analisiIl ruolo del premier

Il successo di Draghi destinato a produrre effetti ben oltre il G20

Il premier persegue la dottrina del multilateralismo di cui Angela Merkel è stata per oltre un decennio la principale interprete e che ora Draghi declina secondo le sue peculiarità, puntando sempre ad ottenere un compromesso che abbia un riscontro tangibile e possa essere implementato

di Barbara Fiammeri

(LAPRESSE)

2' di lettura

Mario Draghi ha definito il vertice del G20 appena concluso un “successo”. Al di là dell'accordo de minimis raggiunto a Roma sul clima e ora all'esame di Cop26 o della decisiva intesa sulla rimozione da parte degli Usa dei dazi sull'acciaio e della conferma della Global tax sulle multinazionali, non c'è dubbio che il “successo” sia stato anzitutto il suo. Non solo per il riconoscimento pubblico da parte dei principali leader mondiali verso il premier italiano ma perché Draghi ha confermato (se ancora qualcuno avesse dei dubbi) la sua capacità politica nel gestire situazioni complesse attraverso l'ascolto degli alleati ma soprattutto degli avversari, cercando di capire anche il loro punto di vista e partendo dal presupposto che la soluzione può arrivare solo coinvolgendo e non escludendo.

La dottrina del multilateralismo

Lo ha fatto da banchiere centrale, da premier e da presidente del G20. È quella che viene chiamata dottrina del multilateralismo di cui Angela Merkel è stata per oltre un decennio la principale interprete e che ora Mario Draghi declina secondo quelle che sono le sue peculiarità, puntando sempre ad ottenere un compromesso che abbia un riscontro tangibile e possa essere implementato. Far sì che Cina e Russia così come l'India e la Turchia accettino la soglia del surriscaldamento a +1,5 ° non era scontato.

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Punto di non ritorno

Ovvio che la mancanza di un accordo sulla data della fine delle emissioni rende quell'impegno monco. Usa e Europa puntano a non oltre il 2050, Cina e Russia (ma anche l'India) guardano invece al 2060 ma l'aver indicato «entro o attorno alla metà del secolo» è un primo passo non privo di conseguenze. La Cina produce ancora molto, moltissimo attraverso il carbone e dunque la “transizione” è molto gravosa e costosa. Ma per la prima volta c'è la consapevolezza da parte di tutti, anche dei Paesi più inquinanti, che siamo a un punto di non ritorno.

Effetti destinati a durare

«Abbiamo un'ambizione comune che prima non c'era», ha sintetizzato Draghi. Il Covid certamente ha impartito una lezione. Quella foto simbolica dei leader con i medici e gli infermieri è emblematica e storica così come le risorse messe a disposizione per implementare la campagna vaccinale nelle aree più povere. E certo non è un caso che tra i leader più defilati e con un carnet di incontri bilaterali completamente vuoto ci fosse il presidente del Brasile, il negazionista , Jair Messias Bolsonaro, che l'unico incontro lo avrà il segretario della Lega Matteo Salvini. Draghi nel frattempo è volato a Glascow per partecipare alla Conferenza dell'Onu. Ma gli effetti del successo ottenuto al G20 sono destinati ad andare ben oltre il vertice di Roma così come il suo ruolo dentro e fuori i confini nazionali.

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