Milano

Il successo di una fiera? Slalom tra business e curiosità del visitatore

Parla Nicola Ricciardi, direttore di miart, alla sua seconda edizione in calendario dal 1 al 3 aprile integrerà versione fisica e piattaforma digitale. Le risorse del PNRR sulla città

di Maria Adelaide Marchesoni

(Imagoeconomica)

I punti chiave

7' di lettura

La XX edizione di miart, la seconda diretta da Nicola Ricciardi, torna nel suo consueto appuntamento primaverile (dal 1 al 3 aprile, anteprima VIP 31 marzo, su invito) con 150 gallerie da 21 paesi e punta a rimettere al centro il legame con la città, di nuovo protagonista dentro e fuori il quartiere fieristico.
Alla conferenza stampa di presentazione il 2 marzo a Palazzo Marino era presente il sindaco Sala, che ha elencato i progetti culturali attualmente in fase di sviluppo nel capoluogo lombardo anche grazie al PNRR, dalla Biblioteca Europea di Informazione e Cultura (BEIC) con un investimento di 110 milioni di euro, al Museo della Resistenza italiana (22 milioni di investimento) all'Anfiteatro Verde (3,5 milioni) al Museo del Digitale (6 milioni). Accanto a lui, un ospite d'eccezione, solitamente non presente in questo genere di occasioni, il ministro della Cultura Dario Franceschini, a Milano per la presentazione di Bergamo-Brescia Città della Cultura 2023 avvenuta alle Gallerie d'Italia in mattinata. Il ministro ha sottolineato l'importanza del contemporaneo – in cui Milano ha un ruolo di leadership – in un paese in cui a lungo si è pensato solo alla tutela del patrimonio e, in generale, la rinnovata centralità della cultura grazie al PNRR e all'investimento straordinario di quasi 7 miliardi di euro.

Nicola Ricciardi direttore artistico Miart (Imagoeconomica)

Alla conferenza era presente, naturalmente, l'assessore alla cultura di Milano Tommaso Sacchi e l'ad di Fiera Milano Luca Palermo, che ha annunciato di aver raddoppiato il fondo per gli acquisti di opere d'arte a miart fino a 100mila euro per contribuire alla ripresa. Dal canto suo, il direttore della fiera per l'arte moderna e contemporanea di Milano Nicola Ricciardi ha messo in luce le conferme e le novità. Tra le conferme, le date, che servono a riportare alla normalità, dopo che il Covid ha stravolto i calendari; l'offerta, che spazia dai primi del 900 a oggi; e il rapporto di scambio con la città. Proprio in questo contesto rientrano alcune delle novità di quest'anno, e cioè la commissione da parte della fiera di due progetti in città. Ne abbiamo parlato con Ricciardi, riflettendo con lui anche sul futuro delle fiere.

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L’intervista

Prima della pandemia il modello delle fiere d’arte – secondo alcuni galleristi internazionali – era già in crisi per l’eccessivo numero, simili nell’offerta e troppi eventi collaterali nell’art week. Cosa c’è di sbagliato, cosa salvare nell’attuale format delle fiere?
A dire il vero, dopo la positiva stagione di fiere internazionali dello scorso autunno, sentiamo attorno a noi una gran voglia di tornare a fare e visitare fiere d’arte, sia da parte di galleristi e collezionisti, che da parte di curatori e direttori. Detto questo, sarebbe naif pensare di poter tornare al sistema pre-pandemia. Soprattutto perché le fiere stesse sanno di non essere più indispensabili e imprescindibili. Se nel 2019 quasi il 70% delle gallerie indicava le fiere d’arte come propria principale priorità aziendale, l’anno successivo quella stessa percentuale era scesa sotto al 25% — e ora viaggiamo ancora sotto al 50. Questo significa che tutte le manifestazioni, anche le più importanti o rappresentative, oggi non possono più dare per scontato alcuna partecipazione: dobbiamo ascoltare una ad una le esigenze delle gallerie, modellare l’offerta e le proposte sui loro effettivi bisogni. Personalmente lo ritengo un elemento di novità estremamente interessante e positivo per tutto il settore, perché si traduce in una comunicazione più diretta e una relazione più franca e trasparente. Questo ribilanciamento è senz’altro un aspetto che salverei, perché penso si dimostrerà la chiave per proteggere e tutelare il format stesso.

Quale sarà il futuro delle fiere d’arte?
Crediamo molto nel formato delle fiere d’arte ibride, ovvero in grado di integrare una versione fisica e una piattaforma digitale. È stata la giusta intuizione di Fiera Milano — la società che da sempre organizza miart — e ha ben funzionato nel 2021. Motivo per il quale sarà la strada che percorreremo anche nel 2022 e probabilmente negli anni a venire. Personalmente ritengo che le fiere digital only abbiano dimostrato i loro molti limiti, e che anche in futuro non si possa prescindere dall’esperienza fisica di una fiera. Ma questo non vuol dire accantonare l’online. Anzi, deve essere piuttosto uno stimolo e un incentivo a studiarlo più da vicino, osservarlo in presa diretta, lavorando appunto in parallelo nelle due dimensioni, puntando all’integrazione piuttosto che alla sovrapposizione, come invece è stato fatto in passato.

Cosa rende una fiera d’arte un successo sul fronte commerciale?
La fiera d’arte ideale deve saper creare e offrire quante più opportunità possibili affinché le gallerie partecipanti possano veder ripagata la loro fiducia e il loro investimento: solo così si creano manifestazioni solide, credibili e durature nel tempo. Il punto di partenza è sempre l’engagement dei collezionisti, che sono poi le persone in grado di definire gli esiti di una manifestazione. Per questo motivo siamo molto felici di aver convinto a unirsi a noi come VIP Manager Cristina Raviolo, già VIP Relations di Frieze a Londra. La sua esperienza decennale e internazionale si sta dimostrando fondamentale già in questa prima fase. Ovviamente bisogna poi bilanciare questa cura per gli aspetti di business con la capacità di costruire un progetto stimolante anche per il pubblico generalista. In questo caso l’ingrediente fondamentale è lavorare sulla curiosità del visitatore.

L’arte contemporanea torna a Milano con miart

L’arte contemporanea torna a Milano con miart

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Qual è il ruolo di miart nel panorama delle fiere italiane?
Il nostro tratto distintivo, da sempre, è quello di raccogliere al nostro interno oltre cento anni di storia dell’arte, ospitando gallerie che espongono opere della più stretta contemporaneità assieme a quelle dedicate all’arte del XX secolo, non tralasciando quelle attive nel settore del design da collezione e d’autore. Tutto il team di miart - dai professionisti di Fiera Milano ai curatori Alberto Salvadori, Anna Bergamasco e Attilia Fattori Franchini - lavora assiduamente per far vivere la fiera come una grande mostra collettiva, capace di accogliere opere che vanno da Giacomo Balla e Lucio Fontana a Giulia Cenci e Monica Bonvicini. Sempre cercando di trovare il giusto equilibrio tra passato e futuro.

E a livello europeo dopo l’incursione di artbasel a Parigi? Come si inserisce in un calendario ricco di appuntamenti? Qual è la sua forza?
Dopo l’edizione del 2021, che si era tenuta eccezionalmente a settembre in virtù della situazione sanitaria, siamo stati molto felici di ricollocarci ad aprile, come da tradizione. Lo scorso autunno le fiere si sono susseguite una dopo l’altra a un ritmo incessante. Da un lato è stata la miglior dimostrazione possibile di come il sistema abbia resistito all’urto della pandemia. Ma dall’altro è stato anche logorante, per i galleristi quanto per i collezionisti. È per questo che abbiamo insistito per riposizionare miart nella consueta finestra primaverile, nonostante il poco tempo a disposizione per organizzare la fiera. C’è un gran bisogno di tornare alla normalità anche in termini di calendarizzazione e di ritmo degli impegni. Oltre al “quando”, la nostra forza risiede poi ovviamente nel “dove”, ovvero nella città di Milano e nelle sue istituzioni, pubbliche e private. È un’occasione più unica che rara inaugurare una fiera in concomitanza con gli opening delle più importanti mostre della stagione: dalle personali di Elmgreen & Dragset alla Fondazione Prada e Miriam Cahn alla Fondazione ICA, a quelle dedicate a figure seminali come Artur Zmijewski al PAC e Steve McQueen da Pirelli HangarBicocca, solo per citarne alcune.

Ci racconta “il primo movimento”?
Come abbiamo spesso raccontato, se l’edizione 2021 si riprometteva di “riaccordare gli strumenti” del mercato dell’arte, per noi l’obiettivo di miart 2022 era dare il via a una nuova fase — al primo movimento di una possibile sinfonia. Sarà proprio questo termine, mutuato dalla musica classica ma declinabile in infiniti contesti, a scandire questa edizione della fiera (al pari di come il verso poetico «Dismantling the silence» era servito da guida l’anno scorso). Primo movimento rappresenta non solo l’inizio di una forma musicale in più parti, ma anche un desiderio di accelerazione per un settore che a nostro avviso si sente oggi pronto ad allungare il passo, a compiere un salto in avanti. C’è ovviamente anche un riferimento alla storia dell’arte e alla sua scansione temporale in movimenti che, tra moderno e contemporaneo, si intrecciano, intersecano e influenzano l’un l’altro come i passi di una coppia di ballerini. Questa stessa idea ha poi giocato un ruolo centrale anche nello sviluppo della nuova identità grafica di miart, affidata per la prima volta a Cabinet Milano. Lo studio fondato da Rossana Passalacqua e Francesco Valtolina ha infatti collaborato con la fotografa e coreografa tedesca Isabelle Wenzel, la quale si è fotografata in una serie di azioni e posizioni aerobiche, focalizzando l’attenzione sulle qualità scultoree del corpo.

Quali saranno le novità legate alle iniziative interdisciplinari e il legame con le istituzioni?
Abbiamo declinato l’idea alla base del concetto di primo movimento in una serie di iniziative e collaborazioni con partner e istituzioni appartenenti al mondo della musica, della danza e del teatro. Tra questi mi piace segnalare l’inedito progetto «OutPut», a cura di Davide Giannella: un originale ciclo dedicato alla performance nello spazio pubblico con protagonisti Riccardo Benassi - artista visivo di stanza a Berlino - e Michele Rizzo - coreografo di origine italiana basato ad Amsterdam - realizzato grazie al fondamentale sostegno della Fondazione Marcelo Burlon. O ancora FOG Triennale Milano Performig Art: il festival di arti performative di Triennale Milano che presenta la suggestiva lecture-performance «Dying On stage» del cipriota Christodoulos Panayiotou e l’attesa prima assoluta di Milano, il nuovo lavoro di Romeo Castellucci filmato da Yuri Ancarani.

È prevista una versione online?
Come ho detto prima, Fiera Milano e miart credono nelle fiere d’arte ibride, per cui il digitale avrà un ruolo parallelo ma fondamentale. A tal proposito stiamo proprio in questi giorni apportando alcune significative modifiche alla piattaforma miart digital, che già nel 2021 ha permesso alle gallerie di presentare i propri progetti al pubblico che non poteva essere presente - e offerto contestualmente a chi era in fiera l’opportunità di approfondire i contenuti anche in un secondo momento. Ci saranno interessanti novità, che sarebbe però prematuro svelare oggi.

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