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Il software ora è l’anima dell’automobile e la tecnologia diventa più amichevole

Al Ces di Las Vegas da poco concluso ha trionfato il concetto di software defined vehicle e delle funzioni abilitate da app. Bmw anticipa la prossima generazione delle interfaccia utente senza display ma con un parabrezza digitale in realtà aumentata

di Mario Cianflone

Prove a colore di Neue Klasse. Bmw i Vision Dee anticipa stile e proporzioni del primo modello della prossima generazione che sarà lanciata nel 2025. La show car animata da un'intelligenza artificiale cambia colore a piacimento: è rivestita con una pellicola di inchiostro elettronico composta da 240 pannelli. In plancia trionfa il minimalismo digitale: tutte le informazioni sono visualizzate sul parabrezza in realtà aumentata.

3' di lettura

Meno storytelling da fantascienza per fare felici pubblico e analisti, più concretezza in una visione delle tendenze tecnologica in atto che lascia vedere il futuro prossimo dell'auto. E oramai è pleonastico dire «elettrica e connessa». E questo il quadro che emerge dall'appena conclusa edizione 2023 del Ces, il salone della tecnologia dove le improbabili auto volanti che avrebbero da tempo popolato i cieli delle città e la guida autonoma totale e assoluta hanno lasciato spazio a poche, ma interessanti concept car (Bmw i Vision Dee in primis ma anche Peugeot Inception) nonché ad annunci di peso da parte di fornitori e produttori di chip e soluzioni digitali (Qualcomm, Zf, Continental e Harman Samsung).

In plancia trionfa il minimalismo digitale: tutte le informazioni sono visualizzate sul parabrezza in realtà aumentata

Partiamo da un tema dominante: il concetto di “software defined vehicle” ormai consacrato come il paradigma dell'auto 4.0. Ma cosa significa? vuol dire che l'automobile e le sue funzioni sono realizzate e dunque definite dal suo software. un sistema operativo sul quale attivare o meno funzioni attraverso app (magari a pagamento per attivare optional) e questo implica una rivoluzione copernicana nell'hardware automobilistico: un'unica unità centrale, sorta di mainboard, al posto di decine centraline con microprocessori (magari simili) che svolgono un solo compito con spreco di risorse (e in tempi di chip shortage non è più il caso).

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Un'architettura del genere semplifica la rete interna come meno cavi e al loro posto un backbone digitale con la cara e vecchia ethernet. Su questo hardware un software che può gestire tutto dalla batteria agli assistenti alla guida Adas, dall'infotainment fino all'interfaccia utente. E proprio in tema di relazione umano-macchina, la show car Bmw i Vision Dee (dove Dee significa Digital Emotional Experience) è stata la reginetta del Ces di Las Vegas. La livrea della vettura cambia colore digitalmente grazie a un'evoluzione della tecnologia in bianco e nero, sviluppata insieme al partner E Ink, utilizzata per la show car iX Flow del 2022.

Bmw i Vision Dee anticipa stile e proporzioni del primo modello della prossima generazione che sarà lanciata nel 2025. La show car animata da un'intelligenza artificiale cambia colore a piacimento: è rivestita con una pellicola di inchiostro elettronico composta da 240 pannelli

La superficie della carrozzeria di Dee è rivestita da pellicola di carta elettronica suddivisa in 240 segmenti in grado di visualizzare fino a 32 colori. Certamente è scenografica, ma Dee è interessante per altri motivi: sviluppa il concetto di auto che diventa un digital companion, che si relaziona con l'utente esprimendosi in modo visivo o vocale.

Non a caso è stata presentata sul palco insieme al mitico maggiolino Herbie di Disney e alla madre di tutte le auto parlanti e dotati di intelligenza artificiale: K.I.I.T della serie tv Supercar . Dee oltre ad esprimere un concetto di relazione digitale tra utente e vettura, porta al debutto un cambiamento epocale nel layout degli interni. Si sale a bordo (e noi abbiamo avuto questa possibilità) e sorpresa: non ci sono display a profusione sulla plancia a confondere con le loro interfacce simil-tablet da sempre poco adatte a guidare.

A loro posto una plancia pulita, senza neppure il cluster della strumentazione (ma c'è il volante, segno che la guida autonoma non rimpiazza il piacere di guidare). E questo perché l'intero parabrezza diventa uno schermo, estremizzando il concetto dell'hud-up display (Hud) che nel caso di Dee è configurabile a piacere dall'utente tramite l'unico comando in plancia battezzato Mixed Reality Slider, un cursore che infatti permette di avere diverse configurazione di altezza hud alla base del parabrezza, a metà oppure intero per guidare in una realtà aumentata.

Ovvio che il metaverso alla guida è un'esagerazione ma l'idea della casa bavarese è quella di integrare esperienze virtuali e fisiche. Bmw sta dunque studiando un’interfaccia utente priva di display per avere gli occhi sulla strada e abbinare mondo digitale e piacere di guida. Bmw sta cercando di delineare il futuro delle interfacce utente precorrendo i tempi come aveva fatto quasi 25 anni fa con il “manopolone” iDrive poi imitato da tutti. Del resto, Dee anticipa, anche nello stile interno ed esterno, il primo modello (una berlina media corrispondente alla Serie 3 attesa per il 2025) della cosiddetta Neue Klasse composta da vetture elettriche realizzate con un'inedita piattaforma e soluzioni digitali di frontiera.

La casa di Monaco ha anticipato dettagli del prossimo sistema di infotainment, il System 9, che avrà come assistente vocale Amazon Alexa e sarà basato sulla versione open Source di Android. Bmw però non sposa Google Automotive Service e Android Automotive (su licenza come fanno Volvo e Renault) ma sceglie un software libero e non proprietario al fine di ridurre costi e tempi di sviluppo. E anche questa sarà forse la strada che altri costruttori seguiranno nel mondo software definendo veliche, dove l'auto non è uno smartphone ma diventa il più complesso oggetto digitale esistente.

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