settori emergenti

Il successo degli e-Sport porta in campo anche l’avvocato tecnologico

Gli sport virtuali hanno bisogno di legali che uniscano alle competenze giuridiche la capacità di sviluppare business e pubbliche relazioni insieme a un pensiero fuori dagli schemi

di Elena Pasquini

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(Riot Games Inc. via Getty Images)

Gli sport virtuali hanno bisogno di legali che uniscano alle competenze giuridiche la capacità di sviluppare business e pubbliche relazioni insieme a un pensiero fuori dagli schemi


3' di lettura

La differenza è nell’approccio. Gli e-Sport, o gaming competitivo, cercano legali che conoscano il settore specifico, sappiano fare squadra e attivare le analogie con mercati già regolati. Unendo alla competenza la capacità di sviluppare business, pubbliche relazioni (anche istituzionali) e un pensiero fuori dagli schemi. Un settore, quello dei tornei, a squadre e singoli, di videogiochi, giovane e in rapido divenire dove il fulcro è il “dato” e il suo sfruttamento poliedrico ora in forma di software, ora di format, ora di indicatore delle prestazioni.

Il mercato

Questa forma di competizione organizzata rende virtuale lo sport e supera le barriere fisiche e geografiche; affascina gli investitori e attrae squadre di sviluppatori, organizzatori di eventi, broadcaster e brand (anche di sport). In questo ecosistema, «la parola chiave per la consulenza legale è team - afferma Licia Garotti, partner di Gattai, Minoli, Agostinelli & Partners - viste le implicazioni multidisciplinari dei profili legali in campi che vanno dalla protezione della proprietà intellettuale al fiscale, dal diritto commerciale al societario, fino al regolamentare e al diritto del lavoro».

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Proprio un gruppo di associati afferenti a dipartimenti differenti e appassionati di competizioni virtuali ha dato il “la” alla creazione di una nuova practice all’interno dello studio guidata dalla Garotti con il partner Duccio Regoli e il coordinamento di Marco Galli. Un progetto sviluppato lavorando su un caso reale che univa blockchain e gadget, poi sposato dallo studio e dagli oltre venti professionisti che hanno realizzato la pubblicazione A Player’s Journey: eSport e diritto, dal salotto di casa alle arene virtuali. Al suo interno si schematizzano i fattori che rendono appetibile l’industria degli eSport: forti prospettive di crescita, flussi d’incasso diversificati, fan base rappresentata da giovani con potere di acquisto medio-alto.

L’esperienza della crisi sanitaria e l’impennata nelle vendite dei videogiochi non ha fatto altro che velocizzare un trend di sviluppo: già nel Global eSports Market Report 2019 si prospettava per il settore un giro d’affari globale di 1.650 milioni di dollari nel 2021.

L’incertezza giuridica

L’assenza di una regolamentazione organica, complice il dibattito sull’opportunità o meno di inglobare la materia nelle discipline sportive, impatta però sulle azioni di tutela da attivare. Anche in maniera creativa. «Come consulenti contribuiamo alla creazione delle regole per il sistema: aiutiamo i player del mercato nella costruzione del business model relazionandoci con possibili referenti istituzionali - dice Gianluca Cambareri socio di Tonucci & Partners -. Non siamo solo avvocati che negoziano un contratto di sponsorizzazione o d’investimento ma partecipiamo a riunioni di business suggerendo possibili mercati da esplorare, promuovendo contatti con potenziali nuovi investitori o pianificando le migliori soluzioni per sfruttare strategicamente le opportunità del settore in Italia e all’estero».

La difficoltà risiede nel rintracciare gli spazi in cui muoversi e «fornire spunti da una disciplina diversa nell’impostazione di processo e progetto», sottolinea Garotti. Si attende che prosegua il riconoscimento da parte del Coni della Fide (Federazione italiana discipline elettroniche) e l’istituzionalizzazione dell’ampia area e-Sport; nel mentre sono i contratti ad accogliere le procedure tra le parti e a suggerire le regole su etica, forma fisica e comportamenti dei gamer, anche rispetto alla loro esposizione sui social.

L’internazionalità

L’orizzonte è globale. Il settore eSport è molto radicato in Asia e Usa e cresce a un ritmo maggiore a livello europeo rispetto a quanto non faccia l’Italia. I player nostrani tendono a superare i confini nazionali mentre i gamer professionisti, «che hanno spesso una forte componente di entertainment legata allo sport - spiega Paolo Macchi, senior associate nel team Corporate di Withers - possono appartenere a uno stesso team pur dislocati in Paesi diversi».

«I clienti sono eterogenei e ci sono molti aspetti da considerare dal punto di vista legale, a partire dai diritti di proprietà intellettuale che interessano sviluppo e vendita del software, i brevetti, gli eventi collegati (sponsorizzazioni e diritti d’immagine degli atleti) ma anche tutte le licenze per lo sviluppo e la rivendita come anche lo streaming», conclude Macchi. Per entrare in contatto, l’avvocato deve capire la community e i suoi meccanismi, usando lo stesso linguaggio: è utile quindi avere nel team giovani professionisti.

Giro d’affari da 1.650 miliardi di dollari

Il settore delle competizioni virtuali ha forti prospettive di crescita, flussi d’incasso diversificati e una fan base di giovani con potere di acquisto medio-alto. Secondo l’ultimo Global eSports Market Report, il giro d’affari globale arriverà nel 2021 a 1.650 milioni di dollari. Un trend di sviluppo che potrebbe essere velocizzato dall’impatto dell’emergenza sanitaria, durante la quale le vendite di videogiochi sono aumentate

Oggi manca una regolamentazione organica per il settore degli eSport. Si attende che prosegua il riconoscimento da parte del Coni della Fide (Federazione italiana discipline elettroniche) e l’istituzionalizzazione dell’area. Nell’attesa, sono i contratti a regolare le procedure tra le parti e a indicare le norme su etica, forma fisica e comportamenti dei gamer.

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