ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùI numeri dell’industria

Il sistema moda cresce ma chiede attenzione al Governo centrale

I rischi di una «permacrisi», uno stato permanente di incertezza, necessitano di provvedimento urgenti di sostegno alle imprese

di Silvia Pieraccini

Visitatori fra gli stand di Pitti Immagine Uomo 103 a Firenze

2' di lettura

La pandemia, la guerra in Ucraina, la forte oscillazione dei prezzi energetici e la difficoltà negli approvvigionamenti di materie prime hanno lasciato timori e ferite nelle aziende italiane della moda che, pur avendo reagito in modo brillante e avendo messo a segno nel 2022 risultati record di fatturato (107 miliardi di euro nel sistema moda allargato a occhiali e gioielli, +16% sul 2021 e +9% sul 2019, con 28 miliardi di saldo commerciale positivo), si trovano ancora a fronteggiare una situazione complessa e ricca di ostacoli che, da un momento all’altro, potrebbero trasformarsi in danni.

Per questo all’inaugurazione della 103esima edizione del Pitti Uomo, la più importante rassegna al mondo di moda maschile che ospita le collezioni di 790 marchi per il 40% esteri, ieri alla Fortezza da Basso di Firenze, l’industria della moda ha chiesto al Governo attenzione e interventi per sostenere un settore strategico del Paese. «La situazione è articolata, non dimentichiamoci delle politiche industriali», ha detto Antonella Mansi, presidente del Centro di Firenze per la Moda italiana (Cfmi), che controlla Pitti Immagine, rivolta al sottosegretario agli Esteri, Giorgio Silli, intervenuto sul palco. «Ci sono elementi che ci preoccupano, anche se siamo andati meglio di Francia e Germania», ha aggiunto Claudio Marenzi, presidente di Pitti Immagine, mentre Sergio Tamborini, presidente di Sistema moda Italia (Smi), ha evocato la «permacrisi» per indicare il rischio di una crisi permanente. «La sfida ora sarà coniugare lo sviluppo con la sostenibilità sociale e ambientale», ha sottolineato.

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Silli ha rassicurato sulla vicinanza del Governo al settore moda: «La nostra presenza – ha replicato riferendosi anche alla presenza in sala della sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni – dimostra quanto il Governo creda nel made in Italy e punti sulla valorizzazione dell’export e sull’incremento della bilancia commerciale». Silli ha ricordato come l’Italia sia il secondo esportatore al mondo di moda e il primo in Europa, e ha garantito la destinazione delle «maggiori risorse possibili» al made in Italy.

Sul fronte fieristico, il nodo da sciogliere è (ancora) il restyling della cinquecentesca Fortezza da Basso, che deve rinverdire fascino e efficienza con pesanti lavori strutturali, al via nel luglio prossimo. «Siamo preoccupati per le tempistiche, occorre che non ci siano interruzioni dei saloni», ha ammonito Marenzi. Ma né il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, né il sindaco di Firenze, Dario Nardella, azionisti pesanti della società Firenze Fiera che gestisce la Fortezza, si sono sbilanciati. Giani ha delineato il futuro della Fiera «in relazione con altri centri fieristici» (la trattativa è con Fiera Milano), Nardella ha elencato progetti e tempi di apertura dei cantieri.

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