ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùBREXIT

Il sovranismo universitario di Boris: addio al costoso (e inutile) Erasmus

di Simone Filippetti

default onloading pic


3' di lettura

L’Old College, sotto la collina dove sorge il castello di Edimburgo, è un edificio rotondo che appare chiaramente una copia, in stile tardo tardo-rinascimentale, del Pantheon di Roma: ospita l’Università della capitale scozzese. Sotto il portone di ingresso, quando ancora ci si poteva muovere liberamente, erano transitati migliaia di studenti diretti per sei mesi in qualche università in Europa.

Dal 1° gennaio, non ci saranno più studenti inglesi che partiranno per il Vecchio Continente: non tanto per il fatto che per ora la Gran Bretagna è chiusa per tutti causa Covid (il premier Boris Johnson ha varato il terzo lockdown nazionale). La colpa è della Brexit: uno dei tanti effetti collaterali dell’addio alla Ue, è la fine del programma Erasmus.

Loading...

Un fiume di studenti

L’anno scorso in totale 54mila studenti si sono spostati tra Ue e Uk grazie agli scambi tra le università. Nato negli anni ’90, l’Erasmus, programma che consente di trascorrere un semestre accademico in un’università “gemellata”, ha fatto scambiare centinaia di migliaia di studenti all’interno dell’Unione Europea: dal 2014 era diventato Erasmus+, e offriva agli studenti in trasferta anche la possibilità di fare stage ed esperienze lavorative. Gratis per gli studenti, Erasmus ha un costo: viene finanziato dai fondi Ue che a loro volta sono alimentati dai vari paesi membri (34 nel caso del programma). Nel 2019 Bruxelles aveva stanziato 3,3 miliardi di euro. Il Regno Unito aveva contribuito con 154 milioni: denaro, pagato dai sudditi della Regina che però finiva per lo più agli studenti stranieri che agli inglesi, alimentando polemiche.

Tutti vogliono andare (gratis) in UK

Due anni fa, lo scambio di studenti Erasmus nel Paese è stato di 54mila ragazzi, praticamente un’intera città di provincia. Ma solo 9mila studenti britannici hanno lasciato il Paese per andare a studiare all’estero; 18mila, più del doppio, invece sono gli europei arrivati a studiare in UK. Dal punto di vista nazionale e del contribuente, è l’arma politica dei Brexiter, è uno spreco di risorse. Di quei 154 milioni spesi dal Governo, solo il 7% viene “sfruttato” dalle matricole britanniche per studiare in Europa: i paesi più gettonati erano Francia, Spagna e Germania; Italia non pervenuta. E anche la geografia spiega alcuni dettagli: le prime tre università britanniche per numero di studenti spediti all’estero sono Edinburgo, Glasgow e Warwick, due scozzesi e una del nord dell’Inghilterra. Dal freddo e dalla provincia, gli studenti cercavano scampo alla DolceVita del Sud e al sole del Mediterraneo.

Chi ha bisogno di Erasmus se hai Oxford e Cambridge?

Lo sbilanciamento tra arrivi e partenze è l’effetto della grande attrazione degli atenei britannici. Avendo in casa università come Oxford e Cambridge, tra le prime al mondo, un inglese non sente molto il bisogno di andare a studiare all’estero (non avendo nemmeno il bisogno di imparare la lingua). Anzi è il contrario: sono gli stranieri che smaniano per andare in Gran Bretagna: fa curriculum, dà prestigio e si impara, gratis, l’inglese. La fine dell’Erasmus in Uk, è un grosso smacco per gli studenti Ue. Il rovescio della medaglia, però, è che in quanto paese universitario “di destinazione” più che di partenza, al Regno Unito verrà a mancare una fetta di economia: 33mila stranieri (oltre agli studenti ci sono anche docenti e staff) muovono il Pil, perché devono mangiare, dormire e vestirsi. In più viaggiano (per tornare a casa loro) e fanno shopping. La Gran Bretagna ritiene di essere in grado di fare a meno dell’Erasmus, e dei suoi costi, grazie ad accordi di scambio con singole università, facendo leva sul prestigio di atenei come Oxford, Cambridge o Eton: l’appeal del sistema universitario inglese è tale che anche senza Erasmus gli studenti continueranno a venire. D’altronde già oggi gli europei erano una minoranza negli atenei britannici: il grosso degli studenti, e del giro d’affari, viene dalla Cina e dall’Asia.

Sovranismo universitario

Erasmus ha creato nei decenni centinaia di coppie e famiglie miste internazionali: tantissimi giovani. Per i sostenitori del globalismo e della società multi-culturale, è un grande successo. Ma chi ha votato Brexit vede nel melting pot una perdita di radici e identità, a favore di una società cementata solo dal consumismo globale. Dal 1° gennaio, per la Gran Bretagna, è «studenti e buoi dei paesi tuoi».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti