero dell'ambiente e ARERA hanno presentato al MEF due “pacchetti di investimenti” da finanziare con il recovery fund in materia di acquedotti (ed invasi) e depurazione. Usare i fondi europei per questo settore è fondamentale per superare il service divide, e produrre crescita economica ed innovazione nei diversi territori, grazie alla realizzazione di interventi diffusi.

A fronte dei miglioramenti della capacità di investimento e della qualità tecnica dei servizi, la tariffa idrica è stata sostanzialmente stabile, con un aumento medio dell'1,1% (ma con una riduzione dell'1,3% per circa 10 milioni di abitanti) nell'ultimo anno.

La tariffa idrica italiana (circa 2 euro a mc) inferiore a quella dei paesi nord europei (intorno a 4 euro al mc), sta quindi stabilizzandosi, generando un carico sulla famiglia media di circa 300/350 euro all'anno.

L'Autorità di regolazione e il legislatore nazionale hanno introdotto importanti novità sul lato della qualità tecnica e della difesa del consumatore: bonus idrico, interventi sulla morosità e fondo di garanzia durante la crisi Covid19 di questo 2020, spinta allo smart metering e alla sostituzione dei contatori, superando le gestioni condominiali.

La relazione di ARERA infine analizza il settore rifiuti urbani, per il quale l'attività di regolazione è iniziata nel 2018. Questi due anni sono stati caratterizzati sia da una costante attività di raccolta dati, che dalla prima produzione di un metodo tariffario normalizzato, la cui efficacia è stata rallentata dalla emergenza sanitaria. Non si hanno quindi ancora risultati di carattere economico del settore.

Nell'insieme ARERA denuncia un'estrema frammentazione gestionale, sia a livello orizzontale (gestori di piccole dimensioni e gestioni in economia) sia a livello verticali (gestori per singolo servizio). Il percorso di costituzione delle Ato avviato dal Decreto Ronchi nel 1996 non si è realizzato, se non in poche regioni, in tutto solo 45 enti di ambito), e l'obiettivo di una “gestione integrata dei rifiuti urbani” ben lontano dall'essere raggiunto.

L'Anagrafe dei gestori, istituita da ARERA, ha registrato oltre 6500 nominativi (gestori di almeno una attività), un numero sproporzionato, ben superiore a quello del settore idrico (circa 2000). Nell'88% dei casi si tratta di gestioni in economia dei singoli comuni. I gestori industriali in forma di aziende pubbliche, private, o miste, sono poco più del 10% del totale, circa 700.

L'analisi svolta sugli impianti di trattamento e smaltimento (discariche, inceneritori ed impianti di selezione) ha riguardato circa 200 impianti, ha fatto emergere una forte differenziazione dei prezzi di accesso agli impianti, e descrive comunque un quadro di non autosufficienza impiantistica nazionale, particolarmente evidente in alcune regioni del centro-sud.

Il primo metodo tariffario (MTR) approvato da ARERA produrrà i suoi risultati fra il 2020 ed il 2021 e c'è molta attesa per la sua applicazione. Molti i nodi ancora da affrontare: il superamento del tributo (TARI) per arrivare ad una impostazione tariffaria matura; il completamento della gestione per ambito e conseguenti tariffe omogenee, una crescente trasparenza nei dati tecnici ed economici delle gestioni, il progressivo superamento dei sussidi incrociati tariffari fra utenze domestiche e non domestiche.

La crisi Covid19 ha fatto percepire al Paese un settore rifiuti che ha ben risposto alle difficoltà, ma ha messo in luce anche la sua fragilità e le molte criticità, prima fra tutte la mancanza di impianti e filiere del recupero troppo orientate all'export. In ogni caso i servizi pubblici hanno garantito la tenuta del Paese nella pandemia.

I settori regolati da ARERA sono centrali nel Piano di rilancio dell'economia italiana e devono essere uno dei cardini delle politiche di spesa dei fondi europei, Next Generation UE adesso, ma anche Fondi strutturali fra pochi mesi.

Settori al centro delle sfide e delle raccomandazioni europee (transizione ecologica, digitale), capaci di fare investimenti pubblici e privati ingenti necessari per completare le infrastrutture di base ancora carenti in tutti i settori. Investimenti facilmente cantierabili e facilmente bancabili grazie proprio alla attività del regolatore nazionale. Investimenti a triplo dividendo: ambientale, economico e sociale (occupazione qualificata).

Settori infine fortemente vocati all'innovazione, specie quella digitale sia nelle attività di produzione (industria 4.0) che sul lato domanda ed utenti (smart city).

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