Cultura in rete

Il Sistema Museale Nazionale accredita più di 200 musei

Il progetto del Ministero della Cultura per armonizzare su livelli di qualità minimi migliaia di musei e luoghi della cultura su tutto il territorio: obiettivo creare network e sinergie

di Giuseppe Cosenza

5' di lettura

Il Sistema museale nazionale (SMN) è il progetto più ambizioso degli ultimi anni promosso dal Ministero della Cultura e, al suo compimento potrebbe rivoluzionare l'intero settore dei Beni Culturali. Tuttavia, pur essendo molto importante, se ne parla poco, forse perché non fa tendenza, o forse per la lentezza dei risultati dovuta all'enorme lavoro che Stato, Regioni, Comuni e Associazioni stanno facendo per armonizzare migliaia di musei e luoghi della cultura, diversi tra loro. L'obiettivo è quello di strutturare una rete tra gli oltre 5mila musei sparsi per tutta la penisola per collegarli tutti: i musei piccoli e quelli grandi, i civici, gli ecclesiastici, gli statali, i pubblici, i privati, i regionali, i diocesani, i musei di impresa, gli universitari, i militari, e la lista potrebbe allungarsi. È un compito non facile che si è dato il Ministero della Cultura, se si considera che solo il 10% dei musei italiani è di proprietà statale.

Il progetto

Il SMN è un progetto che parte dal lontano, dall'anno 2001 con l'atto di indirizzo sui criteri tecnico–scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei D.M. 10/05/2001, dove alla base c'era la volontà di superare l'idea del museo come, mero, luogo espositivo e di considerarlo come agorà di partecipazione, confronto e crescita. Nel 2004, il Codice dei beni culturali e del paesaggio, Dlgs n. 42/2004, all'art. 114, fissa i livelli minimi di qualità delle attività di valorizzazione su beni pubblici. Dal 2004 si transita al 2007 con la Carta nazionale delle professioni museali , per arrivare al 2014 con la riforma dei musei voluta dal ministro Dario Franceschini, vera pietra miliare del SMN. Difatti, il Decreto Ministeriale del 2014 all'epoca provocò non poche polemiche e introdusse diversi cambiamenti, quali musei dotati di autonomia speciale e, quindi, provvisti di uno statuto, un C.d.A., un bilancio, ecc.; la nuova definizione di museo conforme a quella data da ICOM, e soprattutto, istituì il SMN, avviando così un percorso ancora in itinere.

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La normativa

Prima di arrivare al 2018, anno in cui il processo di formazione del SMN ha una sua accelerazione, dal 2015 al 2017 la Commissione presieduta da Lorenzo Casini svolge un lungo lavoro preparatorio sui livelli di qualità e gli standard minimi di funzionamento dei musei. Nel 2018 vengono pubblicati tre decreti, il primo, il D.M. 113/2018, definisce le finalità del SMN, ne fonda il funzionamento sui livelli minimi uniformi di qualità e individua gli organi che devono realizzare il Sistema. Il secondo Decreto del 20 giugno 2018 definisce l'iter istruttorio di accreditamento dei musei statali e non statali, gli organi preposti a valutare e ad accreditare i musei e ad attribuire i punteggi di valutazione. Il terzo decreto, accessorio agli altri due, il D.M 9 agosto 2018, istituisce la Commissione per il sistema museale nazionale, l'organismo presieduto dal Direttore generale dei Musei e composto da rappresentanti del MiC, di ICOM, delle Regioni, delle Province e dei Comuni. La Commissione è il vero ago della bilancia istituzionale perché è chiamata a valutare gli accreditamenti dei musei non statali e, dunque, ad armonizzare i livelli minimi uniformi di qualità delle Regioni, le quali in base al Titolo V della Costituzione hanno la potestà legislativa concorrente in materia di valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali.

I risultati

Quali sono i primi risultati dell'accreditamento? Allo stato attuale, i musei statali e non statali accreditati sono 169, di cui 32 istituti autonomi e 137 musei non statali (lombardia, Toscana e Sardegna). I musei collegati sono 84 non statali. Le Regioni che hanno aderito si dividono in due categorie. La prima comprende gli enti in possesso di un proprio sistema di accreditamento o riconoscimento, quali Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Toscana, Sardegna e Province autonome di Trento e Bolzano. La seconda accoglie gli enti privi di un proprio sistema di accreditamento o riconoscimento e sono: Friuli Venezia Giulia, Puglia, Marche, Sicilia, Umbria, Veneto, Abruzzo e Liguria. Mancano all'appello Molise, Basilicata e Valle d'Aosta.

Come avviene l'istruttoria di accreditamento e quindi la verifica dei livelli minimi uniformi di qualità? L'iter complesso lo spiega Michela Cascasi, funzionario della Direzione generale Musei del MiC, responsabile dell'Unità Organizzativa dedicata al SMN. I musei statali trasmettono la domanda allegando un questionario di autovalutazione della situazione del museo secondo i livelli minimi uniformi di qualità. La Direzione esegue l'istruttoria che si conclude con l'esito definito dal Direttore generale (ndr. attualmente Massimo Osanna). Per i musei non statali, le domande sono trasmesse alle Regioni tramite le proprie piattaforme come la Lombardia, oppure, se ne sono sprovviste, attraverso la piattaforma informatica del SMN. Le domande delle regioni in possesso di un proprio sistema di accreditamento o riconoscimento sono valutate da un ufficio regionale, normalmente connesso all'assessorato alla cultura, mentre le regioni che ne sono prive, la domanda viene trasmessa a un Organismo regionale di accreditamento. Nel primo caso la Commissione per il sistema museale nazionale prende visione dell'atto di accreditamento regionale, avendo già valutato l'adesione delle regioni in possesso degli standard. Nel secondo caso, la Commissione valuta la domanda del museo e decreta l'accreditamento o il collegamento al SMN. Una fatica non da poco, se si considera che rientrano nel Sistema, anche, gli enti dotati di autonomia speciale.

Gli effetti su grandi e piccoli

Quali saranno gli effetti del SMN nel settore dei beni culturali? Secondo Alberta Campitelli, membro della Commissione per il sistema museale nazionale e coordinatrice per il Lazio di ICOM, il Sistema nasce con l'idea di far crescere i piccoli musei e di creare delle economie di scala. Ad esempio, i piccoli borghi potrebbero consorziarsi e nominare un solo direttore per gestire più musei. Tutti gli istituti culturali si dovranno adeguare a livelli di qualità di funzionamento elevati, ed avere personale qualificato, sistemi di sicurezza e orari certi di apertura al pubblico. Quindi, non si avrà più la brutta sorpresa di trovare un vigile urbano a dirigere un museo e non il traffico, come è successo in passato. Il SMN sarà da stimolo al miglioramento per tutti gli attori coinvolti e ICOM è stato un protagonista del cambiamento. I musei insomma sono stimolati perché aumentano gli standard e posso accedere a finanziamenti con i bandi. Il MiC si fa carico anche dei musei non statali: cambia anche il modo di tutelare il museo.

Pur con le sue difficoltà il SMN va avanti e mantiene l'impronta che Antonio Lampis, ex direttore generale Musei, gli ha impresso nel 2018, quando emanò i decreti istitutivi e che ha ribadito ad Arteconomy24. Il SMN nasce come un sistema inclusivo, centrale ma non statale, su base volontaria che lascia spazi di autonomia agli enti territoriali. Non esclude i musei privi dei requisiti minimi, in quanto li collega ai musei accreditati e li avvia verso un miglioramento continuo. Dal punto di vista del visitatore, il SMN favorirà un'offerta di qualità e l'interazione con i musei. Potrebbe diventare una sorta di Tripadvisor, dove i cittadini votano, discutono, criticano e poi decidono cosa visitare.

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