RIFORMA TERZO SETTORE

Il sociale diventa (anche) un business

di Enrico Bronzo

(Mike Palazzotto / AGF)

4' di lettura

La riforma del terzo settore avvicinerà considerevoli capitali di rischio al mondo del sociale. Il profitto è stato sdoganato, anche se con il paletto dal rendimento dei buoni postali fruttiferi e anche se le organizzazioni del terzo settore più ideologizzate potrebbero fare fatica ad accettare la novità. Il tutto mentre il flusso incontrollato di immigrati sta spiazzando i Governi europei che per integrarli, e per evitare tensioni sociali, dovranno dotarsi di competenze ora assenti. Magari affidandosi a società del Terzo settore.

Mario Calderini è ordinario al Politecnico di Milano. È uno dei relatori della Boat camp, evento voluto da Acra ong e dalle coop Cgm in corso a bordo di un traghetto della Grimaldi lines lungo la rotta Civitavecchia-Barcellona per formare centinaia di giovani di tutto il mondo sull'impresa sociale.

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Il professor Calderini insegna strategie e gestione d'impresa e social innovation, corso di laurea che sta avendo molto successo. È al Boat camp anche per verificare di persona i casi di studio presentati. Tutto ebbe origine perché 3-4 anni fa l'allora rettore del Politecnico Milano, Giovanni Azzone, decise di investire sullo studio e l'insegnamento del sociale produttivo.

«Per gestire imprese sociali c'è bisogno di più managerialità, di strutture. Perciò all'interno del Politecnico è nato il centro Tiresia. C'è bisogno di implementare modelli di misurazione dell'impatto sociale dei singoli interventi, perché la legge del terzo settore impone che vengano forniti agli investitori: enti filantropici, fondazioni private o bancarie che siano».

Professore, come la riforma potrà dare più lavoro e opportunità di business?
L'impresa sociale produttiva sta cambiando in due modi: innanzitutto è diventata ibrida, nel senso che oltre al discorso solidaristico deve essere sostenibile e capace di generare profitti. Inoltre, sempre più per risolvere problemi sociali hai bisogno di competenze e capitali tradizionalmente non presenti nel terzo settore.
Inoltre, le risorse umane composte da volontari andranno affiancata da altre figure in conseguenza del maggior ricorso alla tecnologia, ormai accessibile perché a costi più contenuti, e ai maggiori capitali in arrivo necessari a far raggiungere alla start-up i livelli richiesti.

Un suo giudizio sulla riforma del Terzo settore?
Molto positivo. Faccio una premessa. Sono stato consigliere del ministro Profumo nel Governo Monti e feci parte del gruppo internazionale che si occupò per primo di social tech. Fu il premier inglese Cameron che in un G8 diede il là alla costituzione di un panel sull'impresa sociale, avendo capito che nel mondo il finanziamento pubblico del welfare arretra e che per la finanza potevano esserci operazioni vantaggiose nel sociale, non solo come ritorno d'immagine ma anche come investimenti poco rischiosi, anche se a fronte di bassi profitti attesi.

Ok bene, andiamo avanti?
Siamo in una fase in cui ci sono una valanga di idee di business sociale. Bene, ma in molto casi non ci investirei. Spesso mancano i business plan. La riforma del terzo settore ha adeguato il codice civile alla trasformazioni societarie compiendo innanzitutto un gran esercizio di riclassificazione tra imprese sociali, start up e coop. E' stato fatto ordine nel terzo settore produttivo e viene consentita la distribuzione dei dividendi ai privati, in particolare imprese sociali, enti filantropici e fondazioni d'impresa e bancarie.
Come detto con il limite dei rendimenti dei buoni postali fruttiferi, un 2-3%. Per alcuni operatori il legislatore poteva osare di più. Inoltre le società che investono avranno indietro il capitale investito quando nel non profit puro non lo rivedevi più.

Passiamo alla misurazione dell'impatto sociale
Come Politecnico abbiamo lavorato per un fondo specializzato che ha raccolto 20 milioni di euro per le imprese sociali e a cui abbiamo fornito modelli di misurazione dell'impatto sociale dell'investimento. Esempi semplici di misurazione sono le recidive dei carcerati - per esempio “diminuiscono i furti” – o l'abbandono scolastico. Tornando alle novità salienti della riforma è cambiata la governance con gli investitori privati che ora potranno essere più presenti nei cda e con incentivi fiscali molto più alti per i privati che fornisce equity.

Le banche sono interessate al sociale?
Sempre più avviano linee speciale di prestiti per l'impresa sociale. Tre le ragioni di eventuali investimenti delle banche: 1) la responsabilità sociale propria dell'impresa: che chi restaura il teatro e c'è chi investe nell'impresa sociale; 2) il ricorso al micro-credito perché il settore sociale è comunque meno rischioso anche perché chi vi opera è aiutato dal pubblico, ha di solito numerosi legami e un approccio meno opportunistico; 3) per avere le banche un ritorno non sul fronte degli impieghi ma su quello della raccolta.

Cosa pensa dei workshop del Boat camp 2017?
MI piace la rete svedese di Mobilearn costituita per aiutare gli immigrati. Anche sul lavoro: si tenga conto che tra chi approda sulle nostre coste ci sono falegnami, imbianchini, ma anche ingegneri, e c'è bisogno di una piattaforma che monitori le competenze e le metta in contatto con Confagricoltura, Coldiretti, Confindustria per avere tassi di inserimento importanti. In Svizzera c'è un modello legato alla Caritas in cui imprese sociali e coop non prendono come in Italia 35 euro a immigrato al giorno e stop ma prendono i soldi in proporzione ai tassi di inserimento nel mondo del lavoro, in particolare premiando chi entro sei mesi fa assumere gli immigrati per almeno tre anni.

Concludiamo con le prospettive
La siccità in molte zone del mondo causerà migrazioni bibliche al cui confronto quelle attuali faranno ridere. Altro punto critico è la mancanza di modelli per calcolare l'impatto sociale, divenuto obbligatorio con la riforma del terzo settore. Come detto, sono più facili da elaborare dove ci sono di mezzo i modelli educativi legati alla didattica o alle prigioni, dove per esempio con la mancata incarcerazione si hanno risparmi economici effettivi e facilmente calcolabili per il Paese. Altra cosa difficile sarà la misurazione del miglioramento della persona a seguito del progetto.
Da poco come Politecnico abbiamo condotto un lavoro sull'abbattimento delle gravidanze indesiderate, in relazione ai tassi di criminalità. Ma ci sono casi, più difficili da gestire , in cui gli effetti si vedono dopo 10, 20 anni. Come Politecnico possediamo diversi moltiplicatori che consentono di calcolare i risparmi di spesa pubblica e i vantaggi per la persona, ma non sono sufficienti. Anche qui c'è molto da fare.

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