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Il suicidio? Gli studenti de «La Sapienza» chiedono aiuto a Giacomo Leopardi

Il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani dopo gli incidenti stradali. Alla facoltà di lettere dell’Ateneo romano hanno affidato il tema a Leopardi con il dialogo tra Plotino e Porfirio

di Patrizia Maciocchi

Carceri: 59 suicidi in 8 mesi del 2022, 57 in tutto il 2021

3' di lettura

Giacomo Leopardi vittima del bullismo e del body shaming, bisognoso di un affetto e di un’attenzione che non trova in famiglia, alla ricerca di un’indipendenza economica che gli consenta di lasciare un ambiente che lo soffoca. Giacomo Leopardi che punta il dito contro i politici incapaci di prendersi cura delle persone. Il Giovane favoloso sono loro.

Sono i ragazzi della facoltà di lettere che hanno riempito l’aula dove si teneva il seminario dedicato al dialogo tra Plotino e Porfirio intorno al suicidio. Un confronto tra due filosofi, maestro e discepolo, ma soprattutto tra due amici, che esprimono le loro idee sulla scelta di togliersi la vita: Plotino è contrario e vuole salvare Porfirio propenso ad andare verso una morte, che considera razionale e senza controindicazioni. Leopardi gioca entrambi i ruoli, ma lascia l’ultima parola a Plotino per illustrare quella che, tra tanti argomenti filosofici, oggi chiameremmo banalmente la mozione degli affetti. Suicidarsi non si può se si pensa al dolore che proverebbero tutte le persone che ci amano.

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I dati del suicidio tra i giovani

Un botta e risposta tra i due filosofi, al quale è seguito il dibattito con gli studenti su un tema drammatico, cifre alla mano. In Italia ci sono circa 4 mila suicidi l’anno, secondo i dati Istat, il 5% riguarda i giovanissimi sotto i 24 anni. Ed è la seconda causa di morte, dopo gli incidenti stradali, per la fascia compresa tra i 15 e i 29 anni. A togliersi la vita sono soprattutto i maschi, nell’80% dei casi, mentre a chiedere aiuto, e a segnalare il loro malessere sono quasi sempre le donne.

Le ragioni dei ragazzi

Diana 18 anni, matricola del dipartimento, ha un’idea del perchè i ragazzi nascondono i loro problemi «Ancora oggi resiste il mito del maschio che non deve mostrare le sue debolezze. Non deve piangere per il suo sentirsi inadeguato o solo. Non può cercare conforto se si trova brutto». E proprio sulla solitudine sposta l’attenzione Ludovica 22 anni «La solitudine c’è anche quando è “affollata”. Non sempre l’affetto ti raggiunge, compreso quello della famiglia, che troppo spesso non riesci a sentire. Non so dunque se, come dice Plotino, il pensiero del dolore che dai a chi ti vuole bene è un deterrente: il problema è che non ci accorgiamo di questo bene».

Michele 23 anni cita invece i racconti della mamma per parlare di un’altra delle cause del malessere giovanile: il bullismo «Mia madre mi dice che anche ai suoi tempi si subivano i dispetti a scuola, si veniva emarginati o presi in giro per i difetti fisici. Non si chiamava bullismo ma era quello. Ma oggi fa più male - spiega Michele - perché l’insulto non è vis à vis, finisce sulla rete. La vergogna diventa globale: tutti sanno come sei considerato. E non è facile da sopportare». Lara 20 anni ha avuto in famiglia un tentativo di suicidio «Una mia parente ha cercato di uccidersi a 18 anni, si sentiva sola. La scuola non ti aiuta, i social non aggregano, anzi ti isolano se non sei in linea con gli standard, se non segui gli influencer. Sei fuori quando non sei felice come gli altri mostrano di essere» .

Per Caterina 23 anni, che studia a Bologna ma si è collegata al seminario da remoto, l’”influencer” è Leopardi. A lui ha dedicato una pagina Instagram «I giovani disperati sono moltissimi, ma Leopardi ci aiuta a mantenere viva una passione ormai ridotta al lumicino».

L’aiuto del Giovane favoloso

Emilio Russo è il docente di letteratura che ha organizzato il seminario «Giacomo Leopardi è il poeta più amato dagli studenti. Quando fanno domande sui suoi testi in realtà è per sè stessi che cercano delle risposte. Come per Leopardi una ragione del malessere sta nel contatto con il mondo. Ma in lui vedono una tensione verso la vita che va oltre l’infelicità». Il compito di tenere il seminario dedicato al dialogo sul suicidio è stato affidato a Fabiana Cacciapuoti, leopardista autrice di numerose pubblicazioni sul poeta di Recanati, ad iniziare dallo Zibaldone dei pensieri.

«Girando per le scuole percepisco il disagio dei ragazzi. È vero che i giovani si attendono risposte da Leopardi. Nel confronto di oggi tra Plotino e Porfirio la risposta Giacomo la dà, lasciando l’ultima parola a Plotino. La medicina ai mali del mondo, causati anche dall’assenza di cura degli uni verso gli altri, e dall’incapacità della politica di rispondere alle esigenze delle persone, non è la morte come dice Porfirio, ma sono gli affetti. L’invito del maestro-Plotino è dunque a sopportare gli affanni, resi più leggeri dalla forza dell’amicizia». Una conclusione con la quale il giovane favoloso è stato coerente. È stato grande non per la sua malattia ma malgrado questa e la sua infelicità. Non è morto suicida ma per un collasso cordiocircolatorio. A casa di un amico che lo amava.

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