Design e scienza

Il suono dell’innovazione, Caimi apre i laboratori al territorio

Dai casalinghi all'arredo per ufficio e alla ricerca in campo acustico: l'azienda di Nova Milanese inaugura sette spazi di studio sul suono e li mette a disposizione della comunità

di Giovanna Mancini

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Super Nova Lab (OpenLab, 2020)

Dai casalinghi all'arredo per ufficio e alla ricerca in campo acustico: l'azienda di Nova Milanese inaugura sette spazi di studio sul suono e li mette a disposizione della comunità


4' di lettura

Avete mai sentito il rumore che fanno le formiche quando camminano? O avete mai visto (visto, non sentito) come un suono si propaga e si muove nello spazio? O avete mai provato a pensare l’impatto di quel suono sulla vostra psiche e il vostro corpo?

Ora c’è un luogo, nel cuore della Brianza, in cui è possibile fare tutto questo. È uno dei pochi laboratori in Europa dotato di strumenti così sofisticati, o perlomeno che li raccoglie tutti assieme. Ma non si tratta del centro di ricerca avanzata di un ospedale, di un’università o di un istituto scientifico specializzato. No: si tratta di una piccola azienda di Nova Milanese, alle porte di Milano, Caimi Brevetti, 71 anni di storia, 15 milioni di fatturato e una cinquantina di dipendenti.

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MicroMax Lab (OpenLab, 2020)

Se è vero che da cosa nasce cosa, poche realtà meglio di questa riescono a esemplificare la capacità delle aziende italiane di reinventare se stesse, investire nei momenti di maggiore difficoltà e immaginare un modo di fare impresa che abbia come obiettivo non soltanto il profitto, ma anche lo sviluppo del territorio e della comunità in cui si opera. È questa la lezione più importante che Renato, fondatore di Caimi Pentolux nel 1949 assieme al fratello Mario, ha ripetuto ai propri figli (Gianni, Renzo, Franco e Giorgio), entrati in azienda a partire dagli anni Settanta. Fare impresa - e fare design - ha senso solo se lo scopo finale è innovare, creare qualcosa di utile alla società, che prima non esisteva.

La famosa «schiscetta» disegnata dallo stesso Renato (oggi 94enne) nel 1952, un contenitore di alimenti in alluminio, con chiusura ermetica, che ha rivoluzionato le abitudini alimentari degli italiani, consentendo di trasportare e conservare in sicurezza il pasto che all’epoca i lavoratori portavano da casa al proprio ufficio. O i pannelli fonoassorbenti con tecnologia «Snowsound», che hanno permesso di creare prodotti rivoluzionari dal punto di vista acustico ma anche estetico, attivando collaborazioni con i più importanti designer italiani e internazionali, portando all’azienda diversi riconoscimenti, tra cui il Compasso d’Oro (2016) e l’Innovations Design and Engineering Awards del Ces di Las Vegas, la fiera dell’elettronica di consumo che ogni anno presenta alcune tra le più avanzate innovazioni tecnologiche in quest’ambito (2014).

E ora, gli OpenLab: sette avveniristici laboratori dedicati alla ricerca teorica e applicata in ambito tecnologico acustico, ai nuovi materiali e alla prototipazione, entrati in funzione a metà settembre dopo due anni di progettazione e lavori. Una «piccola follia», come la definiscono i quattro fratelli Caimi, che ha richiesto 3 milioni di euro di investimento, due anni di studi tecnici e lavori, 40 chilometri di cavi elettrici e cavi dati e dotazioni tecnologiche di ultimissima generazione. «Prima di dire se sono soddisfatto, aspetto di vedere le fatture», scherza Renato, ma non riesce a nascondere l’orgoglio per quello che i suoi figli sono riusciti a fare.

Dondolino, design Renato Caimi (1958)

Non si tratta infatti solo del risultato tecnologico, che all’azienda consentirà indubbiamente di studiare, migliorare e controllare meglio i propri prodotti, ampliandone anche gli ambiti di possibile applicazione. Certo, spiega Franco, responsabile marketing dell’azienda, inizialmente l’idea di costruire dei laboratori interni all’azienda era nata per motivi industriali. Ma poi «la cosa ci è sfuggita di mano», ammette Giorgio, il più giovane dei fratelli, responsabile progettazione e artefice dei laboratori. Ora l’ambizione è quella di diventare un vero e proprio hub, un punto di riferimento e connessione, per la ricerca nel campo dell’acustica e degli effetti del suono sulla salute e il benessere delle persone, al servizio del territorio. «Abbiamo deciso di destinare fino al 50% del tempo di utilizzo dei laboratori, a titolo gratuito, a tutti i soggetti potenzialmente interessati – spiega Renzo, responsabile amministrativo –: università, istituti di ricerca, ospedali, ma anche musicisti, ingegneri e tecnici del suono. Mettiamo a loro disposizione spazi, infrastrutture e materiali».

Oltre alla volontà di mettere in connessione persone e realtà diverse, aggiunge Franco: «Il nostro sarà anche un lavoro di coordinamento tra esigenze e soluzioni, vorremmo diventare uno snodo di competenze - spiega -. Appena abbiamo compreso le potenzialità di questi laboratori e degli studi che qui si possono fare, ci siamo detti che sarebbe stato egoistico non condividerle. Come trovare un farmaco che cura una malattia grave e tenerlo per sé». L’azienda ha già firmato un accordo di collaborazione con l’Università di Genova e a breve ne arriveranno altri. «È tutto da inventare, anche le infinite possibilità di utilizzo dei laboratori – dice Renzo –. Nel mondo dell’ufficio e della progettazione abbiamo la nostra rete di contatti internazionale, solida e capillare. Ora si tratta di aprirci anche ad altri mondi».

Uno spirito olivettiano che ha segnato tutta la storia di Caimi, come ricorda Gianni, responsabile della logistica: «Il bello del nostro mestiere è fare qualcosa che serva agli altri. Va bene fare buoni prodotti ed è giusto essere attenti al fatturato e ai conti. Ma un’impresa non può vivere solo di questo. Noi siamo nati qui, nella Brianza, e probabilmente solo avremmo potuto fare tutto quello che siamo riusciti a realizzare, grazie ai collaboratori, ai fornitori e alle competenze che solo qui è possibile trovare. Tanto abbiamo ricevuto e tanto, adesso, siamo felici di restituire».

L’altro grande insegnamento che Renato ha trasmesso ai suoi figli (e anche ai sei nipoti, due dei quali sono entrati in azienda proprio quest’anno) è la capacità di fare innovazione, racchiusa nel nome stesso dell’azienda, in quel «Brevetti» che è di per sé un programma industriale sin dagli inizi. Fare innovazione e sapersi ripensare, rispondendo o meglio ancora prevedendo le esigenze della società. Per questo, spiega Renzo, «L’azienda ha sempre investito di più proprio nei momenti di difficoltà: è solo così che si può andare avanti e crescere, quando le crisi poi passano. Perché passano, prima o poi, ed è importante farsi trovare pronti, come ci ha insegnato papà».

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