RICONVERSIONE

Il tesoro dei capannoni dismessi: in Veneto valgono 4 miliardi

di Barbara Ganz


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Lo stabilimento ex Pagnossin a Treviso ora recuperato da Zanardo Logistica

4' di lettura

Novantaduemila capannoni industriali in Veneto, 32mila solo fra Padova e Treviso; sono sparsi su 5.679 aree produttive per oltre 41mila ettari di terreno, e molti - il 12% del totale (11mila) - sono dismessi e inutilizzati. Un patrimonio bloccato - vale circa 4 miliardi - da rivitalizzare tramite recupero, riconversione o demolizione, «una parola che non è più un’eresia - sottolinea Maria Cristina Piovesana, presidente vicario di Assindustria VenetoCentro che rappresenta 3.300 aziende delle due province, presentando il progetto Capannoni On/Off.

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«Alla base ci sono almeno due elementi: in primo luogo la consapevolezza della fine di un ciclo economico, partito dal dopoguerra e proseguito fino al 2008, che ha portato l’economia del NordEst ai vertici e ha visto un processo di industrializzazione molto spinto su questi territori - spiega Piovesana -. Non rinneghiamo 60 anni di sviluppo e di crescita, ma siamo consapevoli che questo ha avuto un prezzo in termini di uso e talvolta di abuso di un territorio che va ricucito e risanato. Non solo: il cambiamento radicale di economia ha trasformato modelli produttivi e fabbisogni delle imprese: sia per tecnologie che per capitale umano ci sono nuove esigenze funzionali, infrastrutturali, logistiche, ambientali, sismiche, perfino estetiche».

Una rivoluzione che mette fuorigioco parte di quei capannoni abbandonati o dismessi, totalmente inadeguati ai fabbisogni dell’industria 4.0, a volte inseriti in zone agricole o nei centri cittadini. La sfida di trasformare aree produttive e immobili figli dell’economia pre-crisi da costo ambientale, sociale ed economico a patrimonio mette insieme pubblico e privato: oltre alle imprese ci sono le istituzioni partner dell’iniziativa, le Province di Padova e di Treviso, le Camere di Commercio di Treviso-Belluno e di Padova e il Consorzio Bim Piave. “Capannoni OnOff” inizia da una grande opera di ricognizione, conoscenza di aree ed edifici produttivi presenti nel territorio, con le caratteristiche, lo stato, i sottoservizi, le infrastrutture: si tratta di censire circa 32mila capannoni (il 34,8% del Veneto) raccogliendo, omogeneizzando e mettendo a fattor comune le banche dati di enti (Comuni, Province), catasto e anche fornitori di utilities e altri soggetti (come Anas, gestori di reti/infrastrutture come Telecom, Enel, la stessa Google Maps) per creare un unico database condiviso e accessibile, di facile lettura, attraverso un portale internet dedicato.

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Dalla cartografia alla geolocalizzazione i dati, sempre aggiornati, potranno essere cercati immettendo diversi parametri (ad esempio la vicinanza a una strada, le fognature, la banda larga) per la ricerca online. Saranno disponibili per enti e amministrazioni pubbliche, progettisti e imprese, che si tratti della multinazionale che ricerca un’area adatta in cui insediarsi (o da riqualificare) o della Pmi che voglia ampliarsi. La previsione è di arrivare a regime entro l’inizio del 2020 attraverso diverse fasi: ricognizione delle aree produttive, individuazione dei singoli edifici e dei lotti liberi con costruzione della banca dati, elaborazione dell’atlante telematico, che sarà poi costantemente aggiornato. Un modo, anche, per mettere in rete gli imprenditori che operano in una stessa area per elaborare possibili collaborazioni su progetti e servizi comuni (infrastrutture, mense, asili), perché aree produttive di qualità possano attrarre nuovi investimenti e insediamenti produttivi e lavoro.

«Non è solo un censimento anagrafico e una mappatura del territorio, ma un archivio di dati interconnessi che “interrogati” ci permetteranno di definire nuove strategie in un’ottica, possiamo dire, di economia circolare. Si tratta, infatti, di reinserire in un circuito virtuoso gli edifici che hanno reso competitivo il nostro territorio, per renderlo ancora competitivo nei nuovi modelli economici», dice Mario Pozza, presidente della Camera di Commercio di Treviso-Belluno e di Unioncamere Veneto. «Non dimentichiamo che le industrie sono strettamente intrecciate ai cicli di vita del territorio in cui sorgono. Ciò rende queste aree e strutture ancora più importanti e assolutamente meritevoli di poter vivere una “seconda vita”, ancor meglio se al servizio di quello stesso territorio» aggiunge Antonio Santocono, presidente della Camera di Commercio di Padova. Centrale è la collaborazione fra pubblico e privato, sottolineano Stefano Marcon (presidente Provincia di Treviso) e Fabio Bui (Padova). In prima linea c’è la professionalistà di tecnici e funzionari comunali formati negli anni, ribadisce Luciano Fregonese, presidente di Bim Piave, che la definisce una sfida «complessa e di assoluta innovazione» per chi già gestisce con una piattaforma condivisa i dati di oltre 100 Comuni veneti.E per Massimo Finco, presidente di Assindustria VenetoCentro, «questa regione ha tutte le caratteristiche per ambire a essere un modello di rigenerazione, recupero e riuso del territorio e dei capannoni, dismessi o inutilizzati». Per questo , oltre all’atlante, si guarda alle misure necessarie a renderlo efficace: a cominciare da una azione di lobby che Piovesana definisce «trasparente, condivisa e coerente» per promuovere normative che favoriscano cambi di destinazione d’uso, o rendano più semplice la mobilità orizzontale del volumi attraverso lo strumento dei crediti edilizi. Un processo che richiederà risorse pubbliche, con un ruolo anche per la finanza destinata a sostenere gli investimenti dei privati.

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