gli incentivi ai ciak

Tax, si gira: l’Italia spinge grandi film e tv con bonus per 1,2 miliardi

Per il tax credit di cinema e tv introdotto nel 2007 la manovra di fine anno lo ha rifinanziato con 75 milioni di euro per consentire di evadere le richieste

di Eugenio Bruno e Antonello Cherchi


«No time to die», il trailer ufficiale

3' di lettura

Ciak, si gira. Per il tax credit di cinema e tv introdotto nel 2007 dalla legge 244 si preannunciano nuove puntate: la manovra di fine anno lo ha rifinanziato con 75 milioni di euro per consentire di evadere le richieste, sempre più numerose, arrivate nel 2019; a febbraio è atteso il nuovo regolamento sulla distribuzione delle risorse; nei giorni scorsi il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, ne ha annunciato l’estensione ai videoclip.

Novità in arrivo mentre il bilancio degli ultimi anni del bonus rivolto alle produzioni di piccolo e grande schermo, nonché al sostegno della programmazione e della ristrutturazione dei cinema, parla di quasi 1,2 miliardi di risorse distribuite. Con una crescita dell’ammontare del credito d’imposta riconosciuto. Segno dell’aumento delle domande, che non sempre si riesce ad accogliere per i limiti al budget.

GLI AIUTI AL PICCOLO E GRANDE SCHERMO

La crescita
La parte del leone la fanno le agevolazioni assegnate al cinema, sia le produzioni italiane sia quelle straniere che vengono a girare nel nostro Paese. In particolare, nel periodo preso in considerazione (2013-2019) la quota maggiore di risorse è stata assorbita dalle pellicole nostrane, alle quali sono state riconosciute agevolazioni fiscali per 355 milioni di euro. Se, però, si guarda all’ultimo anno, la crescita maggiore è stata fatta registrare dalle produzioni straniere, che nel 2019 hanno ottenuto crediti d’imposta per 97 milioni di euro, contro gli 86 del 2018.

Ad averli utilizzati è stato anche No time to die, l’ultimo 007 girato a Matera e in alcune località di Gravina in Puglia e che uscirà nelle sale ad aprile. Un ulteriore spot per far conoscere nel mondo i luoghi del Belpaese meno battuti dai flussi turistici. Non è, tuttavia, l’unico beneficio che i ciak stranieri realizzati in Italia producono.

Le novità in arrivo
Bastano questi numeri a spiegare come il tax credit sia diventato uno strumento centrale per il cinema italiano e non solo. Una conferma ulteriore arriva da Gian Marco Committeri, socio dello studio Alonzo Committeri & Partner e della società di consulenza specializzata Smart Consulting, che era consulente ministeriale quando l’incentivo è stato introdotto: «Il tax credit - spiega - è una misura di sostegno assolutamente efficiente, caratterizzata da automatismo e semplicità procedurale e, come tale, da subito apprezzata dagli operatori del settore».

In questo scenario si inserisce il restyling del credito d’imposta che sta per arrivare con un regolamento del Mibact atteso entra metà febbraio. Tre i filoni principali dell’intervento. Visto l’aumento delle domande e la difficoltà del plafond a esaudire tutti i desiderata, nonostante l’aumento delle risorse, il Mibact sta pensando di ridurre la base imponibile su cui calcolare il tax credit, limitando le spese eleggibili e inserendo dei tetti per opera. Una scelta che potrebbe ridurre l’ammontare complessivo del credito d’imposta effettivamente spettante per ciascuna produzione.

IL BELPAESE COME LOCATION

Contemporaneamente, per tenere sotto controllo maggiormente la spesa, al ministero ragionano sulla possibilità che le richieste preliminari siano presentate dai produttori solo dopo aver realizzato una percentuale di giorni di ripresa consecutivi ed effettivi. Così facendo, se è vero che da un lato si ridurrebbero le false partenze (o presunte tali) finalizzate solo a ottenere il tax credit prima degli altri, dall’altro - secondo Committeri - si sposterebbe «di molto in avanti il momento a partire dal quale il produttore potrà iniziare ad utilizzare il credito, determinando, in molte situazioni, uno stress finanziario per le piccole società».

Allo studio c’è, però, anche la creazione di una “finestra” unica annuale di 8-9 mesi per la presentazione delle domande, che verrebbe chiusa in anticipo una volta esaurite le risorse.

Le opere finanziabili
Novità all’orizzonte anche sulle voci finanziabili. Una l’ha annunciata lo stesso Franceschini citando i videoclip. Un’altra è emersa dai tavoli ministeriali e riguarda le opere di formazione e ricerca (prodotti di sperimentazione, cortometraggi). Senza dimenticare una ridefinizione dell’opera cinematografica, che passerà inevitabilmente per una revisione del decreto sui casi di esclusione dai benefici fiscali nelle ipotesi in cui l’uscita nelle sale non rispecchi condizioni specifiche (per esempio, il formato o la lunghezza). Un atto necessario in un momento in cui sul mercato dell’audiovisivo si stanno per affacciare altri grandi player capaci di cambiare ancora una volta i rapporti di forza sul campo.

Per approfondire:
Tax credit: ogni euro investito ne genera altri tre sul Pil
Video / «No time to die», il trailer ufficiale

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...