trasporti marittimi

Il terminal di Taranto nel mirino dei turchi di Yilport Holding

di Domenico Palmiotti

(© Danilo Donadoni)

3' di lettura

Il porto di Taranto e il terminal container tornano al centro dell'interesse dei grandi operatori dopo l'abbandono di Evergreen. Con una domanda presentata all'Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, si è fatta avanti la compagnia turca Yilport Holding A.S.. Nella graduatoria internazionale dei terminalisti, si colloca al tredicesimo posto per volumi di attività ed é controllata per intero da Yildirim Holding A.S.. Inoltre Yilport Holding A.S. è proprietaria del 24 per cento di Cma Cgm, terzo vettore marittimo mondiale per il traffico container. Cma Cgm ha già utilizzato in passato il porto di Taranto.
Rispetto alle altre proposte di utilizzo del molo polisettoriale - dedicato al terminal container - che puntavano solo ad una parte sia dell'infrastruttura che dell'area retrostante, Yilport Holding A.S. si caratterizza per due novità importanti: è un operatore specializzato e con un profilo affermato e chiede di utilizzare l'intero compendio del molo polisettoriale, eccetto la quinta calata e le aree retrostanti, ma anche le attrezzature già esistenti sulla banchina. Si tratta delle gru di varia tipologia che ha usato Evergreen sin quando è stata operativa e che poi l'Autorità portuale ha acquisito. Yilport Holding A.S. vuole usare il porto per sviluppare traffici commerciali e logistica, movimentazione di container, merce varia e ro-ro. Si tratta dei rimorchi che, carichi di merce, viaggiano a bordo delle navi senza motrice. Quest'ultima li accoglie al porto di sbarco per proseguire poi il tragitto.
Rispetto alla gestione Evergreen, avvenuta attraverso la partecipata Taranto container terminal messa in liquidazione a giugno 2015, Yilport Holding A.S. prende in consegna un'infrastruttura totalmente rinnovata e ammodernata. Grazie a lavori finanziati dal Contratto istituzionale di sviluppo, la banchina è stata avanzata e riqualificata. I lavori hanno interessato due tranche, ciascuna da 600 metri. La prima ultimata a luglio 2016, la seconda ad agosto 2017, ma il collaudo degli interi 1200 metri é avvenuto solo la scorsa estate. Taranto, inoltre, è una delle due Zone economiche speciali previste per la Puglia e quella ionica coinvolgerà anche parte della Basilicata.
Andata via Evergreen perchè lamentava grossi ritardi nell'adeguamento del porto, Taranto è rimasta fuori dal giro dei grandi vettori marittimi. Il traffico container si è così azzerato e il porto ha accusato anche il colpo derivante dal rallentamento produttivo dell'Ilva, tra i grandi utilizzatori dell'infrastruttura. Per l'uso del molo polisettoriale si erano fatte avanti realtà di dimensioni più piccole. Una, il consorzio Ulisse, fu tempo fa scartata perchè, dopo una prima fase, si erano defilati i grossi operatori inizialmente coinvolti. Altre quattro proposte sono pervenute in tempi più recenti. Si tratta di Southgate Europa terminal consorzio, South marine gate, Taras terminal e Taranto multipurpose terminal. Dopo un'istruttoria iniziale, per queste società domani doveva esserci, da parte dell'Autorità portuale, l'avvio della procedura di dialogo competitivo volta a migliorare la loro offerta e consentire così alla stessa Autorità di procedere alla selezione finale. Adesso queste quattro domande sono messe in stand by nel senso che la procedura viene sospesa per concentrarsi sull'istruttoria che riguarda il nuovo vettore turco. Nei mesi scorsi Governo e Authority hanno effettuato una promozione ad ampio raggio del porto di Taranto, interessato da una gamma di investimenti infrastrutturali finalizzati a migliorarne la competitività complessiva. L'ultima missione è dei giorni scorsi a Dubai insieme alla Regione Puglia.
Al rilancio del molo polisettoriale è legata anche la rioccupazione del personale di Taranto container terminal. Circa 500 addetti collocati prima in cassa integrazione, poi in mobilità, e adesso in carico alla nuova Agenzia per il lavoro portuale costituita con legge allo scopo di rioccupare in nuove attività il personale disoccupato degli scali di Taranto e Gioia Tauro.

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