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Il tempo passato davanti allo schermo cambia fisicamente il cervello dei bambini

Uno studio pubblicato su Jama Pediatrics avverte: alfabetizzazione e abilità linguistiche dei bambini soffrono in seguito all’uso dei device e le risonanze magnetiche del loro cervello sostengono i risultati

di Francesca Cerati


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2' di lettura

Il tempo passato davanti agli schermi modifica letteralmente il cervello dei bambini. Lo ha scoperto uno studio pubblicato da Jama Pediatrics basato sulle risonanze cerebrali, che ha messo in relazione le modifiche anche ad una perdita di capacità cognitive.

Lo studio
I ricercatori del Cincinnati Children’s Hospital hanno sottoposto 47 bambini e bambine tra 3 e 5 anni a un test per valutare le capacità cognitive, mentre ai genitori è stato fatto compilare un questionario sulle ore passate davanti allo schermo e sui contenuti guardati, da cui è scaturito un punteggio. Le risposte sono state valutate rispetto a una serie di linee guida fornite dall’American Academy of Pediatrics.

Cambiamenti cerebrali
La risonanza magnetica al cervello ha poi rivelato che i bambini che hanno trascorso più tempo davanti agli schermi avevano quella che gli autori chiamano «integrità della sostanza bianca» inferiore.
La materia bianca può essere considerata la rete di comunicazione interna del cervello, cioè quella che garantisce il corretto passaggio delle informazioni fra le varie zone. L’integrità della struttura - quanto sono ben organizzate le fibre nervose e quanto è ben sviluppata la guaina mielinica - è associata alla funzione cognitiva e si sviluppa man mano che i bambini imparano la lingua. «Alti punteggi nel questionario sono associati significativamente a un linguaggio meno espressivo, una minore abilità di dare il nome rapidamente agli oggetti e a più basse capacità di scrittura - scrivono gli autori -. All’aumentare del punteggio è risultata associata anche una minore integrità della sostanza bianca, in tratti che coinvolgono le funzioni del linguaggio e dell'alfabetizzazione».

È un piccolo studio, ma anche grande
Questo è l’ultimo di una serie di allarmi lanciati dagli esperti sui pericoli dovuti agli schermi, soprattutto sui ragazzi, a cui si è unito ad esempio anche Sean Parker, uno dei fondatori di Facebook. Dallo studio, precisa l’autore principale John Hutton, non emerge un tempo minimo sicuro. «È difficile dire quale siano l’età minima o il tempo più indicato - ha detto al Mit Technology Review -. Il mio motto è “screen free” fino ai tre anni, questo almeno fa sì che i bambini arrivino all'asilo con una solida base nel mondo reale».

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