La cultura si rimette in moto

Il tax credit traina il cinema. Ora si attendono gli spettatori

Nel 2021 crescono le richieste delle produzioni nazionali (+267%) e gli investimenti stranieri (+167%), mentre segnano ancora il passo i ricavi al botteghino (-70%)

di Eugenio Bruno e Antonello Cherchi

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4' di lettura

Ottima salute: è la diagnosi che si può fare del cinema, sia quello nostrano sia quello internazionale, se si guarda all’andamento del tax credit. Le richieste del credito d’imposta - con l’aliquota aumentata l’anno scorso dal 30 al 40% per sostenere il settore colpito dal Covid - sono più che triplicate. E le previsioni per il 2022 fanno ben sperare. Anche per questo il ministero della Cultura sta lavorando a un decreto in dirittura d’arrivo per rimodulare il meccanismo e sta valutando se in quella sede introdurre aggiustamenti per renderlo più efficace e blindarlo contro eventuali usi distorti.

L’esplosione del tax credit non significa, tuttavia, che le persone stiano tornando in massa al cinema. La ripresa al botteghino è più faticosa, stretta tra le misure anti-contagio, la paura del virus e la forte concorrenza delle serie televisive e delle piattaforme che portano i film direttamente a casa oppure dopo un brevissimo passaggio nelle sale.

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LA DOMANDA
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LA PRODUZIONE AUDIOVISIVA NAZIONALE
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Il balzo del tax credit

Il 2021 ha segnato un forte aumento della richiesta del credito d’imposta alle produzioni, sia quelle nazionali sia quelle straniere. Sul primo versante si è passati dalle 233 opere che nel 2019 avevano chiesto di accedere al tax credit alle 855 di quest’anno (+267%), con il 2020 che aveva comunque fatto registrare un passo in avanti con 271 film candidati a beneficiare dell’agevolazione.

Un’accelerazione che può essere letta anche dal versante delle imprese cinematografiche in lista per usufruire del beneficio fiscale: nel 2019 erano 227 e quest’anno sono diventate 565. Va ricordato che una produzione può candidare più opere all’accesso al credito. Numeri che, se tradotti in euro, ci dicono che gli investimenti delle aziende nazionali dell’audiovisivo in attesa dello sconto fiscale sulle spese di produzione sono balzati dai 413 milioni del 2019 ai 1.631 del 2021 (+294%).

Discorso analogo per i film stranieri girati (anche) in Italia: gli investimenti delle produzioni realizzate nel 2019 erano di quasi 82 milioni, mentre quest’anno sono superiori ai 219 milioni (+167%). Inclusi alcuni “pesi massimi” che hanno scelto il nostro Paese per una parte delle riprese: da Mission Impossible 7, con un budget italiano di 20 milioni, a Red Notice (8 milioni ma la previsione iniziale era di 70, ndr) all’imminente House of Gucci (60 milioni) nelle sale dal 16 dicembre. A loro volta, le proiezioni per il 2022 stimano investimenti per 559 milioni, con un tax credit complessivo che sfiorerà i 246 milioni.

Il fermento che anima in questo momento le produzioni cinematografiche, e più in generale quelle dell’audiovisivo, ha positive ricadute sull’occupazione. Come segnalano gli addetti del settore, tutte le maestranze sono impegnate: l’offerta non riesce a star dietro alla domanda. Le figure che lavorano attorno a un set iniziano a scarseggiare e si dovrebbero studiare nuovi percorsi di formazione professionale.

Credito con più certezze

Questo dinamismo apre scenari che possono, però, rivelarsi problematici. Di fronte a una crescita simile c’è la necessità di avere un sistema che impedisca comportamenti elusivi e a allo stesso tempo snellire le procedure delle domande per dare certezza alle imprese sul riconoscimento del credito.

Riguardo alla prima questione, Nicola Borrelli, responsabile della direzione generale cinema e audiovisivo del ministero della Cultura, spiega che «l’obiettivo è di avere un sistema più efficace. Al momento non abbiamo evidenze di un uso distorto del credito d’imposta. Considerato, però, l’aumento delle richieste e delle imprese che si fanno avanti, dobbiamo disporre di meccanismi che sgombrino il campo da qualsiasi zona grigia».

L’incisività dei controlli va di pari passo con l’urgenza di dare alle produzioni, in particolare quelle straniere, risposte immediate sulle loro richieste di accesso al credito. «La leva fiscale - spiega Gian Marco Committeri, socio dello studio Alonzo Committeri & Partners - è un forte incentivo, che rende il nostro Paese attrattivo grazie anche all’unicità delle location, al clima e alla qualità delle maestranze. Questa formula non è, però, magica: quello che è stato messo in piedi in questi anni, si rischia di vanificarlo in poco tempo. C’è un problema di procedure: le prime domande di tax credit sono arrivate a luglio, ma ancora non c’è alcuna attestazione di riconoscimento provvisorio del beneficio. Senza, non si può istruire la pratica».

«Alle produzioni straniere - gli fa eco Federico Giuseppini, managing director e partner di Smart consulting - va data certezza di accesso al credito in tempi ragionevoli, altrimenti la volta successiva non verranno».

Incassi ancora al palo

Se dai produttori ci spostiamo agli esercenti il quadro è meno roseo. Al box office la ripresa non c’è ancora. Sempre sul 2019 il confronto è impietoso: «Stiamo chiudendo l’anno con il 70-72% di incassi in meno», sottolinea Mario Lorini. Nel ricordare che anche grazie ai sostegni ormai il 90% delle sale ha riaperto, il presidente dell’Anec individua un «cambio di abitudine» da parte dello spettatore da investigare meglio. Specie considerando che «tutto il mondo perderà il 49% degli incassi al botteghino rispetto al 2019».

Il nodo cruciale è il rapporto con lo streaming. Da qui la sua richiesta di un ritorno a «regole serie»: serve «una finestra con un tempo giusto di distanza tra l’uscita in sala e l’arrivo in piattaforma». Basterebbero anche 90 giorni. Oltre a un credito d’imposta robusto, campagne di comunicazione ad hoc e progetti con le scuole. Perché «il cinema è anche socialità e condivisione e solo la sala le può assicurare». Lo dimostra Harry Potter: tornato sul grande schermo per il ventennale il primo episodio della saga (La pietra filosofale) ha incassato 380mila euro solo l’8 dicembre.

Le tappe e i numeri

26 aprile 2021: la riapertura

Si ritorna in sala
Dopo il lockdown le sale cinematografiche riaprono.
All’inizio sono solo 100 ora circa il 90% ha ripreso l’attività

11 ottobre 2021: la capienza sale al 100%

In zona bianca
Dall’11 ottobre i cinema ritornano, in zona bianca, al 100% della capienza.
Ingresso consentito solo con il green pass

6 dicembre 2021: arriva il super green pass

Fino al 15 gennaio
Dal 6 dicembre scorso per entrare al cinema non basta più il solo green pass,
ma occorre quello rafforzato

-70%: incassi in rosso

Al botteghino
Gli esercenti delle sale cinematografiche stimano per il 2021 il 70-72% di incassi
in meno rispetto al 2019

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