INTERVISTA a Oscar Farinetti

Il sogno di Oscar è sostenibile «Start up e lusso nel nuovo store»

Martedì apre i battenti la cattedrale dello shopping a firma del Gruppo Eataly. Sessantasei negozi e un centinaio di partner nel cuore del Lingotto: l'investimento è di 60 milioni

di Filomena Greco

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La sede di Green Pea è realizzata in acciaio e legno riciclato dalle foreste del Bellunese spazzate via dal tornado di due anni fa. Si estende su cinque piani e ospita 66 negozi

Martedì apre i battenti la cattedrale dello shopping a firma del Gruppo Eataly. Sessantasei negozi e un centinaio di partner nel cuore del Lingotto: l'investimento è di 60 milioni


4' di lettura

La bellezza prende il posto del dovere. La sostenibilità diventa ispirazione nella produzione e nel retail. Nasce da queste premesse il sogno, diventato progetto e infine realtà, di Green Pea a Torino. A pochi giorni dall’apertura ufficiale, che dovrà fare i conti con le regole Covid, nei 150mila metri quadri realizzati nel cuore del quartiere Lingotto di Torino sono in corso i lavori di allestimento nei 66 negozi. «Questo “monumento” realizzato in acciaio e legno riciclato dalle foreste del Bellunese spazzate via dal tornado di due anni fa rimette in discussione il concetto di retail» racconta Oscar Farinetti che fa da guida nella visita ai cinque piani di Green Pea. Life, Home, Fashion, Beauty e Otium. Un progetto da 60 milioni di investimento, con un numero di addetti compreso tra 300 e 400.

Accanto ai modelli elettrici e ibridi di Fca c’è il cashmere sostenibile di Cucinelli, l’arredamento, con giovani realtà come Diemme che propone una linea per ufficio tutta realizzata con materiali riciclati o StayGreen, che lavora soltanto il cartone, Riciclantica, Riva 1920 con una linea realizzata con legni antichi riciclati, Roda e la proposta per il giardino, Gervasoni, Tonon, i grandi nomi del design da Artemide a Guzzini, che propone la linea di luci led destinate alla domotica, i vetri riciclati della Fiam. Robe di Kappa ha il suo store al piano dedicato alla moda, accanto a Borbonese che realizza le borse con pelli delle vacche del presidio Slow Food. E poi una start up di Cuneo che realizza magliette con materiale riciclato – Produzione Lenta –, la tintoria biellese Anna Mello Rella che colora i tessuti solo con estratti vegetali, fiori, frutta e verdura, accanto alle creazioni di Herno. Riuso in primo piano, con società come Cingomma, che realizza manufatti con le gomme delle biciclette, e Made in Carcere, la onlus che crea accessori dalle stoffe di scarto nel laboratorio tessile del Carcere di Lecce. La ricerca dei 70 partner è durata cinque anni racconta Oscar Farinetti. «La cosa meravigliosa è che c’è stata una grande contaminazione tra realtà diverse e ognuno dei partner ha lavorato per realizzare una linea dedicata a Green Pea».

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Per la prima volta il Gruppo ha deciso di “brandizzare”, con il marchio Green Pea, linee di prodotti. Dalle proposte per l’igiene personale e della casa realizzati da una rete di aziende bio fino all’arredo, in particolare le cucine, vendute in kit da montare. «Questo – racconta Farinetti – rappresenta una alternativa al mondo Ikea, una linea accessibile che risponde ai criteri di sostenibilità che animano l’intero progetto. Siamo andati a Modena a prendere i materiali da Saviola, che lavora soltanto legno riciclato». Ma al piano dedicato alla casa ci sono anche cucine da sogno, a marchio Valcucine, che arrivano a costare fino a 200mila euro, realizzate rispettando i dettami della sostenibilità, dall’utilizzo delle materie prime fino a vernici, colle ed elettrodomestici. «Credo che sia importante mescolare le proposte di mercato, contaminare il lusso con oggetti più accessibili proponendo un modello sostenibile a tutti» aggiunge Farinetti.

La visione in questo progetto conta tanto quanto la proposta commerciale. Non è un caso che al piano terra ci sia un’area dedicata alla mobilità, all’energia per la casa e alla connettività e al digitale, con il partner Tim, e mille metri quadri di museo per raccontare stili di vita sostenibili. «L’intero edificio – descrive Farinetti – è costruito con materiali riciclati, i pavimenti sono realizzati con vecchi assi di legno recuperato da baite abbandonate o alberi abbattuti, l’energia è autoprodotta grazie a geotermico e pannelli fotovoltaici per l’88% dei consumi, il resto lo acquistiamo da fonti rinnovabili, soprattutto idroelettrico». La stessa acqua piovana dal parcheggio viene raccolta e filtrata e poi riutilizzata per gli scarichi. All’ingresso le margherite fotovoltaiche, che si schiudono di giorno e capaci di produrre 3,5 kWh, o le pale eoliche e i sistemi di riscaldamento dell’acqua. Green Pea è anche uno spazio che accoglie soluzioni innovative come i pavimenti capaci di assorbire l’energia. Con EnelX Green Pea realizzerà in un’area del parcheggio le colonnine di ricarica per le auto elettriche.

Grande attenzione alla casa con la possibilità per gli architetti di affittare singoli spazi dove ospitare i propri clienti e un’area dove si potranno acquistare direttamente i materiali, dai pavimenti alle porte fino a tende, ceramiche e bagni. Nei cinque piani di Green Pea ci sono anche una lavanderia bio «senza schiuma», come descrive Farinetti, e una sartoria. «Spingeremo molto sui capi fatti su misura, per questo abbiamo voluto sperimentare una tecnologia davvero innovativa, Igoodi, una sorta di “navicella” con 120 videocamere che riprendono il cliente e riproducono il suo avatar. Il massimo della tecnologia accanto al massimo delle antiche tradizioni, come piace a me». Al piano Beauty c’è uno spazio dedicato ai libri – ce ne sono 50mila – la ristorazione veloce e ricercata affidata a 100Vini ed Affini e il ristorante stellato di Casa Vicina. A completare la proposta un ultimo piano dedicato all’Otium creativo, un’area che funzionerà come un club privato dedicato al benessere.

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