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Il telemarketing selvaggio continua. Registro delle opposizioni: frenata sull’apertura a cellulari e numeri fissi

Le perplessità del Consiglio di Stato sul decreto del ministero dello Sviluppo economico che allarga il raggio di protezione contro le telefonate pubblicitarie

di Antonello Cherchi

Telemarketing, arriva la stretta contro le chiamate moleste

Le perplessità del Consiglio di Stato sul decreto del ministero dello Sviluppo economico che allarga il raggio di protezione contro le telefonate pubblicitarie


2' di lettura

L’allargamento del registro delle opposizioni, nato per difenderci dal telemarketing selvaggio, ai numeri telefonici fissi non contenuti negli elenchi pubblici e a quelli dei cellulari dovrà attendere.

Il Consiglio di Stato, al quale è stato sottoposto per il parere il decreto messo a punto dal ministero dello Sviluppo economico, ha sollevato più di una perplessità. A non convincere i giudici amministrativi sono state alcune soluzioni adottate per rispondere a criticità della normativa rilevate dallo stesso ministero nella relazione illustrativa al provvedimento.

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I punti critici
Inserimento delle numerazioni fisse, validità dei consensi all’uso delle numerazioni telefoniche, modalità di iscrizione nel registro delle opposizioni, procedure di tutela dell’utente nel caso di cessione del numero ad altro operatore, tempistica di consultazione del registro da parte degli operatori. Sono i punti principali su cui la sezione consultiva sugli atti normativi del Consiglio di Stato (parere 731/2020) ha avuto da ridire.

Numeri fissi e cellulari
Il decreto prende spunto dalla legge n. 5 del 2018, che ha esteso lo schermo contro le telefonate commerciali alle numerazioni fisse non contenute negli elenchi pubblici e quelle dei telefonini. Al momento, infatti, nel registro delle opposizioni si possono iscrivere solo i numeri contenuti negli elenchi pubblici ei relativi indirizzi di casa o di ufficio, così che ci possa proteggere anche dai messaggi pubblicitari infilati nella cassetta delle lettere.

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Il parere del Consiglio di Stato

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Norme contraddittorie
Il problema, come rilevato dal ministero dello Sviluppo economico nella relazione illustrativa al decreto, nasce in primo luogo da un coordinamento approssimativo tra la legge n. 5/2018 e il Dpr 178 del 2010, che ha fatto debuttare il registro, nonché da contraddizioni tra alcune norme della stessa legge n. 5. Questo ha costretto - sostiene il ministero - a mettere a punto un decreto che in diversi punti sembra allontanarsi dal dettato della legge n. 5. Il Consiglio di Stato ha, però, chiesto spiegazioni perché non convinto di tale tesi.

Via libera rimandato
Si prenda la questione dell’ingresso di default nel registro di tutti i numeri fissi: per il ministero ciò sembrerebbe in contrasto con la disposizione che lascia alla scelta di ciascun utente se entrare nell’elenco. Dunque, nel decreto non si parla di allargamento automatico ai numeri fissi. E il Consiglio di Stato ha chiesto spiegazioni. Oppure, il problema delle modalità di iscrizione al registro: il decreto le limita a due (via web o per telefono), mentre la legge 5 parla anche di e-mail e posta raccomandata. Perché - chiedono i giudici - escluderle? Il ministero deve rispondere e il via libera al decreto è, dunque, rimandato.

Per approfondire:

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