Vie d’acqua

Il super canale sulla Senna che collegherà Parigi al Nord Europa

Il progetto inserisce l’Ile de France nella rete di Olanda e Belgio: una via d’acqua percorribile da grandi chiatte potrà alleggerire il traffico stradale di 2 milioni di veicoli pesanti l’anno

di Beda Romano

A Parigi la Senna raggiunge i 4,50 m, fermo il traffico fluviale

3' di lettura

Sono iniziati nei giorni scorsi i lavori di uno dei più importanti progetti infrastrutturali europei: il canale Seine-Nord Europe, che dovrebbe vedere la luce entro il 2028. Il corso d’acqua di un centinaio di chilometri deve collegare il bacino della Senna con la rete fluviale del Belgio e dell’Olanda. L’impresa ha risvolti economici e ambientali, e potrebbe anche scombussolare l’attività dei porti sull’Oceano Atlantico e il Mare del Nord.

«Sul fronte dei trasporti su acqua, oggi Parigi è isolata rispetto al baricentro industriale dell’Europa del Nord dove la rete fluviale incentrata sul Reno e la Mosa è attiva da tempo – spiega Mathieu Strale, ricercatore in geografia all’Université Libre de Bruxelles (ULB) –. Il tentativo è proprio inserire la regione dell’Ile de France nella rete dei trasporti su acqua del Benelux».

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LUNGO I FIUMI E SULL'ACQUA

LUNGO I FIUMI E SULL'ACQUA

Un progetto da oltre 5 miliardi di euro (e 107 chilometri)

Il progetto prevede investimenti per 5,1 miliardi di euro, di cui 2,1 miliardi di fondi europei. L’obiettivo è di creare una autostrada fluviale tra Le Havre, Parigi, Liegi e Anversa. Il canale in costruzione, lungo 107 chilometri, deve collegare Compiègnes ad Aubencheul-au-Bac, attraversando quattro dipartimenti francesi. In buona sostanza, l’opera infrastrutturale deve servire a connettere il bacino della Senna con il bacino della Schelda. Prevede sette chiuse e 63 ponti, di cui tre ponti-canale, l’uno dei quali - di 1.330 metri - servirà a oltrepassare la Somme.

Attualmente il bacino della Senna è piuttosto isolato. È collegato alla rete fluviale francese ed europea solo da riviere piccole e canali stretti, al di là del fiume di Parigi che giunge fino al porto di Le Havre. L’obiettivo è quindi liberare il traffico, costruendo una via d’acqua che possa permettere il transito alle chiatte più grandi, quelle lunghe fino a 185 metri, larghe 11, capaci di trasportare fino a 4.400 tonnellate di merci. Il loro impatto è economico, ma anche ambientale.

Una chiatta di queste dimensioni trasporta in un colpo solo quanto 220 camion. La società responsabile della costruzione del canale stima che un’imbarcazione di questo tipo in transito per la via d’acqua ogni mezz’ora equivalga al passaggio sulle strade di un camion di 25 tonnellate ogni cinque secondi. In definitiva, l’obiettivo è eliminare due milioni di veicoli pesanti all’anno dalle vie di comunicazione del Benelux e del Nord della Francia.

La leva della navigazione interna

Qui in Belgio, l’iniziativa è vista con favore. Il porto di Anversa, il secondo in Europa dopo Rotterdam, vuole approfittarne. Spiega il portavoce Lennart Verstappen: «Sosteniamo fortemente l’uso della navigazione interna (…) Data l’importanza per Anversa delle regioni francesi del Nord e di Parigi, speriamo che questo collegamento possa essere realizzato nel prossimo futuro (…) La costruzione del nuovo canale potrebbe dare un impulso significativo ai volumi di chiatte tra queste regioni e Anversa».

Negli anni scorsi, i porti francesi hanno frenato la nascita del canale, preoccupati della forza dei concorrenti del Nord Europa. Solo di recente hanno visto nell’iniziativa nuove opportunità. In una intervista al quotidiano Ouest France, Daniel Havis, prossimo presidente del consiglio di sorveglianza del consorzio Haropa che riunisce i porti di Le Havre, Rouen e Parigi, si è detto ottimista: «Non ha senso essere contro il canale. Sta a noi essere migliori senza aspettare la sua messa in servizio».

In questo senso, Strale, il ricercatore dell’ULB, nota che «la nuova via d’acqua potrebbe facilitare il trasporto di cereali da Parigi verso il Nord o di prodotti chimici da Anversa verso Sud». In un contesto economico cupo, il progetto di canale è l’occasione per sostenere l’economia della regione Hauts de France, un centro industriale, agricolo e logistico che secondo i più ottimisti potrebbe approfittare del rimpatrio di alcune catene di produzione sulla scia della pandemia virale di questi mesi.

Tornando in conclusione alla costruzione del canale, a cui lavoreranno non meno di seimila persone, l’opera non manca di operazioni delicate. In un punto del tragitto, la via d’acqua approfitta del fiume Oise, ma poiché questo è troppo stretto rispetto alle necessità delle chiatte più grandi, il progetto prevede di deviare la corrente della riviera in modo da allargarne il percorso. L’antico alveo del fiume verrà ripianato e risistemato perché diventi un parco.

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