IL RIASSETTO DELL’AGENZIA

Il Tar non ferma le Entrate: arrivano le nomine dei nuovi «quadri»

di Marco Mobili e Giovanni Parente


Il manifesto dei commercialisti: maggior equilibrio Fisco-contribuente e semplificazioni

3' di lettura

Il Tar non ferma le Entrate. Nonostante la sentenza che ha rinviato alla Corte costituzionale la norma istitutiva delle nuove posizioni organizzative a elevata responsabilità (Poer) dopo il ricorso del sindacato Dirpubblica ( clicca qui per leggere l’articolo ), l’Agenzia ha deciso di andare avanti. Da quanto risulta, infatti, i funzionari vincitori della selezione interna per i 1.500 posti banditi per queste figure di quadri stanno ricevendo le lettere di incarico. Si tratta, in sostanza, dell’ultimo passaggio che formalizza l’ingresso nel nuovo ruolo. Da oggi 1° giugno (ma concretamente da lunedì 3 giugno) diventa così pienamente operativo il riassetto organizzativo, così come indicato nell’ultimo documento con cui si è completato la revisione a livello centrale (il provvedimento firmato lo scorso 28 maggio dal direttore Antonino Maggiore).

Resta comunque una spada di Damocle sull’avvio del riassetto, che con la creazione delle nuove Poer ha comportato una riduzione del numero delle posizioni da dirigenti. Bisognerà, infatti, attendere la decisione della Corte costituzionale per capire se la revisione complessiva, quindi sia a livello delle articolazioni centrali che a livello territoriale, sarà definitivamente promossa o verrà bocciata. Il Tar Lazio ha chiesto ai giudici costituzionale di valutare se la norma sulla selezione delle Poer prevista dalla legge di Bilancio 2018 non richiedesse in realtà un concorso pubblico e non si configurasse come un tentativo di eludere la sentenza 37/2015 della Corte costituzionale, come sostenuto nel ricorso presentato da Dirpubblica.

Il modello organizzativo

Ad avviso del coordinatore nazionale di Confsal/Unsa agenzie fiscali Valentino Sempreboni «il lavoro dell’Agenzia durato diversi mesi, sullo specifico aspetto dei nuovi assetti organizzativi non è affatto rivolto ad aggirare la sentenza del 2015, bensì ad aggiornare, sulla base delle esperienze operative il modello organizzativo rendendolo moderno e meglio rispondente alle esigenze e necessità funzionali, tra l’altro nel solco degli indirizzi Ocse e Fmi con le loro due diligence del 2016». Ma, continua ancora Sempreboni, «una cosa sono gli obiettivi ed una cosa è il supporto normativo per il raggiungimento degli obiettivi: su questo e su altri temi misuriamo un disallineamento tra esigenze delle agenzie fiscali e quadro di riferimento normativo».

Sempreboni auspica che «il vaglio della Corte costituzionale sia il più sereno possibile ma l’esperienza di questi mesi e tutto quello che “è stato messo in campo”, con tutte le criticità che si sono manifestate, depone a favore di un indirizzo normativo e contrattuale preciso e diverso rispetto alla scelta legislativa esclusiva effettuata a dicembre del 2017». Un’area quadri contrattualizzata sarebbe, invece, «la giusta e corretta cornice di regole su titoli - criteri - modalità di accesso - livelli di responsabilità e retribuzioni, da stabilire a un livello superiore ovvero contratto di primo livello all'Aran, attraverso un confronto negoziale tra parte pubblica e organizzazioni sindacali».

L’altro ricorso al Tar

Il sindacato Unadis, invece, sottolinea che «ancora una volta nell’agenzia delle Entrate viene mortificata la dirigenza, viene creata una nuova classe dirigente già “delegittimata in pectore” e non si riesce a realizzare un quadro chiaro e solido di progressione della carriera dei lavoratori del fisco i quali vengono così privati di alcuni diritti fondamentali ed irrinunciabili». E, nella nota diffusa ieri, Unadis afferma che «sull’operazione che aveva portato al dimezzamento della classe dirigente fiscale, già precarizzata, ed alla creazione di nuove figure surrogatorie questo sindacato della dirigenza aveva fin dall’inizio mostrato fortissime perplessità che erano state anche formalizzate al tavolo sindacale».

Anche questa sigla sindacale ha presentato un ricorso al Tar, ancora in attesa di trattazione nel merito, che ha individuato ulteriori motivi di possibile conflitto con la Costituzione: «Sono stati rinvenuti, dai legali di questa organizzazione, insanabili contrasti, oltre quelli sopra indicati, anche con i principi costituzionali - spiegano sempre da Unadis - in materia di contenuto della legge di Bilancio (articolo 81), tutela del lavoro (articolo 35), diritto alla giusta retribuzione (articolo 36), libertà sindacale (articolo 39), rispetto degli obblighi internazionali (articoli 10, 11, e 117). Di tutte queste ulteriori doglianze non potrà non tenerne conto la Corte costituzionale ora investita del giudizio di legittimità».

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