corte d’appello

Il telefono cellulare può causare il tumore. Sentenza del tribunale di Torino

L'estate scorsa un rapporto curato da Istituto Superiore di Sanità, Arpa Piemonte, Enea e Cnr-Irea non aveva dato conferme all'aumento di neoplasie legato all'uso del cellulare ma i periti criticano nettamente la ricerca

di Francesca Cerati

"L'uso del cellulare può causare tumori alla testa"

L'estate scorsa un rapporto curato da Istituto Superiore di Sanità, Arpa Piemonte, Enea e Cnr-Irea non aveva dato conferme all'aumento di neoplasie legato all'uso del cellulare ma i periti criticano nettamente la ricerca


3' di lettura

L'uso prolungato del telefono cellulare può causare tumori alla testa. Lo sostiene la Corte d’Appello di Torino che, martedì 14 gennaio, ha confermato la sentenza di primo grado del Tribunale di Ivrea, emessa nel 2017, sul caso sollevato da un dipendente Telecom Italia colpito da neurinoma del nervo acustico.

Il pronunciamento riapre il dibattito, ma l’estate scorsa un rapporto curato da Istituto Superiore di Sanità, Arpa Piemonte, Enea e Cnr-Irea non ha dato conferme all'aumento di neoplasie legato all'uso del cellulare.

L'uso dei cellulari prolungato non aumenta rischio tumori

In precedenza, però, altri rapporti erano giunti a determinazioni di tenore opposto: nel 2011 alcuni ricercatori dell’Organizzazione mondiale della Sanità erano giunti alla conclusione che un uso prolungato e scorretto potrebbe far insorgere tumori.

Le perizie tecniche hanno fornito “solidi elementi per affermare un ruolo causale tra l'esposizione dell'appellato alle radiofrequenze da telefono cellulare e la malattia insorta”. È quanto scrivono i giudici della Corte d'Appello di Torino nella sentenza sul caso di Roberto Romeo, ex dipendente Telecom Italia che, dopo aver trascorso 15 anni facendo frequenti telefonate di lavoro con il cellulare vicino all'orecchio, ha scoperto di essere affetto da neurinoma del nervo acustico, un tumore alla testa benigno ma invalidante.

La sentenza ha confermato quella di primo grado del Tribunale di Ivrea del 2017 che aveva condannato l'Inail a corrispondere a Romeo, assistito dallo studio legale Ambrosio&Commodo di Torino, una rendita vitalizia da malattia professionale. Le nuove consulenze tecniche richieste dai giudici rivelano come “i campi elettromagnetici ad alta frequenza” siano “cancerogeni possibili per l'uomo”, anche sulla base di uno studio dell'Agenzia internazionale dell'Organizzazione mondiale della sanità.

Ma c’è di più. I periti incaricati dai giudici di Torino criticano la ricerca pubblicata lo scorso anno dall'Istituto Superiore di Sanità (Iss): “usa in modo inappropriato i dati sull'andamento dell'incidenza dei tumori cerebrali e non tiene conto dei recenti studi sperimentali”, scrivono nella relazione.

La Corte d'Appello ha valutato i risultati di perizie tecniche eseguite da una specialista in medicina legale e uno in medicina del lavoro, dirigente medico del Servizio Sovrazonale di Edipemiologia Asl To3.

Quindi da un lato c’è la giurisprudenza che arriva a una sentenza ben precisa, dall’altro c’è la scienza che resta ancora divisa con prove scientifiche contraddittorie.

La ricerca in questo campo è infatti tutt’altro che semplice, e spesso gli studi condotti vengono messi in discussione perchè utilizzano metodologie di misurazione non coerenti alla realtà.

Come ha ricordato Devra Davis, che ha fondato e diretto il Center for Environmental Oncology, il primo nel suo genere al mondo, e attualmente ricopre il ruolo di presidente dell’Environmental Health Trust (organizzazione senza scopo di lucro che pone l'attenzione sulle minacce alla salute causate dall'uomo), “alcuni metodi di misurazione sono datati 1996, quando un gallone di benzina (oltre 3,5 litri) costava 1,25 dollari e un telefono cellulare addirittura duemila dollari, pari agli ordierni tremila.

Quindi il cellulare era un gadget per pochi e per telefonate che avevano una durata media di 6 minuti, visti i costi di connessione telefonica ...” Situazione enormemente diversa dall’attuale e che fanno diventare gli studi condotti negli anni passati carta straccia, visto che sono stati condotti sui topi e con tecnologie obsolete.

In attesa che la comunità scientifica trovi la “pistola fumante” che collega i telefoni cellulari al cancro, o viceversa smentisca in maniera chiara questa correlazione, vale la pena mettere in pratica le regole che ormai conosciamo, ma che è bene ribadire per limitare l’esposizione alle radiazioni e alle frequenze dei nostri dispositivi mobili:

mantenere quanto più distanza possibile dalle fonti di radiazioni (quindi evitare di tenere lo smartphone una tasca, ad esempio);

è preferibile utilizzare le cuffie o il vivavoce per ridurre drasticamente l'esposizione alle radiazioni ;

non dormire con il cellulare sotto il cuscino, la vicinanza del telefono cellulare al corpo è inversamente correlata alla dose a cui sono esposti i nostri tessuti e organi

limitare l'esposizione dei bambini ai dispositivi mobili

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