Lo stato dell’industria

Il sistema moda rallenta, ma reagisce rafforzando l’asse Firenze-Milano

di Giulia Crivelli


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La sfilata Zegna AI 2019-20

3' di lettura

Ai segnali di rallentamento – che ci sono e non si possono ignorare – si risponde con nuovi progetti, spirito di squadra e sottolineando i dati positivi: anche questi ci sono e anche questi vanno messi in evidenza. È lo spirito con il quale Carlo Capasa, presidente della Camera nazionale della moda, l'associazione che, tra le molte altre cose, organizza le fashion week milanesi, ha presentato la prossima edizione di Milano moda uomo, che si terrà dal 14 al 17 giugno, raccogliendo il testimone da Pitti, la kermesse tradizionalmente dedicata alle collezioni maschili, che si svolgerà a Firenze dall'11 al 14 giugno.

«Dal 2008 al 2018 il settore del tessile-moda-abbigliamento è cresciuto a una media annua del 3% e il 2018, in particolare, lo abbiamo chiuso con un fatturato in aumento del 3,3%. Siamo il secondo settore manifatturiero dell'economia italiana e il primo per contributo all'export – ha spiegato Capasa, appena tornato da New York per l'iniziativa Camera Club, una vetrina di giovani talenti italiani sulla High Line, tra i luoghi più suggestivi e visitati di Manhattan –. Nel primo trimestre di quest'anno però siamo cresciuti dello 0,2%, per una combinazione di fattori interni ed esterni. Non possiamo essere contenti, ma nemmeno sconfortati: il 2019 potrebbe avere, come è accaduto nel 2018, un andamento non lineare e riservare sorprese positive nel secondo semestre».

Capasa e Camera della moda condividono l'atteggiamento resiliente, che nasce dalla consapevolezza dell'unicità del sistema moda italiano e, per quanto riguarda l'uomo, dell'asse Firenze-Milano, senza eguali nel mondo. Pitti Immagine, Confindustria Moda e Sistema moda Italia hanno risposto alle previsioni di crescita delle richieste di Cig in modo, per usare un termine macroeconomico, anticiclico: la prossima edizione di Pitti Uomo sarà più ricca del solito e vedrà un maggior coinvolgimento della città, nonché il debutto di Ferragamo alla kermesse, con una sfilata speciale. Smi dal canto suo ha un programma in cinque punti per rilanciare la formazione, il ruolo a Bruxelles e la sostenibilità del settore, legato all'innovazione, che comporta investimenti in macchinari, oltre che nelle persone.

Camera della moda propone un calendario fatto di ritorni (Etro, Palm Angels, Philipp Plein), debutti (Fay e Be Blumarine, nuovo marchio) ed eventi aperti alle collezioni donna, come quello di Stella McCartney.
«La moda e le fashion week sono sempre più fluide – ha ricordato Capasa –. A New York accanto alle collezioni i giovani stilisti italiani di Camera Club hanno mostrato altre loro passioni, a partire dalla musica, perché spesso sono anche dj. La stessa fluidità e osmosi tra moda e altri ambiti creativi la vedremo a Milano, con un evento speciale di Prada legato alla scena musicale e uno di Gucci prettamente culturale». Ma fiore all'occhiello della Camera della moda e delle settimane milanesi sono forse le iniziative per i giovani, che Carlo Capasa ha sempre messo in cima alle priorità della sua presidenza, perché dai talenti emergenti passa il futuro della moda italiana. Chi sostiene che l'Italia non sia un Paese per giovani o, peggio, che sia proprio un Paese per vecchi, guardando alla moda dovrebbe ricredersi. Camera Club ad esempio, dopo il debutto a New York, sarà a Milano e poi a Shanghai.

«Possiamo contare sul sostegno di Mise, Ice e Confartigianato Imprese e sulla nostra capacità interna di fare squadra, come dimostra la scelta di Giorgio Armani di chiudere le sfilate, lunedì 17 – ha concluso Capasa –. Ma su molte altre cose non abbiamo controllo, a partire dall'instabilità internazionale, dalla guerra commerciale tra Usa e Cina, dalle minacce che Donald Trump lancia anche all'Europa e sul possibile rialzo dell'Iva». Capasa è contrario e spera che a nessun Governo o ministro venga in mente di usare questa misura, che, ha detto testualmente, «ucciderebbe la gallina dalle uova d'oro dell'economia italiana, la moda».

Tornando ai dati più recenti, il presidente della Camera della moda ha ricordato che l'uomo vale il 39% dell'export complessivo del comparto e il 55% se si considerano solo i mercati extra Ue, trainati dalla Cina. «Sta crescendo meglio della donna, un ulteriore segno di fluidità dei consumi nei vari mercati. L'Italia ha già oggi un vantaggio competitivo su Francia, Regno Unito, Spagna: spero davvero che non si pensi di azzerarlo con uno strumento iniquo e deleterio per i consumi come l'Iva.»

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