IL DIBATTITO SULLE POLITICHE ATTIVE

Il tassello dell’integrazione mancata

di Carlo Dell'Aringa


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(ANSA)

2' di lettura

Bene hanno fatto Marco Leonardi e Tommaso Nannicini a ribadire la necessità di ripensare gli strumenti da mettere in campo per meglio ricollocare i lavoratori di aziende in crisi ( Il Sole 24 ore, 25 maggio).

Stando ai risultati di recenti ricerche siamo tra i Paesi che manifestano i più elevati valori di “mismatch” (cioè di inefficiente incontro) tra domanda ed offerta di lavoro. Troppo spesso lavoratori, anche di elevata qualifica, sono intrappolati in aziende senza futuro e la loro mancata ricollocazione dimostra il cattivo funzionamento del mercato del lavoro che le stesse ricerche indicano come una delle possibili cause della stasi della produttività di questo ultimo ventennio.

Che fare? Gli autori propongono interventi di formazione dei lavoratori in esubero e l’utilizzo di assegni di ricollocazione. Non si tiene però conto che strumenti di questo tipo, utilizzati anche in recenti esperienze, hanno sinora dato risultati modesti.

Quando si parla di politiche del lavoro, occorre ricordare che il nostro Paese arranca nelle retrovie quanto ad efficacia delle istituzioni preposte a questo tipo di interventi. E ci si riferisce in particolare alle istituzioni che dovrebbero garantire l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro, senza le quali gli assegni di ricollocazione e gli interventi di formazione, molto spesso sono destinati a raggiungere risultati molto inferiori alle attese.

Il referendum sulla riforma costituzionale prevedeva un passaggio di competenze, in questa materia, dalle Regioni allo Stato. Bocciato il progetto di riforma del Titolo V, siamo ritornati alla casella inziale, come nel gioco dell’oca. E di lì non ci siamo mossi. Con il risultato che l’Anpal (Agenzia Nazionale per le politiche attive) che doveva rappresentare il punto di raccordo delle iniziative regionali, incontra crescenti difficoltà e rischia di rimanere orfana di quella “mission “ fondamentale che il Jobs Act le aveva attribuito.

Non si è ancora elaborato il lutto del 4 dicembre e il rischio è di lasciare tutto come prima, in una situazione caratterizzata da 20 diversi modelli regionali di gestione del mercato del lavoro, privi di un effettivo coordinamento.

Un coordinamento tra le stesse Regioni, tra le Regioni e lo Stato e soprattutto tra le Regioni e l’Inps. Quest’ultimo è il tassello fondamentale per l’integrazione delle politiche passive (la erogazione dei sussidi gestiti dall’Inps) con le politiche attive (gestite dalle Regioni attraverso i Centri per l’impiego).

Serve invece una nuova strategia che Governo e Parlamento devono cercare di mettere in atto, sfruttando anche questo scorcio di legislatura. Le Regioni devono essere chiamate alle loro responsabilità e devono essere chiamate dallo Stato a collaborare di più per far funzionare meglio l’Anpal e garantire quel coordinamento che finora non c’è stato.

Senza una nuova strategia rimarremo anni luce lontani dalla performance raggiunta in questo campo dai nostri partners europei , come Gran Bretagna, Francia e Germania che sono riusciti ad integrare sia le politiche passive con quelle attive ( con notevoli risparmi di spesa in materia di ammortizzatori) sia il ruolo dell'operatore pubblico con quello delle agenzie private.

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