i conti dell’istituto

Il tesoretto nascosto del Credito sportivo

di Marco Bellinazzo

(13705)

4' di lettura

L’ultimo accordo in ordine di tempo è stato sottoscritto dall’Istituto per il Credito sportivo la scorsa settimana con la Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa (Ceb). La struttura europea che ha sede a Parigi ed è partecipata da 41 paesi del Vecchio Continente ha riconosciuto all’Ics, oggi presieduto da Andrea Abodi, un finanziamento a tassi iper-agevolati pari a 150 milioni con durata ventennale per sostenere iniziative degli enti locali sul fronte dell’impiantistica sportiva, anche in ambito scolastico.

«Per il Credito sportivo si tratta di una grande opportunità – ha spiegato Abodi – perché contiamo di spendere al meglio queste risorse e dimostrare che una banca pubblica può utilizzare i finanziamenti in modo efficace. Credo che già alla fine del 2019 chiederemo di attivare nuove linee di finanziamento agevolato. Questo ci consentirà peraltro di aggiunge una nuova fonte di approvvigionamento alle due a cui normalmente ricorriamo, vale a dire la Cassa Depositi e Prestiti e la Banca centrale europea». Sul fronte internazionale arriva anche l’apprezzamento della Development Bank of Japan, secondo cui l’Istituto per il Credito sportivo è un modello esemplare di funzionamento: siamo pronti anche a valutare investimenti infrastrutturali in italia».

Loading...

L’intesa con la Ceb è la conferma di una ritrovata centralità del Credito sportivo, dopo un commissariamento record durato dal 1° gennaio 2012 al 28 febbraio 2018. Lo scorso 12 ottobre la Banca d’Italia ha approvato il bilancio dell’amministrazione straordinaria dando atto ai commissari, Paolo D’Alessio (ora Dg della banca) e Marcello Clarich (che ha coadiuvato la riforma dello Statuto nel 2014) di una positiva gestione nel corso della quale sono stati migliorati tutti i fondamentali patrimoniali ed economici. Il Tier1 capital ratio, ad esempio, al 28 febbraio 2018 è salito dall’85 al 102,8 per cento. Un livello invidiabile per il panorama creditizio non solo italiano (la media del sistema tricolore è del 10-15%). E proprio ieri è emerso, come rivelato da Radiocor, che il Tribunale di Siena ha condannato Mps a restituire i dividendi percepiti in eccesso dal Credito sportivo tra il 2010 e il 2015. La Banca di Rocca Salimbeni è stata quindi condannata a restituire 8,43 milioni oltre a 523mila euro di interessi legali.

Secondo i documenti che Il Sole 24 Ore ha potuto consultare, fra il 2011 e il 28 febbraio 2018 il totale dell’attivo dell’Ics (oggi controllato all’80% dal ministero dell’Economia, con partecipazioni rilevanti di Coni Servizi al 6,7% e della Cdp al 2,2%) è aumentato di 830 milioni (41,4%), attestandosi a quota 2,83 miliardi. Un terzo dell’attivo è costituito da titoli di Stato, un altro 35% è rappresentato da “mutui a rischio contenuto in bonis” erogati per oltre la metà ad enti locali, per il 10% al Coni e alle Federazioni e per il 27% a imprese private. Il 18% dell’attivo è concentrato invece su “mutui a rischio standard in bonis”, mentre i mutui “deteriorati netti” coprono poco meno del 7% dell’attivo.

Il patrimonio netto sempre nel periodo 2011-2018 è aumentato del 22% (da 774 a 946 milioni). I fondi propri del Credito sportivo ammontano a 899 milioni (+7,6% rispetto alla fase pre-commissariamento). Nel dettaglio, l’attivo fruttifero si compone di due asset class: crediti verso la clientela (pari a 1.697 milioni) e un portafoglio titoli (per un valore di 994 milioni).

Lo stock crediti verso la clientela risulta in fase di crescita dal 2016 dopo la fase di delevereging cui è stato sottoposto anche il Credito sportivo nell’ottica di ricanalizzare i prestiti verso controparti a rischio contenuto. Una conversione progressiva che ha contribuito a far crescere la redditività rispetto ai livelli antecedenti al commissariamento e nonostante il peso delle rettifiche sui prestiti. I crediti deteriorati lordi ammontano al termine della fase commissariale a 315 milioni, con un coverage ratio del 38,8 per cento.

L’utile di esercizio complessivo ottenuto durante l’amministrazione straordinaria è stato di 105,8 milioni. Sono state staccate cedole a titolo di dividendo per 47,6 milioni. Quella di pertinenza dell’Economia (38 milioni) è destinata per legge al Fondo speciale per i contributi in conto interessi. D’altro canto l’Ics ha versato all’Erario una “cedola fiscale” di 63,4 milioni. Annualizzati i profitti dell’Ics sono stati pari a 17,2 milioni contro i 14,2 dell’ultimo esercizio ordinario chiuso al 31 dicembre 2011. Il margine di intermediazione è salito nello stesso arco temporale del 37%, da 49 a 67 milioni all’anno.

L’Istituto ha impostato progetti di credito agevolato “a tasso zero” per incentivare i Comuni a riqualificare l’impiantistica sportiva. Dal 2015 al 2017 sono stati finanziati 1332 interventi per un importo di 334 milioni (anche il “budget” 2019 prevederà questo livello minimo di erogazioni) soprattutto per la messa in sicurezza, l’efficientamento energetico e l’abbattimento barriere architettoniche di vecchie strutture.

Altro braccio operativo dell’Ics è stato il Fondo di Garanzia previsto dalla finanziaria del 2003 - e attivato solo nel 2015 - per rendere possibili investimenti privati nel settore dello sport privi in partenza delle garanzie sufficienti. A febbraio 2018 il Fondo ha rilasciato 71 garanzie per 26,8 milioni (si tratta di garanzie sino a 2,5 milioni e fino all’80% del finanziamento, per mutui di durata massima ventennale). Nel corso del 2018 il trend sta accelerando, soprattutto in favore del settore No profit e dei concessionari di impianti sportivi pubblici. Molti degli interventi dell’Istituto hanno riguardato gli stadi. Ad esempio l’Ics ha sostenuto: la realizzazione del Dacia Arena di Udine; dello stadio Benito Stirpe di Frosinone (terminato 2016); assieme a UBI Banca l’acquisto dello stadio Atleti Azzurri d’Italia di Bergamo da parte dell’Atalanta (i lavori di ristrutturazione dovrebbero terminare per l’avvio della stagione 2020/21). L’Ics sempre in tema di infrastrutture calcistiche ha sostenuto diversi acquisti e/o ristrutturazioni di centri tecnici, fra questi: Bogliasco (Sampdoria), Casteldebole (Bologna), Zingonia (Atalanta), Continassa J Medical (Juventus) e Bottagisio (Chievo Verona).

L’Istituto esce dunque rafforzato dalla amministrazione straordinaria. Un risultato che serve anche ad allontanare (per ora) le voci dei mesi scorsi relative a una restituzione straordinaria di una quota del patrimonio al Mef (400 milioni) ovvero all’accorpamento con la Cdp.

LA FOTOGRAFIA DELL’ISTITUTO PER IL CREDITO SPORTIVO

LA FOTOGRAFIA DELL’ISTITUTO PER IL CREDITO SPORTIVO
Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti