j’accuse

Il «sistema Casaleggio»: in un libro la rete del manager tra Rousseau, business e istituzioni

di Manuela Perrone


default onloading pic
Ansa

6' di lettura

L’esordio è tranchant: «In Italia c’è una persona che con un investimento di soli trecento euro si è assicurata l’influenza sul governo del Paese, una rete di relazioni privilegiate e la gestione di un flusso di denaro di svariati milioni di euro. Il metodo che ha utilizzato è perfettamente legale e facilmente riproducibile; il ruolo che si è costruito inattaccabile. Stiamo parlando di Davide Casaleggio». “Il sistema Casaleggio” è il titolo del nuovo libro, appena edito da Ponte alle Grazie, scritto da Nicola Biondo, ex capo della comunicazione M5S alla Camera, e da Marco Canestrari, ex dipendente della Casaleggio Associati, già autori di “Supernova. I segreti, le bugie e i tradimenti del Movimento 5 Stelle”. I 300 euro citati sono la quota versata dai Casaleggio per la costituzione dell’Associazione Rousseau al momento della sua fondazione, l’8 aprile 2016.

Se in “Supernova” si raccontava la nascita e l’evoluzione del M5S, nel nuovo volume - presentato oggi a Montecitorio - Biondo e Canestrari si concentrano sul figlio del cofondatore. «Descrivere il potere dei Casaleggio - scrivono nell’introduzione - è come comporre un puzzle. Ci sono migliaia di pezzettini: associazioni aperte e chiuse, avvocati, notai, relazioni, contatti, incontri, cene, convegni, partiti politici, aziende pubbliche e private». Addentrarsi nei vari tasselli, secondo gli autori, è un viaggio che racconta «come le nostre democrazie siano diventate fragili e, forse, indifese». E che fa dell’Italia un caso paradigmatico, «un monito per tutto il mondo: siamo in pericolo ed è urgente trovare soluzioni efficaci per salvarci».

Ce n’è per tutti. Beppe Grillo? «È stato per lunghi anni un asset» dell’azienda Casaleggio Associati, sostengono Biondo e Canestrari. Il blog fa registrare costi crescenti e utili indiretti, come l’aggancio con l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, da cui la srl milanese «riceve tra il 2005 e il 2010 non meno di 1.800.000 euro» per gestire la comunicazione. Con interferenze di Grillo e Casaleggio che per gli autori diventano via via più ingombranti. Quando l’ex ministro «è costretto dagli stessi dirigenti del suo partito a interrompere la proficua collaborazione», il bilancio dell’azienda «accusa il colpo: nel 2011, per la prima volta, chiuderà l’anno in rosso: -57.800 euro». Ma l’eredità dell’esperienza è un’altra: «Per cinque anni Casaleggio e i suoi soci hanno frequentato i palazzi romani, stretto amicizie, coltivato relazioni».

La galassia intanto cresce. Nel libro si indicano altre relazioni “capitalizzate”, come quella con il gruppo editoriale Gems (che ristruttura il sito voglioscendere.it, il blog collettivo di Travaglio, Gomez e Corrias trasformato nel blog degli autori di Chiarelettere, una editrice del consorzio). Si descrivono natura e compiti dei siti gestiti in proprio dalla Casaleggio Associati, come tzetze.it, lafucina.it, la webTv La cosa, accomunati dal metodo: notizie sensazionalistiche cui rimandava la barra destra del blog, che trasformano il traffico in denaro.

Ma la svolta è la nascita del M5S, nel 2009, che porterà in Parlamento nel 2013 163 parlamentari. «L’azienda fattura oltre due milioni di euro. In ufficio, entro poche decine di metri quadri, si passa dalle consulenze commerciali a quelle politiche. In quei corridoi s’incrociano giornalisti, editori, manager pubblici e privati, parlamentari, alte cariche dello Stato. Tutti vengono a parlare con Gianroberto». E ancora: «Tutto, nel Movimento, è gestito in Casaleggio Associati. Dalla certificazione delle liste alla stesura degli statuti, alle lettere di espulsione degli attivisti».

Biondo e Canestrari non attribuiscono secondi fini a Gianroberto, appassionato di esperimenti di «ingegneria sociale» sin dai tempi di WebEgg, se non quello di usare le sue aziende per soddisfare le sue curiosità accademiche. «Nella convinzione di non star facendo nulla di male - scrivono - rifiuta di separare le attività e i destini, anche finanziari, dell’azienda, da quelli del Movimento. Non cede alle pressioni di chi gli suggerisce di accettare che la macchina del partito venga in qualche modo finanziata. Sarebbe rinnegare tutto quanto predicato fino a quel momento: la politica senza soldi, la potenza della Rete, l’inutilità di una qualsivoglia struttura gestionale per l’attività politica».

Dalla morte di Gianroberto, il 12 aprile 2016, Davide entra in scena in prima persona. Insieme all’Associazione Rousseau, di cui Casaleggio jr è presidente, tesoriere e amministratore, e che controlla l’omonima piattaforma, cuore digitale della democrazia diretta targata M5S finita ancora una volta ieri nel mirino del Garante della privacy. Per gli autori è «il ramo politico» della Casaleggio Associati. Da quel momento comincia la separazione tra il blog di Grillo e il blog delle Stelle (che più tardi diventerà un divorzio) e la raccolta fondi da parte dei lettori e degli iscritti. Mentre l’azienda milanese allarga la rete di relazioni e amplia le aree di interesse: «Non solo più e-commerce, ma pure venture capital, intelligenza artificiale, blockchain. Diventa uno sponsor affezionato - si legge - Poste italiane, azienda partecipata per il 35% da Cassa depositi e prestiti. Il Sistema comincia il riposizionamento in vista del voto del 2018».

Nel frattempo nasce l’Associazione Gianroberto Casaleggio, sempre presieduta da Casaleggio jr, che promuove l’evento annuale Sum (domani a Ivrea la terza edizione). «È una vetrina - secondo Biondo e Canestrari - Davide non parla, fa parlare i relatori. È un messaggio e una chiamata in corresponsabilità: c’è un mondo di potenti che col sistema Casaleggio decide di flirtare. Sum è la celebrazione di questo sistema». La tesi è che questa seconda associazione e l’evento, voluto da Davide in ricordo del padre, siano «la chiave di Casaleggio per l’ingresso in società» , il «catalizzatore del Sistema».

Un capitolo è dedicato alla piattaforma Rousseau e al rebus dei dati anagrafici di attivisti, candidati, eletti. Fino al 2016, sottolineano Biondo e Canestrari, titolare dei dati del Movimento risulta essere Beppe grillo, mentre Casaleggio Associati è la responsabile del trattamento dei dati. «Le persone che scrivevano le proprie opinioni politiche attraverso gli strumenti gestiti dall’azienda sono state profilate?», domandano gli autori. Casaleggio ha sempre negato. Dopo l’incursione hacker dell’estate 2017, il Garante della privacy ha multato Rousseau per la carente protezione dei dati personali. Ancora ieri ha rimarcato che la piattaforma continua a presentare «vulnerabilità», anche legate all’assenza di controlli sul nucleo ristretto di addetti che gestisce, ad esempio, i voti online. «È falso dire che tramite Rousseau viene disintermediato il rapporto tra eletti ed elettori», si afferma nel libro. «È l’esatto contrario, con l’aggravante che l’intermediario non risponde ai minimi requisiti democratici di trasparenza e responsabilità».

Ci sono altri aspetti: da questa legislatura all’Associazione ogni parlamentare M5S versa 300 euro al mese come contributo per la gestione delle piattaforme tecnologiche e altri servizi. Il dubbio sollevato dagli autori è che in caso di versamenti obbligati, legati alla stessa possibilità di candidarsi, quel contributo non possa essere considerato donazione, con ciò che ne consegue a livello fiscale. Ma l’Associazione ha seccamente smentito ogni insinuazione di elusione del fisco, affermando che «riceve contributi per “piattaforme tecnologiche per l’attività dei gruppi e dei parlamentari e per scudo della rete”, ritenendo di qualificarli come «contribuzioni non soggette a certificazione ai sensi del Dm 27/10/2015». La ricevuta rilasciata ai parlamentari, dunque, non ha i connotati di «ricevuta fiscale», anche se resta l’onere degli adempimenti Iva perché l’attività «assume qualificazione commerciale ai fini Iva». Nel 2018 sono stati versati 146.234 euro.

Nel volume si definisce Davide Casaleggio «il lobbista più potente d’Italia». Si ricapitolano le turbolente vicende della Roma di Virginia Raggi, e delle donne e gli uomini della classe dirigente capitolina del M5S. Che spesso vengono spediti nella Capitale proprio da Casaleggio. Si ricorda il ruolo di Luca Lanzalone, il manager «Mister Wolf» prima arrivato alla guida di Acea (la multiutility quotata dell’acqua e dell’energia) e poi arrestato in relazione alla vicenda stadio della Roma. Anche qui Biondo e Canestrari ravvisano «un sistema», dentro e fuori il Movimento. Usando parole forti su Di Maio («Da vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico si comporta come se fosse il procuratore personale di Casaleggio») e facendo notare come le mosse del leader M5S a Palazzo Chigi in tema di venture capital, blockchain e intelligenza artificiale siano perfettamente aderenti alle istanze portate avanti in questi anni dalla Casaleggio Associati. Strada facendo si incrociano, all’interno del puzzle citato all’inizio, altri centri di interesse, da Consulcesi, sponsor del rapporto della Srl milanese sulla blockchain, alla Link Campus University, fucina di ministri M5S.

Su questo intreccio nasce - è il fulcro del libro, che non tralascia «la lunga guerra contro il Quirinale» e i rapporti internazionali con Steve Bannon, con Mosca e con Pechino - «la Repubblica di Casaleggio. Quella in cui “il Parlamento potrebbe diventare inutile”», secondo la profezia di Davide. L’interrogativo finale, aperto, è uno: «Le nostre democrazie sono pronte a questi metodi di gestione del consenso e del potere?».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...