Editoriali

Il successo del recovery plan passa dalle assunzioni nella pa

E’il momento di ricostruirequelle capacitàtecniche persenella corsaall'outsourcing

di Giovanni Tria

4' di lettura

Mentre viene riscritto il Pnrr al ministero dell'Economia e delle Finanze, con la collaborazione dei vari ministeri competenti, alcuni giorni fa il presidente del Consiglio Draghi e il ministro per la Pubblica Amministrazione Brunetta hanno sottoscritto con i tre sindacati confederali un “Patto per l'innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale”. Si tratta di un patto che impegna i sindacati alla collaborazione per l'azione di riforma della Pa che è centrale all'attuazione complessiva di tutti i piani, programmi e progetti che verranno inclusi nel Pnrr, oltre che esserne una componente.

Ciò vuol dire che finalmente si parte dall’“apriscatole”.

Loading...

Devo a questo punto al lettore una spiegazione. Molti mesi fa, mi si perdoni l’autocitazione, ricordai in questa rubrica una vecchia storiella ironica sugli economisti. La storiella riguarda «il solito naufragio su un’isola deserta di un ingegnere, un chimico e un economista che si trovano affamati davanti a scatolette di carne salvate e quindi si interrogano su come aprirle. Dopo aver ascoltato l’ingegnere e il chimico avanzare le loro proposte sulla base delle loro competenze, l’economista dice: “assumiamo” di avere un apriscatole». La storiella serviva per evidenziare l’abitudine di scrivere norme e decreti, decidere procedure, imporre autorizzazioni, approvare piani, programmi e progetti pubblici o sostegni a investimenti privati, solo “assumendo” di avere l’apriscatole, cioè le risorse umane e materiali con le quali tutto ciò che viene deciso e pianificato diventa attuabile. Quel che è normale in un’impresa privata, cioè attribuire a ogni progetto le risorse umane adeguate, spesso non lo è nell’amministrazione pubblica, dove si assume che avendo quest’ultima un’organizzazione ampia e stabile, o meglio “permanente” con dipendenti essenzialmente a vita, essa debba essere per definizione multitasking. Si presume, di conseguenza, che ci siano sempre le risorse e gli uffici per assolvere a ogni sorta di compiti. Invece così non è, perché sempre di più una parte dell’attività dell’amministrazione pubblica si compone di compiti specifici e mutevoli che riguardano azioni complesse e strettamente interconnesse con il funzionamento delle attività private delle famiglie e delle imprese. Possiamo dire che l’azione privata e pubblica appartengono in misura crescente alla stessa catena produttiva.

Questo problema è destinato a diventare esplosivo in un periodo in cui in Italia dovrà attuarsi, in pochi anni, un gigantesco piano di investimenti pubblici, per di più di tipo innovativo, cioè destinato a cambiare, tramite l’innovazione scientifica e tecnologica, la struttura produttiva del Paese. Questo è lo scopo dichiarato del Next Generation Eu. In metafora, una montagna di scatolette di ogni forma e dimensione per ognuna delle quali serve un “apriscatole” adatto. Ecco perché è stato importante partire subito dall’amministrazione pubblica e coinvolgere i sindacati nell’impresa di cambiare le modalità di costruzione, oltre che il modo di operare, della Pa. Si parte da maggiori risorse ma, da quel che appare dalle linee programmatiche del ministero competente fino a oggi rese note, si dovrebbe cambiare il modo di utilizzarle: favorire l’esodo di chi si sente di uscire a fronte dei nuovi compiti e della necessaria transizione tecnologica anche nel pubblico e ricorso massiccio a nuove assunzioni, possibilmente non generaliste, ma in parte importante specialistiche. In particolare assunzione di giovani, perché l’età media degli occupati nella pubblica amministrazione è alta in modo anomalo a causa del lungo blocco del turnover. Ma assunzione di giovani non perché tali, ma perché portatori di livelli di istruzione e di istruzione tecnico-specialistica nei vari settori (il che non vuol dire solo esperti nelle materie Stem, ma anche in quelle umanistiche). Il fine è l’attrazione di giovani talenti nella Pa. Non è un compito facile, perché significa, ad esempio, rompere con la prassi di assumere prima e decidere dopo la collocazione dei nuovi assunti, ma al contrario individuare i compiti specifici e trovare quindi le competenze specifiche, che peraltro non è detto che servano a vita. Ciò implica l’apertura alla possibilità estesa di assunzioni competitive a tempo.

Il compito di riformare la pubblica amministrazione è “programma vasto”. Per sperimentare il nuovo corso si potrebbe partire, quindi, proprio dalle concrete esigenze di accompagnamento dei programmi del Pnrr nei vari settori, individuando nella catena produttiva di ogni specifico programma e progetto di investimento quei passaggi che attengono alla pubblica amministrazione e controllando se vi siano gli uffici e le risorse umane e materiali per attuare quei passaggi nel modo più rapido, efficiente e rigoroso. Alcuni di questi passaggi possono richiedere impieghi temporanei, e quindi finanziabili nell’ambito del Pnrr, altri possono essere considerati non temporanei. Questo sarebbe il modo migliore, e sperimentale, per ricostituire quella capacità tecnica dentro la pubblica amministrazione che è stata progressivamente distrutta nella corsa, non sempre ben ponderata, all’outsourcing. A volte non serve cambiare le procedure in astratto, ma avere le persone giuste e in quantità adeguata nel posto giusto. Vorrei ricordare che la cosiddetta “paura di firma” non dipende solo da una legislazione penalizzante il sempre possibile errore del dirigente pubblico, errore peraltro più probabile quando si vuole innovare, ma anche dal fatto che l’amministratore che deve apporre la firma non ha più strutture tecniche pubbliche, e quindi neutrali, a cui appoggiare le proprie decisioni su progetti che richiedono complesse valutazioni tecniche. Si dovrebbe ricordare che anche per richiedere all’esterno della Pa un aiuto tecnico è necessario avere una capacità tecnica propria, altrimenti si rischia di essere catturati oppure, appunto, si fugge dalla firma. È paradossale che ci sia una corsa alle task force da parte dei decisori politici a causa di questa carenza, mentre i dirigenti pubblici, che hanno spesso più responsabilità amministrativa, siano di fatto costretti a operare senza adeguato supporto tecnico.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti