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Il surplus commerciale alle stelle allontana la ripresa del dialogo Cina-Usa

Pechino chiede una ridefinizione delle fasi del negoziato, ma gli squilibri crescono - Boom anche degli investimenti stranieri (+14,9% sul 2020) nel Paese

di Rita Fatiguso

2' di lettura

Pechino chiede a gran voce una ripresa del dialogo commerciale con gli Usa, ma la richiesta deve fare i conti con i dati delle Dogane cinesi che individuano nel 2021 l’anno d’oro dell’interscambio commerciale tra Cina e resto del mondo. Il surplus, specie quello con gli Usa, invece di diminuire è salito a 676 miliardi di dollari grazie alle esportazioni in aumento del 29,9% grazie alla domanda globale legata alla riapertura di molti Paesi post pandemìa. Le importazioni, sempre in base ai dati cinesi, sono cresciute del 30,1%.

Relazione controverse Usa-Cina

La Cina spera che gli Stati Uniti possano consentire più scambi commerciali tra le mille incertezze sugli accordi della “Fase 1” creando le condizioni per espandere la cooperazione commerciale. Gli acquisti cinesi di beni statunitensi negli ultimi due anni non sono stati però all’altezza degli obiettivi dell’accordo commerciale dell’era Trump che puntava soprattutto a ridurre il surplus incentivando l’acquisto di beni americani da parte cinese.

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La Cina è rimasta indietro rispetto al patto commerciale “Fase 1” che puntava ad aumentare gli acquisti di beni statunitensi di 200 miliardi di dollari durante il 2020 e il 2021 rispetto ai livelli del 2017, raggiungendo solo il 60% dell’obiettivo al novembre 2021.

Le cose vanno diversamente: soltanto a dicembre, l’export è salito del 20,9% (poco più delle previsioni), mentre l’import del 19,5% (sotto le attese), generando un surplus di 94,46 miliardi, il più ampio mai registrato su base mensile.

La voragine del surplus

Eppure c’è bisogno di tornare a parlarsi. Huang Ping, console generale cinese a New York, ha dichiarato alla Cina-USA Business Alliance che i legami economici e commerciali sono sempre stati la pietra angolare delle relazioni tra i due Paesi.

“I legami commerciali manterranno intatte le relazioni USA-Cina”, ha detto Nicholas Platt, il diplomatico statunitense di lunga data che ha aiutato a progettare il ripristino dei legami americani con Pechino. Platt accompagnò Richard Nixon nel famoso viaggio presidenziale del 1972 che portò al riconoscimento diplomatico ufficiale della Cina da parte di Washington e poi vi istituì il primo avamposto diplomatico statunitense dal dopoguerra.

Se le persone e le organizzazioni che guidano il commercio prevarranno sull’ideologia politica, che dire dell’altro indicatore - gli investimenti diretti stranieri in Cina - che segnala una forte fiducia degli investitori?

Investimenti esteri superstar

Anche gli afflussi di investimenti diretti hanno raggiunto livelli record nel 2021: in un anno in cui la pandemia ha continuato a devastare l’economia mondiale, gli investitori globali hanno espresso fiducia sugli investimenti in Cina visto che gli investimenti diretti esteri (Ide) nel Paese hanno raggiunto un record alto.

Gli Ide nella Cina continentale, sono aumentati del 14,9% anno su anno fino a un massimo record di 1,15 trilioni di yuan nel 2021, stando al ministero del Commercio.

Del resto, nel 2022, per combattere i tre nemici virus, debito e default Pechino contrattacca con una serie di novità orientate a favorire nel 2022 proprio commercio internazionale e attrazione degli investimenti usando la leva monetaria e fiscale.

Il 31 dicembre lo State Council ha confermato lo spostamento a fine 2023 della temuta tassazione dei benefit degli expat. Così le aziende straniere tirano un sospiro di sollievo sul costo del lavoro in Cina, un driver molto importante nelle decisioni di espansione.




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